3 Febbraio 2025 Certificati

È fin troppo ovvio che nell’industria finanziaria ci sono interessi contrapposti, le banche vogliono venderti i loro prodotti e hanno bisogno di “influencer” che portino l’acqua al loro mulino.

I guadagni maggiori li fanno allo sportello o tramite le grandi reti di promotori finanziari e private banker che propongono dei certificati a capitale garantito: in questo caso non serve fare il pippone al cliente spiegandogli quanto sono resilienti, basta dire la parola magica “capitale garantito” che già si generano profitti enormi per la banca (oltre 1% all’anno incamerato in un colpo solo dalla banca, anche se il prodotto dura 5-6 o 10 anni).

Quando invece si vuole vendere un prodotto al pubblico retail un pò più evoluto (diciamo quello che i certificati se li compra da solo, ma ancora sente il bisogno di affidarsi ad un professionista) si fanno webinar con qualche “influencer” e si fa molto leva sulla (RESILIENZA), si enfatizza la clausola che abbatte i rischi, come la ONE STAR, i FIXED o gli AIRBAG, o addirittura i FIXED con AIRBAG che, in taluni casi, offrono un’analisi di scenario positiva sino al -70% da strike, ma se si va a vedere dei 16 Fixed Airbag emessi nei primi 8 mesi dello scorso anno (e non rimborsati anticipatamente) oltre la metà sono in perdita anche al netto delle cedole; di sicuro chi lo ha consigliato vi dirà che ha confermato la sua resilienza avendo perso un 10-12% con il sottostante che ha perso il 45%-50%

Il cliente retail sul certificato ama queste strutture, perchè ha la certezza delle cedole e l’idea che non perda soldi sino a un-70% fa sì che scatti la quasi certezza del rendimento, dimenticandosi la prima regola, fondamentale per ogni investitore, ossia che nessuno regala niente e a fronte di un rendimento c’è sempre un determinato rischio.

La vera RESILIENZA si misura sulla reattività del prezzo del certificato ai movimenti del sottostante, al trascorrere del tempo e alla volatilità; poi sono importanti anche altri fattori come il rendimento e la possibilità di andare in autocall prima della scadenza.

Un softcallable, ad esempio, con durata 3 anni, è resiliente solo e unicamente quando ha tutti i sottostanti ad almeno un +20% +30% da strike; in caso contrario è sicuramente una delle strutture meno resilienti tra quelle oggi proposte, non a caso Leonteq, che prosegue imperterrita a produrre questa tipologia di prodotti, vende sempre meno e sta decisamente perdendo quote di mercato.

Ma ultimamente sono usciti anche tanti prodotti sulle banche (a seguito di tanti rimborsi per autocall) a 3 anni, che già hanno dimostrato la loro scarsa resilienza in occasione del calo di Bmps sulla notizia dell’OPS su Mediobanca.

Questo certificato emesso da Bnp Paribas, codice Isin NLBNPIT2CPT3  è il classico esempio di bassa resilienza.

Scadenza 3 anni, con barriere al 45% avrà sicuramente interessato i più prudenti, di sicuro non saranno preoccupati che Bmps è scesa del 10%, visto che la barriera è a 3,141€ (ossia al 50% del prezzo attuale) ma il fatto che il prezzo sia già calato di un 4% quando ancora deve essere staccata la prima cedola non può farlo definire un certificato RESILIENTE.

Stessa sorte è toccata a questo airbag emesso da Barclays, codice Isin XS2906656041

Scadenza 3 anni, con trigger cedola al 60% barriera al 50% e airbag, anche questo sarà stato comprato dai più prudenti, oggi il worst of è Bmps ma solo a -2% ed il certificato ha perso molto di più, forse solo perché Barclays ha già scaricato parte delle commissioni implicite visto che è passato un mese e mezzo dall’emissione

Già questo secondo esempio ci dice che, in un momento di massima incertezza come questo, forse le scadenze a 3 anni non sono il massimo (anche in considerazione dei dividendi che le banche pagheranno nel prossimo triennio) , meglio prendere strutture già esistenti che abbiano l’autocall attiva e commissioni implicite già in gran parte scaricate sul mercato.

