8 Gennaio 2024 Borsino

Piazza Affari TOTAL RETURN record storico

 

Probabilmente nessuno ricorderà la promessa scritta in un precedente articolo di questa rubrica, longeva da quasi sette primavere, settimanalmente puntuale e per nulla banale, che si fregia di pubblicare il più veritiero e aderente indice azionario rappresentativo della situazione borsistica italiana: il TOTAL RETURN ITALY INDEX. Fiumi d’inchiostro simpatico sprecati a fare considerazioni e raffronti con altri indici mondiali, peccando di errori di calcolo a dir poco grossolani riguardo alle performance dell’una e dell’altra borsa. D’altronde si chiama non a caso “parco buoi” il popolato gruppo di trader retail che si arrabatta a disquisire sempre e solo di notizie da bar, per di più a fatto compiuto. La premessa è volutamente provocatoria per smuovere un po’ le acque melmose di ripetizioni all’infinito fino alla nausea circa dissertazioni su quali previsioni saranno vincenti per i portafogli degli investitori. Se già si riflettesse sul fatto che in moltissimi ignorano la vera situazione di massimo storico della borsa italiana, tutto il resto sarebbe da prendere e cestinare, un po’ come se si giudicasse la solidità di una costruzione dall’estetica. Piuttosto, sarebbe saggio partire proprio da questo massimo storico per ricostruire il modo in cui l’insieme delle società ha raggiunto questo risultato e quali hanno inciso maggiormente e più influentemente alla realizzazione di una performance del 200% negli ultimi 10 anni

Ecco che se non si hanno sotto mano queste statistiche fondamentali quanto meno si fa brutta figura ad intavolare discussioni serie e costruttive, come cantava il Califfo: “tutto il resto è noia!”. Il difetto, con licenza parlando, della borsa italiana è sicuramente di essere a scarso flottante, ma non per questo scevra di opportunità tant’è che attraverso una rotazione settoriale tra colossi aziendali riconosciuti a livello mondiale per le caratteristiche di redditualità e solvibilità ha permesso di stare al passo dei più blasonati indici americani. Non sembra vero, ma la tanto scalcagnata Piazza Affari ha avuto un solo ex aequo di performance nell’ultimo decennio ed è il Nasdaq, tutti gli altri indici hanno contabilizzato ritorni inferiori. 

Questa breve riflessione  che meriterebbe ovviamente un approfondimento molto meglio articolato, ma non è questo il posto, vuole condurre a una linea guida che ogni investitore di breve, medio, lungo periodo dovrebbe aver ben chiara nella propria mente per il miglior approccio al mercato degli investimenti di rischio, ivi incluso l’asset obbligazionario, scalzato negli ultimi 5 anni dal glorioso e prolifico mondo dei certificati d’investimento. In buona sostanza, gli strumenti più semplici sono quelli che nel lungo periodo permettono di rimanere in sella e cavalcare gli asset più rischiosi, evitando i patemi ed i colpi di testa nei momenti di turbolenza, che poi vengono recuperati e aggiornati con nuovi impulsi rialzisti. Assumersi rischi inutili per tentare di migliorare le performance, la gestione attiva per intenderci, è destinata a portare spesso fuori strada, è dimostrato che non paga, pertanto gli strumenti a replica passiva devono costituire il grosso del proprio portafoglio e solo una piccola parte destinata a tentare di migliorare la performance. Le previsioni le lasciamo ai cartomanti. Buon 2024!

 

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