Taglio tassi doppio e massimi storici di SP500

 

Imbarazzante! Questo è l’aggettivo che meglio sintetizza quanto successo in settimana, il paradosso che il taglio doppio avvenga in concomitanza dei massimi storici dell’indice più importante al mondo, l’SP500 e ancor più eclatante il massimo storico del Dax che rappresenta il contrario della ormai ex locomotiva economica più importante d’Europa, in evidente affanno. Ma è ancor più paradossale la corsa dei giornalai media center a giustificare, sempre dopo ovviamente, il perchè ed il percome la Fed abbia agito sulla base di ragionamenti che non collimano con la linea adottata fino a questa decisione inattesa, cioè il mantra “data-depending”, un vero fulmine a ciel sereno. Piuttosto, è evidente che l’ingerenza politica ha avuto il sopravvento sulle decisioni di Powell, in funzione di un endorsement del futuro presidente, agevolando sfacciatamente l’attuale partito democratico in carica. Quindi tutti contenti che la barca va, e finchè va, lasciala andare, tanto prima o poi la polvere sotto il tappeto sarà troppa e gli eccessi difficili da smaltire, in particolare i debiti pubblici e privati ingigantiti per dimensioni e tassi applicati.

Due anni fa gli stessi che prospettavano recessione in stile ’29 oggi parlano di futuro tutto sommato non preoccupante, viene da pensare che sono affidabili come qualsiasi scappato di galera e non valga la pena perderci tempo o attenzione a ciò che dicono. Il MIB40 si mantiene ordinatamente in area 33.700 e il consuntivo settimanale positivo del +0,58% salva capra e cavoli, nonostante si evidenzino marcate differenze tra i titoli a maggiore capitalizzazione: tra i peggiori, la scia di ribassi continua per Moncler (-6%) Campari (-5%) Stm (-3%) mentre tra i migliori Saipem (+8,6%) Prysmian (+6%) e Unicredit (+3%) senza dimenticare Generali assicurazioni che con passo elefantiaco supera i massimi relativi fino a prezzare 25,87 euro in chiusura.

L’asset obbligazionario viene respinto dai massimi relativi in occasione dell’ufficialità delle Banche Centrali, segnando i minimi di periodo dei rendimenti, probabilmente l’unico coerente insieme all’oro che supera i 2.600$ diventando a pieno titolo il miglior asset dell’anno. L’Euro si rafforza ulteriormente contro il $ americano intorno a 1,12 che diventano nuovi massimi relativi da un paio d’anni a questa parte. Il Bitcoin mantiene il ritmo del recupero in atto, raggiungendo area 63.500$ cioè a conti fatti quasi un 30% dai minimi di agosto. Smentite finora tutte le teorie cicliche, stagionali, grafiche e tecniche di proiezioni dei mercati, non c’è regola che tenga testa alla volubilità dei mercati finanziari. Il rush finale che condurrà alle elezioni presidenziali di inizio novembre sarà da osservare con grande curiosità, ma il meglio del “cinema” sarà postumo. 

 

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