Trump stra-vince: Germania Kakkientruppen

 

 Trump vince, anzi stra vince! Hanno fallito i media servili che speravano di occultare o quantomeno offuscare le menti per favorire lo status quo democratic-correct, reo di indurre due guerre e una pandemia “da paura globale” per appoggiare i big pharma a distribuire un siero sperimentale atto a completare il grande reset, da cui il Tycoon dice di dissociarsi… vedremo! L’Europa si troverà a fare i conti con il contrasto commerciale dei dazi americani, una mazzata non indifferente per l’export di prodotti finiti, Germania (crisi di governo e prossime elezioni primaverili) e Italia in primis. Per non parlare della questione Ucraina e dei fiumi di soldi promessi al burattino/soldatino vestito di verde/marrone marcio, di fuori e di dentro, che a questo punto non verrà più sostenuto dai democratici american-chic, usciti dalle urne batostati sulle orecchie (e non solo!). Piazza Affari chiude la settimana con un consuntivo negativo del -2,48% e il MIB40 si ferma a 33.800 subendo il -5% medio di Unicredit, Intesa ed Enel. 

Questo potrebbe essere il preludio di un futuro meno roseo di quello prospettato fino a poco tempo fa, quindi se il meglio fosse alle spalle, si dovrebbe riscontrare una debolezza più marcata rispetto ai listini d’Oltreoceano. Un altro neo problematico non indifferente potrebbe essere l’insostenibile Debito Pubblico e a farne le spese sarebbe l’asset obbligazionario, zavorrato da un ritorno dei rendimenti a livelli elevati. Finora si era vissuto un clima idilliaco, dove i problemi strutturali venivano sorvolati, scansati, rimandati, ma pur sempre implicitamente presenti e gravosi, pertanto potrebbe essere invertita la rotta e sarebbe un guaio per i risparmiatori che hanno vissuto sugli allori e le ricchezze accumulate negli ultimi due anni. Il cambio Euro/$ al momento non riesce a reggere la svalutazione che si avvicina a 1,07 in contrasto con le intenzioni della nuova politica di Trump che vorrebbe il Dollaro debole, ma è pur vero che tassi alti concorrono ad attirare investimenti, in contrasto almeno nell’immediato (Buffet, casualmente, non è mai stato così liquido in vita sua e investito a brevissimo termine per non farsi sfuggire l’opportunità di questi rendimenti monetari). 

Ne risente l’oro che pesa più la potenziale ripresa dell’inflazione e tassi alti più a lungo rispetto alla svalutazione della moneta ed ai rischi geopolitici meno impellenti del previsto, tanto che scioglie le ancore dai massimi storici, anche se per la verità ancora di pochi punti percentuali. Il petrolio è indeciso sulle prospettive delle quotazioni future, al momento sembrerebbe caro, mentre trionfa il Bitcoin, superando il precedente massimo storico e raggiungendo i 76.000$. Un altro successo porta il nome di Tesla che supera prepotentemente i vecchi 300$ e colloca Elon Musk come l’uomo più ricco del mondo, se già non lo era prima della proclamazione di Trump a nuovo, ritrovato, Presidente degli Stati Uniti d’America, con buona pace dei detrattori.    

 

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