Mettiamo come certificato della settimana il certificato DE000VK2YTQ2 che probabilmente ha generato più visualizzazioni e ricerche su google, non perchè sia il miglior certificato da comprare, ma semplicemente perché è stato promosso molto bene da una persona che ha migliaia di visualizzazioni su Youtube.
Anche i nostri abbonati ci hanno chiesto di questo certificato che ha come sottostante Novo Nordisk, la cosa mi ha incuriosito e sono andato a vedere i video su Youtube che lo promuovono e che proprio giovedì invitavano a mediarlo col titolo che era sceso bruscamente; cosa che si potrebbe anche fare se il certificato ha determinate caratteristiche che noi PRETENDIAMO soprattutto quando andiamo ad incrementare un prodotto già in portafoglio. Ma se il prodotto ha autocall fissa al 100%, un trigger cedola al 70% con il worst of già arrivato a quel livello dopo solo due mesi di vita, mi sembra una mossa alquanto azzardata.
Forse poteva catturare il mio interesse in sede di emissione (e lo avevo anche notato per i volumi scambiati), ma francamente su quei titoli ero ben conscio che si potesse spuntare condizioni migliori e strutturare un prodotto più resiliente, come potrebbe essere questo certificato in quotazione da lunedì DE000VH0B2R4 e su cui Vito mi ha già fatto l’articolo; magari lo rivedremo un attimo sulla base dei prezzi di lunedì, visto che l’aumento del Vix potrebbe finalmente permetterci di trovare buoni prodotti a rendimenti superiori rispetto solo a qualche giorno fa, quando al webinar ho affermato che non avrei comprato nulla dei prodotti citati proprio in attesa di uno scrollone del mercato.
Detto questo abbiamo ricevuto numerosi feedback positivi riguardo il livello didattico degli ultimi articoli sugli errori di prezzo, pertanto mi sembra doveroso chiudere la settimana con l’ennesimo errore di prezzo che abbiamo beccato questa settimana. Abbiamo a che fare con il DE000VC6R599, un certificato che normalmente non susciterebbe il nostro interesse, dato il rendimento mensile basso (0,66%), ha per sottostanti titoli poco volatili e scade nel novembre 2027, trigger autocall attualmente al 100% che scende del 5% ogni sei mesi. Insomma, decisamente non il tipo di struttura che riteniamo efficiente, tuttavia vale la pena di descriverla per poter capire meglio cosa è successo venerdì 1 agosto.
Il worst of del prodotto è attualmente Tenaris, che in apertura (di venerdì) quotava all’incirca 15,20 mentre il trigger autocall era pari a 15,075, inoltre venerdì era proprio la data di rilevazione che avrebbe potuto sancire il rimborso anticipato del certificato. Per esperienza sappiamo bene che questa (data di rilevazione con worst of vicino al trigger autocall) è una delle situazioni che possono maggiormente “confondere” i software che prezzano questi prodotti, valeva la pena guardare cosa poteva essere successo.

Come potete vedere dallo screen del software che utilizziamo, il liquidity provider è uscito fuori in lettera a 934 poco dopo l’apertura, un prezzo estremamente basso se pensate che in quel momento le probabilità che il certificato rimborsasse il giorno stesso 1006,60 erano abbastanza alte! Qualcuno deve essersi accorto dell’ errore acquistando a mani basse all’incirca 175 pezzi a 934, successivamente il liquidity provider si è assentato dal book per ritornare 3 minuti dopo in denaro a 1125, un prezzo questa volta troppo alto, a cui sono state giustamente effettuate diverse vendite. Provate a mettervi nei panni di chi aveva comprato i 175 pezzi a 934 per rivenderli poco dopo a 1125, convinto di aver appena fatto l’operazione della vita, con un gain di circa 33 mila euro in soli 3 minuti…
Purtroppo come abbiamo già visto altre volte, non finisce sempre bene, infatti è palesemente scattata la procedura di errore che ha visto la cancellazione di tutti i contratti, sia gli acquisti che le vendite ovviamente.

