Permane l’inflazione finanziaria
Piazza Affari apre l’anno nel migliore dei modi, inizia col piede giusto, chiude una settimana con un consuntivo prossimo al +3% come se i fuochi d’artificio non fossero terminati nel veglione di Capodanno. Una partenza a razzo che non trova riscontro sugli altri indici, specie i leader d’Oltreoceano e come si diceva in un precedente articolo, il MIB40 si conferma a tutti gli effetti un autentico proxy delle borse mondiali, seppur nella sua piccola capitalizzazione. Non si sa bene come, ma la dinamica sembra rispecchiare questo fenomeno, probabilmente dettato dalla composizione del paniere di riferimento, sta di fatto che l’indice a cui far correttamente riferimento è il MIB Total Return, il più coerente e veritiero perchè include i dividendi corposi che vengono distribuiti dalle 40 società a maggior capitalizzazione. A conti fatti, se si confrontasse l’andamento storico dei vari indici mondiali, si rimarrebbe stupiti di come la gallina dalle uova d’oro è nel “pollaio domestico” e non ci sarebbe bisogno di andare a cercare il freddo per il letto in altri mercati.

Diversamente, con abilità fuori dal comune, si potrebbe scandagliare tra le società a più estesa visibilità, le più blasonate e investite del mondo, per riuscire a performare meglio della media dei mercati, ma con il rischio di essere smentiti ed anche in modo violento. Statisticamente parlando, dopo due anni così strepitosi, sbagliati clamorosamente nei pronostici delle case d’investimento, ci si chiede se abbia senso proseguire per questa strada oppure sia più saggio guardare a che punto è il personale portafoglio di investimenti e valutare se valga la pena stare esposti ad un rapporto rischio/rendimento che allo stato attuale è quanto meno sopra la media storica. L’entusiasmo e la mortificazione sono sentimenti di diverso peso seppur sembrino bilanciarsi, specie nella gestione dei soldi e questo dettaglio non di poco conto è altamente sottovalutato dalla maggioranza degli investitori.

Fatte queste premesse per un’attenta valutazione dei propositi per il 2025, preme provare a prendere in considerazione un fattore che potrebbe essere candidato a influire sull’andamento dei mercati finanziari: l’inflazione finanziaria. Si è visto come l’abbondanza di liquidità iniettata dalle banche centrali abbia sostenuto il benessere finanziario degli investitori e dei lavoratori, questi ultimi soprattutto fuori dall’Italia. A tal punto che i salari sono aumentati, tanto come le ricchezze accumulate durante la reclusione forzata investite proficuamente in asset finanziari, che distribuiti attraverso i consumi, hanno provocato aumento dell’inflazione, da cui i cosiddetti prezzi al consumo. Pertanto, quest’anno la sfida della Fed e le premesse di Trump, avranno un impatto molto significativo proprio per tentare di calmierare l’inflazione finanziaria che persiste, al contrario di quanto previsto.