L’unica arma di difesa è avere una autocall fortemente decrescente, ma su strutture a 3 anni al massimo troviamo il nuovo prodotto di Marex (IT0006767567) che deve ancora fare strike, rende 1,55% mese e ha l’autocall già al primo mese al 98% che poi scende dell’1% al mese (che è troppo poco, considerando che in aprile poi ci saranno i dividendi)

Già potrebbe essere meglio questo di Vontobel DE000VG360S8 a due anni con rendimento dell’1,56% mese e autocall dal secondo mese al 100% per poi scendere del 2% al mese, per cui dopo un anno avrebbe già autocall al 78% contro l’87% di quello di Marex

Come vedete a 3 anni solitamente non scende l’autocall più del’1% al mese, a due anni non scende più del 2% al mese, mentre a un anno vediamo autocall anche del 3-4-5% al mese (anche il 7% al mese su qualche titolo americano).

Un certificato interessante, solo su titoli bancari, con scadenza a un anno, potrebbe essere questo di Marex, codice Isin IT0006767484 

ha sì il trigger cedola più alto, che scende sino al 70% ma un solo dividendo e un autocall che scende del 3% al mese sono una grandissima differenza rispetto agli altri.

Ricordo che sui titoli bancari le strutture permettono di pagare un pò di più che su titoli energetici, assicurativi o utilities, ma i dividendi sono molto alti e, se non dovessero essere recuperati, potrebbero incidere parecchio sulle barriere di protezione (almeno un 7% annuo), per cui una barriera 60% a un anno è sicuramente più difensiva di una barriera 55% a due anni e di una barriera al 50% a 3 anni.

Chi opera nel breve e capisce il valore di una struttura ad alto rendimento con autocall fortemente decrescente potrebbe pensare ad un certificato solo su Bmps (in realtà ha altri 3 titoli tutti di almeno un 20% sopra alla performance di Bmps, che oggi è di gran lunga il worst of), almeno nel breve il focus è su Bmps; oggi, essendo ottimista su Bmps, lo ritengo uno dei migliori certificati presenti sul mercato, si compra a 101,10 ma tra 10 gg si prende la prima cedola del 2,5% e da marzo l’autocall comincia a scendere del 4% al mese

Codice Isin DE000VG2U9D6

Spero di avervi indotto alla riflessione, in questo momento penso che, se non si ha il tempo di seguire il proprio portafoglio, comprare certificati di nuova emissione con scadenze lunghe sia molto pericoloso, troppe incertezze regnano sui mercati; meglio piuttosto un parcheggio al 10%-12%  annuo su un softcallable di vecchia emissione con buoni strike e una bella resilienza: renderà meno ma è molto più resiliente qualora le cose si mettano al brutto.

Il certificato suddetto è uno dei pochi che ha Bmps a -10% da strike ed un prezzo ancora sopra a 100 a dimostrazione di essere un campione di resilienza; se uno lo avesse comprato come me ma non la pensasse come me e ritiene che Bmps sia un titolo che non gli piace potrebbe tranquillamente venderlo (senza bisogno di servirlo sul bid, visto che tutti i gironi ci sono compratori) e passare su qualcosa che non contenga Bmps.

Se invece si ha il tempo di darci un occhio almeno una volta alla settimana, giusto un check di controllo, le scadenze brevi permettono di avere una maggiore protezione iniziale (dovuta al trigger autocall che scende velocemente), poco importa il trigger cedola se inizialmente può sembrare alto; queste sono strutture che vanno vendute non appena un sottostante scende ad un livello che non possa essere raggiunto nel brevissimo (2-3 mesi al massimo) dall’autocall decrescente; non a caso ho clienti che si fanno emettere questi prodotti in svizzera aumentando ulteriormente il rendimento facendosi fare la struttura con barriera continua !!    Rischiosissimo?  No se si imposta di vendere il prodotto prima che si avvicini a meno del 20% dalla barriera.

È solo questione di metodo e di conoscenza della matematica.  Certo poi, quando capita di dover chiudere un’operazione in perdita, occorre rispettare il proprio piano di investimento.

Ne parleremo insieme al mio prossimo webinar

Giovanni

 

VENERDÌ 07 FEBBRAIO ORE 14:00

Appuntamento live mensile gratuito sui certificati con Giovanni Borsi per valutare le nuove emissioni e l’andamento delle precedenti.
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