14 Aprile 2024 Borsino

Piazza Affari pronta a cogliere pretesti

 

Piazza Affari chiude una settimana in territorio negativo, il MIB40 segna un consuntivo del -0,70% a 33.750 con un’evidente disallineamento rispetto alla chiusura finale del future delle 22:00 che si adegua all’affondo dei mercati USA. Quindi è molto probabile che il surriscaldamento geopolitico nel week end possa decretare un’apertura di settimana preoccupante, viste le tensioni in atto. Tuttavia, l’abitudine alla cinica indifferenza che da oltre due anni mostrano i mercati finanziari al riguardo,  sarebbe solo un pretesto che gli stessi coglierebbero per stornare dopo una cavalcata di portata storica delle quotazioni. Sembra di essere in balia di un videogame pilotato da algoritmi senza sentimento e purtroppo porta con sé lo strascico di tragedie viste ancora in passato, quindi va bene essere ottimisti, ma il troppo prima o poi stroppia e si riscopre quanto l’avidità umana tenda all’eccesso. 

Guardando nello specifico la reazione dei principali titoli del listino italiano, si evince un tentativo di rotazione dal settore finanziario al settore energetico, con marcata forza relativa dei petroliferi con Saipem fortissima anche questa settimana (+8,15%) seguita da Eni (+1,43%) a cui si affianca Enel che nell’ultima ottava balza del +2,91% riducendo di molto la negatività delle sedute antecedenti. Pertanto diventa significativo notare come finora la forte liquidità abbia accompagnato e stia sorreggendo questo equilibrio di forze contrapposte, da una parte investitori che vogliono vendere o alleggerire e incassare i lauti guadagni e  dall’altra investitori che ad ogni tentativo di storno sono pronti ad immettere soldi per comprare. Un ruolo sempre più importante, specie in questi contesti di eccesso, lo riveste il mercato obbligazionario, bistrattato per tanti anni, ora potrebbe intraprende  il ruolo dominante di difesa ben remunerato, con un rapporto rischio/rendimento di tutto rispetto se paragonato all’azionario, in un orizzonte temporale di medio periodo. I famigerati pluritagli dei tassi tanto attesi sono evaporati in men che non si dica, una pia illusione che non ha fatto i conti con un’inflazione che si è ridotta, ma non assopita definitivamente come da aspettativa delle banche centrali, diventate “data dependent”. 

Si deduce che i rendimenti possano convivere più a lungo del previsto con un’inflazione a questi livelli, fino a che non incidano troppo negativamente sulle tasche dei consumatori, specie in America, dove spendono e spandono come se non ci fosse un domani, pieni di debiti a tassi fino al 20%. In Europa da questo punto di vista va peggio, nel senso che c’è meno consumo a debito, che costa meno sì, ma con un’economia stagnante, succube di politiche obsolete, per non dire sbagliate, ma ancor più, di governanti miopi, o peggio, detto fuori dai denti, conniventi di un declino programmato. Nota finale: corsa dell’oro a nuovi massimi storici sopra 2.400$ e rientro dall’eccesso, con un’escursione nella stessa giornata di venerdì di oltre il 4% tra minimi e massimi, tipica figura tecnica di exhaustion trend, esaurimento del trend in atto a cui seguirà quanto meno un consolidamento.  

 

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