Allarmi! Il Volmageddon insito e sottovalutato delle “zero-dte”

 

Settimana negativa a Piazza Affari, consuntivo del -1% con il MIB40 che chiude a 34.200 e un picco a 34.800 quasi a decretare il canto del cigno, cioè a dire che potrebbe aver toccato un massimo di periodo da cui iniziare a scendere ed invertire la rotta verso sud. Oltreoceano si notano le avvisaglie più marcate, in particolare il Nasdaq che in poco tempo dai massimi storici a 21.000 si beve circa 1.200 punti senza tirare fiato, zavorrato dalle “magnifiche” che ora destano sospetto di essere diventate care. La volubilità degli investitori è diventata isterica, troppo abituati a guadagni stellari, basta poco per farli tornare con i piedi per terra, ma al momento ancora tutto in maniera composta. Infatti, la volatilità non mostra pericoli imminenti, anche se non è un indicatore tanto previsivo, anzi, come già detto in questa rubrica più volte, è ormai relegata a indice obsoleto e anonimo, quasi dimenticata. In quasi due anni non si è assistito ad alcun beneficio coprirsi dal ritorno di fiamma della volatilità classica, proprio perchè c’è stata una metamorfosi del mercato dei derivati e delle relative coperture: le opzioni più scambiate al mondo sono quasi sempre quelle giornaliere, in gergo tecnico le zero-dte, a discapito delle classiche trimestrali. 

Questo tipo di operatività subisce il fattore gamma, la greca che fa impazzire i market maker,  obbligati ad adeguare il delta delle posizioni servite agli operatori istituzionali. Si dice che il gamma è la variazione di delta di un’opzione al variare del suo sottostante, quindi un valore di gamma sarà maggiore quanto più amplificata sarà la sensibilità al variare della quotazione sottostante. Ecco scovata la vera volatilità che potrebbe far scatenare l’inferno sui mercati finanziari, come avvenne a febbraio del 2018, il Volmageddon-day più micidiale della storia recente che scoperchiò il vaso di Pandora degli opzionisti scoperti.

L’ipotesi verosimile che qualcosa del genere possa succedere, seppur in forme differenti, potrebbe essere proprio quella di una rincorsa alle ricoperture automatiche ed in quel caso non ci sarebbero più le teorie a sostenere una slavina che coinvolgerebbe tutti gli strumenti d’investimento, perchè interconnessi globalmente. Basti prendere ad esempio la paralisi avvenuta venerdì in tutto il Mondo per un “guasto informatico di Microsoft” che ha mandato in tilt (ricordando la vulnerabilità dei flipper di una volta!?) tutti i sistemi informatici di trasporti, istituzioni finanziarie ecc. ecc… cosa aspettarsi da un evento di questa portata? Finora la prudenza non ha pagato, anzi ignorarla è stato buon gioco per gli spavaldi, questo ha  alimentato una montagna di derivati che non dovrebbe essere sottovalutata come invece succede tutt’ora più che mai. Il destino sembra sempre più appeso ad un bit.      

 

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