Non afferrare il coltello mentre cade

Uno degli errori più comuni nel mondo del trading è cercare di acquistare uno strumento finanziario mentre è in caduta libera o scende ininterrottamente da giorni, settimane o addirittura mesi.

È capitato a quasi tutti. Anzi, probabilmente è una delle prime operazioni che ogni investitore ha eseguito almeno una volta nella propria esperienza. Il ragionamento è tanto semplice quanto ingannevole: “Se solo ieri valeva 100 e oggi quota 80, significa che è in saldo. È un affare.”

Quello che spesso si dimentica, volontariamente o per superficialità, è che un ribasso di tale portata ha quasi sempre una motivazione ben precisa: un profit warning, un cambio del management, un peggioramento delle prospettive, una crisi del settore, una revisione del piano industriale, un riassetto finanziario o un’operazione straordinaria. Le cause possono essere molteplici, ma ciò che conta davvero è l’effetto che producono sul mercato.

Quando una notizia è improvvisa, inattesa e sufficientemente rilevante da provocare un crollo del titolo, non basta leggere il titolo di un’agenzia di stampa. Bisognerebbe studiarne attentamente le implicazioni, cercando di comprendere quale impatto potrà avere sui risultati futuri dell’azienda.

Le prime ore, e spesso anche le prime settimane successive, sono caratterizzate da una volatilità elevatissima. Passare da un -15% a un -20%, -25% o addirittura -30% può richiedere pochissimo tempo. Il mercato ha bisogno di tempo per riprezzare correttamente una società, bisogna rivedere le aspettative sugli utili, modificare le guidance, valutare il nuovo piano industriale, misurare la perdita di fiducia degli investitori e il danno reputazionale.

Gli esempi non mancano.

Negli ultimi anni Stellantis ha vissuto una fase di forte debolezza dopo il deterioramento dello scenario del settore automobilistico, il rallentamento della domanda di veicoli elettrici e le crescenti pressioni concorrenziali. Molti investitori hanno cercato di “comprare il minimo”, salvo assistere a ulteriori discese.

Lo stesso ragionamento può essere esteso a numerosi altri titoli che, fino a poco tempo prima, erano considerati investimenti relativamente tranquilli.

Campari, ad esempio, ha attraversato una fase di forte debolezza dopo il rallentamento della crescita, i cambiamenti nel management e la revisione delle aspettative del mercato. Molti investitori hanno interpretato i primi ribassi come un’opportunità di acquisto, salvo poi assistere a ulteriori discese del titolo.

Situazione simile per Nexi, che negli ultimi anni ha progressivamente perso terreno a causa del rialzo dei tassi d’interesse, della compressione delle valutazioni delle società growth e di prospettive di crescita meno brillanti rispetto alle attese. Anche in questo caso, ogni apparente “minimo” si è spesso trasformato in un nuovo punto di partenza per ulteriori ribassi.

Ancora più recente è il caso di Banca Ifis. La scorsa settimana il titolo ha registrato un vero crollo, con azioni in ribasso del 37%  in seguito al profit warning lanciato venerdì 26 giugno, accompagnato da un drastico taglio delle stime sull’utile netto 2026 e l’avvio delle cessione dell’intero business dei crediti deteriorati, NPL, notizie che hanno indotto il mercato a rivedere rapidamente le proprie valutazioni. In poche ore si è assistito a una esplosione di volatilità significativa e a movimenti di prezzo che hanno colto di sorpresa molti investitori. Episodi come questo dimostrano come, anche nel caso di società solide e ben gestite, il mercato possa reagire in maniera molto più violenta di quanto ci si aspetti.

È proprio questo il punto: non esistono titoli “immuni”. Anche aziende eccellenti possono attraversare improvvise fasi di forte debolezza. La domanda che ogni investitore dovrebbe porsi non è quanto è già sceso il titolo, bensì il mercato ha già scontato completamente tutte le conseguenze della notizie?

Molto spesso la risposta è no. E finché il processo di riprezzamento non si è concluso, cercare di individuare il minimo assoluto equivale più a una scommessa che a un investimento, meglio fare molta attenzione quando si pensa che il titolo è sceso troppo e le quotazioni non possono scendere ulteriormente, la realtà quasi sempre dimostra il contrario.

Per questa serie di motivazioni  “afferrare il coltello mentre cade” è una delle operazioni più rischiose, soprattutto per chi è alle prime armi o per chi continua a ripetere lo stesso errore confidando in un rimbalzo immediato.

La forte volatilità attira inevitabilmente gli operatori professionali. Oggi, però, il mercato non è più una semplice sfida tra investitori con le stesse armi. È dominato da algoritmi, sistemi di trading ad alta frequenza e software estremamente sofisticati, capaci di elaborare e prezzare una nuova informazione in pochi millisecondi.

Il piccolo risparmiatore, invece, impiega tempo per leggere la notizia, comprenderla, valutarne le conseguenze e decidere come agire. Questo enorme divario tecnologico e informativo crea un’asimmetria che troppo spesso porta il retail ad acquistare proprio mentre gli operatori professionali stanno ancora scaricando le proprie posizioni.

Il risultato è quello di ritrovarsi rapidamente in perdita, con la difficoltà psicologica di gestire la posizione in modo lucido. Se non si dispone di un piano preciso, di livelli di uscita prestabiliti e di una strategia alternativa, ogni decisione successiva rischia di essere dettata più dall’emotività che dalla razionalità.

Per questo motivo lo studio e la comprensione di strumenti finanziari alternativi, come certificati di investimento e opzioni, possono rappresentare un valido supporto nella gestione del rischio.

Un esempio molto semplice riguarda le opzioni Put. Invece di acquistare direttamente un titolo nel pieno della fase ribassista, si può valutare la vendita di una Put a un prezzo d’esercizio inferiore. Quando la volatilità esplode, infatti, i premi delle opzioni aumentano sensibilmente e consentono di incassare un premio elevato.

Quel premio costituisce una sorta di “tesoretto”: riduce il prezzo effettivo di acquisto qualora il titolo venga assegnato e offre maggiore flessibilità nel caso sia necessario modificare la strategia in corso d’opera.

Naturalmente nessuna strategia elimina il rischio. Tuttavia esiste una differenza sostanziale tra assumere un rischio impulsivo e assumere un rischio calcolato. Nel lungo periodo, è questa differenza che separa l’investitore disciplinato da chi continua semplicemente a inseguire il prezzo.

CHIAMAMI SENZA IMPEGNO

 

Buon inizio estate

Biagio Spinelli