Tempesta perfetta a Piazza Affari (-10,56%)!
Pressoché azzerato il progresso da inizio anno nella settimana che passerà alla storia per la devastazione di valore, paragonabile, in parte, a marzo 2020. Qualcosa si è rotto, o più precisamente, non ha mai funzionato veramente con equilibrio e buon senso, tipico della psicologia umana di esagerare in un verso e nell’altro, esaltazione e avidità contrapposti a disperazione e rassegnazione. Non è un disastro, per ora si è tornati in area 34.500 di MIB40 anche se, a dire il vero, in maniera precipitosa, un ridimensionamento delle quotazioni improvviso, non proprio cogliendo di sorpresa gli istituzionali. Che Trump facesse sul serio lo “sceriffo delle tariffe” non era un segreto, che ci fosse una sopravvalutazione delle magnifiche 8 anche, ma la reazione scomposta dei corsi azionari è stata da tipico panic selling.

Con ogni probabilità è scattato il fenomeno “margin call” la famigerata chiamata a margine da parte degli intermediari e anche stavolta a provocare questa bagarre sono stati i market maker. Infatti, nella giornata di venerdì dopo la dichiarazione della Cina di risposta con i contro-dazi, gli spread delle opzioni, su cui ruota la speculazione del sistema finanziario globale, hanno cominciato ad allargarsi, proseguendo e accentuando per il resto della giornata, alimentando così il panico, fino al capitombolo generalizzato. Quello che ora preoccupa è l’apertura di lunedì, potrebbe esserci un sostegno programmato, facilitato da qualche dichiarazione distensiva nella giornata di domenica, oppure niente di tutto questo, lasciando liberi i mercati di continuare la debacle, senza liquidità che li sostenga.
Unici titoli che si sono salvati sono stati quelli relativi alle utilities che effettivamente hanno retto il colpo, tra cui merita attenzione Enel che chiude la settimana in negativo di un confortante -1,53%. Tra i titoli maggiormente colpiti dalle vendite, tanti titoli bancari, mediamente del -18% di cui Unicredit la più incisiva del MIB40 che archivia la peggiore performance di sempre a -17,55%. In questa tempesta perfetta, probabilmente non ancora al suo termine, beneficia l’asset obbligazionario in proiezione di una riduzione maggiore del taglio dei tassi e dell’effetto “fly to quality”, in altre parole, la liquidità fuoriuscita dall’azionario confluisce nell’asset di qualità, il “porto sicuro” obbligazionario. Precipita il petrolio che si schianta fino in area 61$ in virtù dell’aspettativa di recessione, leggasi calo dei consumi, storna dai massimi storici l’oro verso i 3.000$ mentre regge bene il Bitcoin che si mantiene sopra gli 82.000$. Concludendo, se l’intenzione di Trump è quella di distruggere valore, demolendo i mercati finanziari, per far abbassare i tassi e indebolire il Dollaro, potremmo essere solo all’inizio, mentre se la sua vera intenzione è quella di costringere gli altri Stati a negoziare gli scambi commerciali con riduzioni di dazi in cambio di Treasury Bond Matusalem, allora la partita potrebbe essere comunque incisiva, ma più breve.
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