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Avere piena consapevolezza di quali siano tutte le variabili che influenzano il prezzo di un certificato e del modo in cui queste agiscono nella definizione del rapporto rischio/rendimento, può dare numerosi vantaggi quando ci si interfaccia con questi prodotti, come abbiamo già detto svariate volte.
Tuttavia è importante ricordare che le dinamiche matematiche con cui vengono prezzati i certificati sono estremamente complesse, pertanto al fine di automatizzare i calcoli e poter esporre continuamente prezzi “corretti” è imprescindibile, per i liquidity provider, l’affidarsi a software complessi che cercano di valorizzare al meglio tutte le variabili in tempo reale, variabili che sono estremamente mutevoli e richiedono numerosi ricalcoli.
Come se ciò non bastasse, esistono delle soglie e dei momenti critici, in cui la sensibilità dei prezzi muta notevolmente e anche i software più evoluti sono maggiormente esposti a possibilità di errori nel prezzare i prodotti.
Ad esempio uno di questi momenti particolarmente critici, è quello della data di rilevazione in cui il worst of “balla” attorno al trigger autocall, lo abbiamo visto giovedì 3 luglio con quello che abbiamo voluto battezzare “il certificato della settimana” ovvero il XS2862486243.
Volendo sintetizzare brevemente le caratteristiche del prodotto in questione, si tratta di un classico phoenix step down con effetto memoria, avente:
- Sottostanti: Grifols, Basf, Bayer
- Scadenza: aprile 2026
- Barriera capitale (a scadenza): 60%
- Trigger cedola: 60%
- Autocall step down del 2% al mese
- Cedola mensile: 1,51%
Alla data di rilevazione del 3 luglio, il worst of era Bayer ed il trigger autocall (88%) corrispondeva per il titolo a 26,28.
Se in chiusura Bayer fosse stata superiore al trigger, il certificato avrebbe rimborsato 101,51 (ovvero il nominale più l’ultima cedola), ed il fatto che il titolo era molto vicino a quel valore, non avrà sicuramente agevolato il pricing del prodotto.
Per una maggiore comprensione vi allego il grafico di Bayer della giornata del 3 luglio con evidenziato in viola il livello di autocall:

Questo invece è un estratto (del software che utilizziamo quotidianamente) dello storico di bid e ask del certificato fra le 16:00 e le 16:44, evidenziati in giallo gli scambi eseguiti:

Si vede chiaramente il modo anomalo in cui ha quotato il certificato, con prezzi che sono passati da 103.40 a 100.00 e inferiori, una bella opportunità per chi si è accorto dell’anomalia, noi siamo riusciti a segnalarla tempestivamente ad alcuni dei nostri abbonati al servizio top (avendo caricati sul ns software gli isin da monitorare) e alcuni di loro sono riusciti a vendere a quei prezzi erroneamente elevati, potendo poi ricomprare il prodotto in area 100 poco dopo aver venduto a 102,64.
Poter vendere il certificato a 102,64 quando bastava davvero poco per far scattare il rimborso anticipato a 101,51 era ovviamente un ottimo affare, così come comprarlo a 100 per le stesse ragioni.
Il XS2862486243 resterà un ottimo esempio di come un’attenta osservazione può portare a bei “regali” del mercato di tanto in tanto, e ci suggerisce di prestare maggiore attenzione quando si verificano situazioni similari, ovvero quando il worst of è molto vicino al trigger autocall alla data di rilevazione. Non è la prima volta che capita, per cui può essere sempre interessante comprare un certificato che paga una cedola alta (non basta che sia alta, occorre che sia superiore a quello che pagherebbe un certificato emesso oggi con la volatilità di oggi) e che potrebbe, in caso di non rimborso, prezzare molto di più e darci un’opportunità simile a questo certificato.
Ad esempio DE000VK2MVR1 con autocall attiva, non il 9 luglio che, con autocall al 100% la vedo dura che possa rimborsare, ma nei mesi successivi con l’autocall che scende del 3% al mese, potrebbe trovarsi in una situazione simile a quella che abbiamo visto sul XS2862486243.
Ricordate sempre che gli errori di prezzo, soprattutto su certificati complessi come i worst of con step down, a volte sono figli di queste logiche, per cui ci si può preparare per avere maggiori possibilità di individuarli.
Ad esempio quando c’è la comunicazione di un aumento dei dividendi (vedasi Bmps un anno fa) non tutte le banche agiscono immediatamente e se una scende del 5% di prezzo puoi pensare che anche le altre, su certificati analoghi, scenderanno a brevissimo della stessa cifra, per cui, indipendentemente da quanto sto guadagnando o perdendo sul certificato in mio possesso, se so che non è stato ancora rettificato sulla base del nuovo dividendo annunciato, provvederò subito a fare lo switch su uno di quelli che ha già perso il 5%.
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Alla prossima,
Giovanni Borsi e Vito Morreale

