21 Settembre 2024 Certificati

La vignetta richiama l’attenzione sulle protezioni, basta una barriera al 50%, un fixed o un airbag per avere una diga che regga a qualsiasi ribasso?

Ascolto sempre con piacere i live di PierPaolo Scandurra (non quelli sponsorizzati dagli Emittenti) quando è libero di esprimere liberamente i propri giudizi e proprio ieri, nel webinar sugli switch su Stellantis ed Stm, ha parlato di switch da prodotti Fixed con Airbag che venivano promossi in emissione come prodotti da pensionato, da tenere sino a scadenza perché sino a -70% l’analisi di scenario era positiva, ma le cose sono cambiate e se puoi sostituire un prodotto con un prodotto migliore devi anche saper accettare di chiudere un’operazione in perdita ed accettare che a fronte di un -40% del sottostante il certificato ha perso solo il 10% (e anche meno se consideriamo le cedole nel frattempo incassate), per cui comunque ha fatto il suo dovere di proteggerti, anche se solo parzialmente.

E nella risposta ad una domanda ha sottolineato quanto vado dicendo da tempo, ossia quando il rendimento è alto i prezzi tengono decisamente meglio, vedasi questo prodotto su Renault, codice Isin DE000VD7VJZ8 con scadenza dicembre 2025, a 18 mesi e con trigger autocall che scende dell’1% al mese (titolo a -21% e certificato a 96.3 in bid con 3 cedole dell’1,61% pagate), per cui anche meno protetto dei 3 che vedremo in questo articolo più avanti, che godono di una scadenza a un solo anno e un autocall che scende del 5% al mese.

Per sopravvivere sui mercati occorre avere l’intelligenza di

  • Capire quando cambia la rischiosità di un prodotto
  • Evitare le mode e/o saperne riconoscere pregi e difetti
  • Riconoscere gli specchietti per le allodole
  • Saper misurare la resilienza di un prodotto, che non si misura dalle barriere profonde e dalla scadenza lontana, ma dalla sua struttura e dalla scadenza vicina

Per spiegare il primo punto mi basta citare i certificati softcallable, mi hanno preso in giro perché inizialmente li ho sconsigliati per poi cavalcarli alla grande (anche oltre il 50% dei certificati che avevo nei portafogli modello era di questa categoria).

Anche oggi li sconsiglio, proprio perché si dà in mano all’Emittente l’arma di tenere i tuoi soldi tutto il tempo che vuole.

Io li ho consigliati solo quando ne era cambiata la rischiosità e si potevano comprare intorno a 1000 pur avendo i sottostanti a +50% da strike, di fatto “sembrava” di comprare un’obbligazione dell’Emittente ma ad un rendimento del doppio o triplo ed avevi il grande vantaggio di poter uscire per tempo in caso di grosse discese di un sottostante.

Ed infatti, ai primi ribassi ne sono uscito indenne, sul CH1248689510 (955 in bid) e il CH1261320126  (935 in bid only) mi è bastato che Stellantis andasse vicina a strike (neanche sotto) per eliminarli mentre ancora c’era gente che ne decantava le caratteristiche e pensava di essere furba perché finalmente poteva comprarli sotto a 1000; io li ho eliminati perché il rendimento era basso al confronto di analoghe strutture che stavano nascendo ed un softcallable deve offrire un rendimento aggiuntivo e non un rendimento inferiore alle altre strutture esistenti sul mercato.

Per spiegare il secondo punto mi basta citare i certificati fast, divertenti quando ti vanno a rimborso subito e prendi un bel 2% in un mese, ci si prende gusto e si compra ogni mese a strike sempre più alti per poi lasciarci in un colpo solo tutto quanto guadagnato, ovviamente lasciando correre la performance negativa pur di non riconoscere l’errore.

L’ingordigia è un gran brutto difetto, soprattutto quando si investe il denaro, e gli Emittenti sono lì ad approfittarne proponendoti strutture come gli allcoupon, vedasi il NLBNPIT245Z3 che oggi vale 78.36 in bid, che nella migliore delle ipotesi offriva meno del 20% (in caso di autocall) ma a bassissima probabilità di realizzo e rendimenti a scadenza di molto inferiori (10%) ad un normalissimo phoenix, per cui se le cose vanno male e si allontana la probabilità di autocall, questi prodotti scendono molto più velocemente (ma nessuno te lo ha detto prima).

Eclatante questo prodotto, sempre di BnpParibas, codice isin NLBNPIT20037 che per un misero 1.02% mese, (ma dopo un anno poteva darti l’illusione o la speranza di pagarti un 25% in più in caso di autocall) oggi rischia di non pagarti più la cedola ed infatti vale 60,13 in bid.

Solitamente le mode nascono per il passaparola degli ignoranti che ne decantano le performance, perché, memori degli ultimi successi, ne vedono solo le caratteristiche positive ed il rendimento in caso di autocall, ma come è scritto da più parti “l’avidità è una cattiva consigliera

Per spiegare il terzo punto mi basta citare il IT0006764663, uno dei peggiori fast degli ultimi mesi, arrivato ad offrire il 3% in un mese partendo addirittura con l’autocall a -97% per renderla “altamente probabile”, il classico specchietto per le allodole, con un rendimento a scadenza di poco superiore all’1% al mese

Tanto per dare un’idea dei rendimenti che giravano su Stm, il giorno dopo è uscito il DE000VD986N4 con strike addirittura peggiore di Stm ma con l’airbag ed un rendimento dell’1,6% mese.

