Il quadro tecnico dell’S&P 500 E-mini appare oggi molto simile a quello osservato qualche mese fa, sia dal punto di vista grafico sia in termini di momentum, come evidenziato dall’RSI. Il mercato si trova nuovamente a ridosso della forte resistenza dei 7.600 punti, senza riuscire, almeno per il momento, a sviluppare un’accelerazione realmente convincente.
Vale la pena ricordare che anche all’inizio dell’anno la configurazione tecnica era pressoché speculare, l’indice riuscì a spingersi su nuovi massimi, superando solo marginalmente i precedenti in quello che molti analisti definiscono un falso breakout, prima di invertire bruscamente la rotta e avviare una correzione di circa il 10%.
È quindi lecito chiedersi se uno scenario analogo possa ripresentarsi anche questa volta. Nessuno può prevederlo con certezza, ma i mercati finanziari sono, prima di tutto, il risultato delle decisioni degli investitori, e nonostante il passare degli anni, le emozioni che guidano tali decisioni rimangono immutate: avidità, paura, euforia e ansia continuano a scandire i grandi movimenti di mercato.
Per questo motivo, più che cercare di indovinare il prossimo movimento, è fondamentale osservare con attenzione i segnali che il mercato ci fornisce e lasciare che sia il prezzo, non le aspettative, a confermare o smentire l’ipotesi di un nuovo massimo destinato a trasformarsi nell’ennesima trappola per gli investitori, inoltre da un punto di vista stagionale, la seconda metà di luglio è spesso caratterizzata da una volatilità crescente, se da un lato l’avvio della stagione delle trimestrali tende inizialmente a sostenere il mercato, dall’altro aumenta la dispersione tra i singoli titoli e non sono rari movimenti correttivi dopo i nuovi massimi, soprattutto quando le valutazioni risultano già molto tirate.

Nelle prossime settimane saranno proprio le trimestrali delle grandi banche americane e, successivamente, delle Big Tech a determinare la direzione del mercato. Con multipli ai massimi storici, agli investitori non basteranno risultati “solo positivi”, serviranno prospettive di crescita superiori alle attese per giustificare ulteriori rialzi. Allo stesso tempo, i mercati continueranno a monitorare con attenzione i dati macroeconomici, in particolare inflazione, mercato del lavoro e le indicazioni provenienti dalla Federal Reserve, elementi che potrebbero modificare rapidamente le aspettative sui tassi d’interesse.
Resta inoltre aperto il fronte geopolitico. Le tensioni tra Stati Uniti e Iran continuano a rappresentare un fattore di rischio non trascurabile, l’elemento Trump poi, rappresenta una vera scheggia impazzita, con le sue dichiarazioni nude e crude. Eventuali nuove escalation potrebbero alimentare un rialzo del prezzo del petrolio, riaccendere le pressioni inflazionistiche e aumentare la volatilità sui mercati azionari. Al contrario, segnali di distensione contribuirebbero a sostenere il sentiment degli investitori.
Rivolgendo lo sguardo all’Europa, il quadro appare meno omogeneo. DAX ed Euro Stoxx 50 mostrano infatti una forza relativa inferiore rispetto al FTSE MIB, che continua a distinguersi per la maggiore solidità grazie al forte contributo del comparto bancario. Più prudente, invece, il quadro tecnico del DAX. La candela settimanale, dopo aver aggiornato i massimi storici per poi ritracciare e chiudere in prossimità dei minimi della settimana, rappresenta un primo segnale di indebolimento del momentum rialzista. Solo un ritorno stabile sopra 26.000 punti ridurrebbe il rischio di prosecuzione della fisiologica fase correttiva in corso, mentre il primo supporto di rilievo rimane collocato in area 24.800 punti.


Il nostro indice, in caso di superamento del doppio massimo di breve periodo in area 53.500 punti, avrebbe ancora margini di apprezzamento significativi. A sostenere il listino italiano continua infatti a essere il risiko bancario, un tema che appare tutt’altro che concluso e che potrebbe continuare a rappresentare il principale catalizzatore del mercato nelle prossime settimane.

Anche il quadro intermarket merita attenzione. Le materie prime continuano a muoversi sui minimi del periodo, mentre il petrolio è tornato stabilmente sotto i 75 dollari al barile, con un’importante area di supporto individuabile intorno ai 68 dollari. Un contesto che, almeno per il momento, contribuisce a mantenere sotto controllo le aspettative inflazionistiche.

A confermare un clima di relativa tranquillità è anche il VIX, che continua a oscillare tra 15 e 18 punti, livelli compatibili con una volatilità contenuta. Per il momento i mercati non stanno prezzando particolari tensioni sistemiche, tuttavia, considerando valutazioni ancora elevate e la concentrazione degli indici su pochi titoli a grande capitalizzazione, sarà sufficiente una delusione sul fronte delle trimestrali o dei dati macroeconomici per determinare un rapido incremento della volatilità.

Tornando ai mercati azionari oltreoceano, il quadro tecnico dell’S&P 500 rimane costruttivo ma si trova in una fase decisiva. Dal punto di vista operativo, solo una rottura decisa e confermata della resistenza in area 7.600 punti fornirebbe nuovi argomenti ai rialzisti, aprendo la strada verso un’ulteriore estensione del trend e nuovi massimi storici. Al contrario, una violazione dell’area dei 7.300 punti rappresenterebbe il primo vero segnale di indebolimento della struttura rialzista e potrebbe favorire una correzione verso 7.050 punti, con 6.800 punti che continuano a rappresentare il principale spartiacque di medio periodo, sopra questo livello il trend primario resterebbe costruttivo, mentre una sua rottura aprirebbe spazio a una fase correttiva decisamente più ampia.
In un contesto caratterizzato da valutazioni elevate, eventi macroeconomici, trimestrali e tensioni geopolitiche, più che inseguire il mercato sarà fondamentale lasciare che siano i prezzi a indicare la direzione, mantenendo disciplina e rispettando i livelli tecnici chiave.
Buon weekend