Da questo ulteriore esempio possiamo sicuramente trarre alcuni insegnamenti:
Gli errori di prezzo (seppur molto rari) sono più frequenti di quello che normalmente ci si aspetterebbe, bisogna stare quindi molto attenti quando immettiamo gli ordini ed allenarci a ragionare sempre su quale potrebbe essere il “giusto prezzo” di uno strumento, sia che lo vogliamo comprare, sia che lo vogliamo vendere.
Quello esaminato era un errore enorme ed evidente, errori che come abbiamo visto più volte capitano… Eccome se capitano… Ma stavolta chi ha preso questo errore è stato un pivellino che non conosce le regole, avrebbe dovuto starsene fermo senza vendere (immagino la sofferenza di non poter portare a casa un risultato del genere in pochi minuti) almeno per un’ora (tempo limite per far scattare la procedura d’errore) e se avesse avuto le palle avrebbe dovuto aspettare verso sera quando magari l’Emittente non ha più personale da poter verificare il perché di una perdita così evidente.
Basti pensare al DE000VK2YVM7, che questa settimana si poteva vendere a 102,50 quando era possibile che rimborsasse il giorno stesso 102.
Ma allora è ragionevole supporre che errori di minor entità siano molto più frequenti (e molto più difficili da notare), mi riferisco a possibili errori di intensità inferiore all’1% del prezzo, motivo per cui diventa ancora più importante sviluppare una maggiore sensibilità allenandosi a capire quale potrebbe essere il prezzo equo (Fair?) di un prodotto, abilità che avrebbe sicuramente un impatto importante sull’operatività di ognuno.
Più di una volta abbiamo preso errori di poco conto su certificati che comunque seguivamo da tempo e su cui ogni giorno abbiamo la quasi certezza del prezzo corretto, vedasi questa segnalazione ai ns abbonati, spesso c’è di mezzo lo stacco cedola, l’autocall possibile, oppure come lo scorso mese di agosto quando a ferragosto i mercati salirono tantissimo ed il giorno dopo riuscimmo a comprare certificati ai prezzi del 14 agosto (in Italia il giorno di ferragosto i mercati sono chiusi).

Sicuramente l’esperienza ed aver memorizzato centinaia di queste operazioni, ci permette di essere più pronti a cogliere queste opportunità, il software poi ci dà una mano notevole, ma occorre anche sapergli fare le giuste domande.
Noi di GB Investing siamo persone attive e se inseriamo un prodotto in portafoglio non ci dormiamo su e se le cose vanno male facciamo il possibile per uscire da una situazione difficile; non sempre ci riusciamo, ma nessuno ci potrà mai dire che non cerchiamo di fare il nostro meglio.Questo è il messaggio della vignetta, che vuol prendere in giro i gestori delle banche (se scende poco male perché scendono anche i prodotti dei concorrenti) e certi personaggi (che si definiscono superesperti sui certificati di investimento) che vediamo agire nello stesso modo: ci si attacca alla speranza di recupero, non si danno soluzioni e quando si parla in pubblico si sventolano solo i risultati positivi pensando di continuare a vendere. Ma prima o poi chi lavora in questo modo paga il conto. Noi di GB Investing siamo molto longevi e non abbiamo mai nascosto le nostre delusioni (nessuno è infallibile e se ne trovate uno che dice che non ha mai perso è sicuramente poco credibile), anzi riteniamo che le sconfitte devono essere evidenziate perché è proprio dalle operazioni sbagliate che si impara di più. Non mancano poi le perle di cui abbiamo lasciato tracce indelebili negli ultimi 25 anni, tanti avranno anche fatto operazioni incredibili, ma una cosa è postarle dopo averle fatte a risultato certo, e una cosa è esporsi pubblicamente, magari in un’intervista o in un convegno con oltre 200 persone ad ascoltarti, prima di conoscerne il risultato spiegando le ragioni che ti convincono così tanto e permettere a tanti di partecipare all’operazione, tante volte gratuitamente. In questi mesi mai ci siamo fatti pagare a scatola chiusa, abbiamo dato modo di testare il nostro miglior servizio e siamo contenti dei complimenti che riceviamo quotidianamente.
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