La cosa grave è che chi proponeva il IT0006764663, addirittura organizzando un webinar con l’Emittente, non ne ha spiegato i rischi, perché una cosa è dire che, se fallisce l’autocall, diventa un normale phoenix, e una cosa è dire “se fallisce l’autocall rende molto meno di un equivalente prodotto sul mercato per cui può perdere molto di più (non a caso vale 837 in bid)”, ma questa frase è anticommerciale per cui non è stata detta e non poteva certo essere detta in presenza dell’Emittente, ed è il motivo per cui non faccio webinar con gli Emittenti, visto che a me piace dire quello che penso e ai miei lettori/ascoltatori piace sentire quello che penso.

Per spiegare il quarto punto vengo al tema del giorno evidenziando 3 prodotti con strutture molto belle e scadenza vicina (un anno).  Uno su titoli tedeschi, uno su titoli francesi ed uno con un misto di titoli.

I codici ISIN sono questi e se clicchi sul codice vedi la scheda prodotto sul sito dell’Emittente:

DE000VC34V22

DE000VC34VW6

DE000VC315J5

Questo per dire che il mio giudizio non cade sui sottostanti, più o meno volatili, sull’Emittente (è sempre Vontobel, Emittente bancario, oggi in assoluto il migliore come prezzi e market making) sulle barriere (tutte al 55%), ma solo e unicamente sulla struttura.

Le quattro dighe di protezione sono:

  • l’alto flusso cedolare che ne sostiene il prezzo
  • la barriera al 55% con un solo anno di dividendi è molto meglio di una barriera 50% a due anni o 40% a 3 anni
  • la scadenza di un solo anno
  • l’autocall che scende del 5% al mese già dal secondo mese

La struttura prevede l’autocall già dal primo mese ma posta al 100% e considerato i titoli decorrelati ed il mese statisticamente poco favorevole alla borsa, la vedo dura che possa rimborsare subito, per cui do quasi certe almeno due cedole.

Ma se dovesse un titolo perdere più del 5% (probabile visto le arie che tirano) dal mese successivo avrò il trigger autocall che scende del 5% al mese, per cui a dicembre sarà già al 90% e a febbraio all’80%, mentre con un normale e ottimo fast che parte dal 95% e poi scende dell’1% al mese avrò l’autocall a dicembre al 93% e a febbraio al 91%.

Il motivo per cui non ho preso in considerazione questo ottimo prodotto di Bnp Paribas, codice Isin NLBNPIT284Y5 è perché non mi fido dell’Emittente (è quasi certo che andrà in bid only non appena si placheranno gli acquisti, ed il prezzo bid ne risentirà parecchio un po’ come ha fatto NLBNPIT25H57) e preferisco rinunciare ad un 1,7% in un mese perché se non va in autocall subito di sicuro ci sarà qualcosa che non mi piacerà, del resto quest’anno ho preso solo i migliori prodotti di Bnp Paribas (vedasi il XS2348128401 appena rimborsato), ma ce ne fosse uno che non sia andato in bid only, ora non ne ho più e ne sono ben contento perché in caso di mercati cedenti vi assicuro che è meglio evitare di prendersi anche questa rogna da gestire, magari me li compro per me visto che il denaro per uscire in fretta lo trovo sempre, ma evito di pubblicarlo in una chat gratuita, perché comprare è sempre facile quando c’è il LP in bid e ask, venderlo è un pò più problematico se il bid è ribassato di 3 – 4 punti e di pirla in acquisto a 3 punti sopra il bid ce ne sono pochi.

Per cui la mia decisione sarà di prendere tutti e tre i prodotti con scadenza 12 mesi nel servizio liquidità e poi darmi delle regole, ossia uscire qualora un titolo abbia perso più del 20% o al limite fare solo un check up, perché cambia di molto se il 20% lo perde in un mese o se lo perde da qui a gennaio (ricordo che a febbraio andrebbe in autocall con un -20% e ad aprile con un -30%).

E chi se ne frega se ci sono dei titoli “rischiosi”. Chi sei mesi fa pensava che Stellantis o Stm potessero quasi dimezzarsi dai massimi? O Kering perdere oltre il 70%?.  Sono forse più rischiose Tui o Airfrance?  O forse, quando vali così poco, ed il tuo valore è sotto anche ai valori di libro, magari scendi lo stesso ma più lentamente di un titolo che invece è salito tanto e che di colpo dà una brutta notizia al mercato, ossia che non è più in grado di mantenere le aspettative degli investitori?

Non potendo prevedere il futuro devo prima di tutto avere un metodo e una struttura che mi possa permettere di uscire col minor danno possibile.

Tornando agli switch e tornando al tema che tratterò anch’io lunedì che coinvolge in primis Stellantis e Stm, l’unica cosa che mi trova in disaccordo con la proposta di switch proposta da Pierpaolo Scandurra è il prodotto scelto, ma capisco che lui vuole assecondare il proprio pubblico che è decisamente avverso a chiudere in perdita e se chiudesse in perdita a 750 vorrebbe comprare un altro prodotto a 750; io invece non mi faccio condizionare dal prezzo e cerco di educare i miei lettori a scegliere il meglio senza farsi abbindolare da queste seghe mentali, so anch’io che a loro non piace sentirsi dire queste cose, ma io sono meno diplomatico di Pierpaolo e forse anche più masochista (bisognerebbe assecondare le richieste dei propri clienti) , ma sono convinto che anche lui dal punto di vista squisitamente matematico sarebbe totalmente d’accordo con me.

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WEBINAR 23 SETTEMBRE

 

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Giovanni Borsi