Di recente Avio ha annunciato l’avvio di una importante operazione di ricapitalizzazione, al seguito della quale abbiamo ricevuto numerose richieste di chiarimento a riguardo. Se vuoi conoscere meglio queste operazioni puoi ricevere l’ebook ADC ed. 2025 gratuitamente iscrivendoti a questo pulsante.

Ottieni il nuovo eBook ADC

Innanzitutto Avio è un’azienda aerospaziale italiana che opera nel settore della propulsione spaziale, offrendo soluzioni per il lancio di carichi istituzionali, governativi e commerciali in orbita per il tramite dei razzi Vega.

L’azienda partecipa al programma congiunto tra Italia, Francia e Regno Unito per la produzione dell’Aster 30, ovvero missili per la difesa aerea.

Il principale azionista di Avio è Leonardo che deteneva fino a pochi giorni fa circa il 29% del capitale sociale. Tuttavia, a seguito della recente operazione di accelerated bookbuilding, ha venduto circa il 9,4% delle azioni Avio, con la finalità di finanziare l’esercizio della sua (ormai ridotta) quota di spettanza dell’aumento di capitale e con l’obiettivo di continuare ad essere il principale azionista di Avio ad operazione conclusa con una seppur ridotta partecipazione di circa il 19% del capitale sociale.

 

L’operazione in sintesi

La ricapitalizzazione pari a circa 400 milioni di euro è mirata a finanziare nuovi investimenti nei mercati spazio e difesa in Europa e negli Stati Uniti, potenziando la capacità produttiva della società.

L’importo richiesto è pari a circa il 40% della capitalizzazione attuale della società (circa 980 milioni) e la ricapitalizzazione sarà effettuata mediante aumento di capitale con diritto d’opzione.

L’offerta prevede dunque che saranno offerte le azioni di nuova emissione ad un prezzo di euro 20,37 ciascuna nel rapporto di 3 nuove azioni ogni 4 “vecchie”, a tal fine il coefficiente di rettifica (fattore k) è stato determinato da borsa italiana in 0,80391858 che si traduce in un prezzo rettificato delle azioni pari a 30,20 ed a 7,36 per quanto riguarda i diritti d’opzione (Prezzo di chiusura delle azioni del 31 ottobre pari a 37,55).

In sostanza i possessori di azioni Avio alla chiusura di venerdì 31 ottobre si ritroveranno in dossier, a partire da lunedì 3 novembre, le azioni rettificate tramite il fattore k (così come anche il pmc= vecchio pmc * fattore k) e lo stesso numero di diritti d’opzione.

Esempio: ipotizziamo che il sig. Rossi sia possessore dopo la chiusura del 31 ottobre di 30 azioni avio, a partire da lunedì si ritroverà in portafoglio le 30 azioni + 30 diritti d’opzione.

Se il sig. Rossi vuole sottoscrivere ulteriori 30 nuove azioni, dovrà necessariamente acquistare altri 10 diritti d’opzione in modo tale da averne 40 in totale che, tramite l’esercizio, gli consentiranno di ricevere appunto 30 azioni di nuova emissione al prezzo di euro 20,37 l’una.

I diritti d’opzione saranno quotati dal 03 novembre all’11 novembre, periodo durante il quale chi li possiede può provvedere a venderli sul mercato oppure tenerli o acquistarne altri al fine di esercitarli per ricevere le azioni di nuova emissione.

Durante questo periodo è molto utile avere a portata di mano la tabella delle parità matematiche, che viene in aiuto nel determinare se si ha maggior convenienza nel comprare i diritti da sottoscrivere o se risulta più economico comprare direttamente le azioni sul mercato.

Infatti, di norma, i diritti tendono a quotare a sconto rispetto alle azioni (sconti a volte importanti).

 

Considerazioni

Gli aumenti di capitale tendono ad essere penalizzanti per i titoli sottostanti, tuttavia ogni ricapitalizzazione è singolare e va analizzata caso per caso, sicuramente l’aumento di capitale di Avio è finalizzato alla crescita della società, per questo motivo potrebbe anche essere accolta positivamente dal mercato.

Devo però ammettere che mi lascia “perplesso” la mossa di Leonardo che ha in sostanza deciso di non investire nuove risorse nella società: che non creda forse nella bontà delle stime di crescita?

Valuto positivamente l’operazione di vendita che ha effettuato Leonardo, in questo modo (date le sue intenzioni) non avrà bisogno di vendere i diritti a mercato zavorrandoli, tuttavia non vorrei che anche altri azionisti non vogliano investire nuove risorse nella società ma non abbiano fatto ricorso al collocamento privato per liberarsi in anticipo delle azioni.

Se così fosse infatti assisteremmo ad importanti vendite dei diritti d’opzione che potrebbero appesantire notevolmente il titolo.

A prescindere da queste considerazioni, l’adc porta spesso (anche se non sempre) ad una tendenziale discesa del prezzo dei diritti e delle azioni, motivo per il quale se io fossi azionista e non volessi sottoscrivere adc punterei probabilmente a liberarmi il prima possibile dei diritti e delle azioni, per evitare di correre questo rischio.

A tal fine, come in ogni adc, la scelta peggiore resta quella di restare passivi, anche perché se non si provvede autonomamente alla vendita/esercizio dei diritti, gli intermediari li venderanno al meglio (senza limite di prezzo) in asta di apertura dell’ultimo giorno di negoziazione, giorno in cui spesso si verificano minimi importanti.

Altro aspetto interessante è la possibile crescita delle quotazioni nel periodo successivo all’adc, infatti abbiamo assistito di frequente a minimi importanti durante le ricapitalizzazioni di altri titoli, specialmente se erano ricapitalizzazioni finalizzate alla crescita societaria.

In questo caso penso che un indicatore interessante sarà dato dai volumi dei diritti d’opzione, infatti corpose vendite potrebbero confermare il “mio timore” relativo alla possibilità di altri azionisti che si defilano dall’operazione.

Altro indicatore importante sarà dato dall’ammontare dei diritti inoptati.

 

Ti aspettiamo per domande, dubbi e chiarimenti sul nostro canale Telegram, anche se dedicato ai certificati di investimento.

Entra in community: siamo oltre 3700

 

 

Alla prossima,

Giovanni Borsi e Vito Morreale