Imprescindibile quanto imperterrito “buy the dip”
Niente da fare, ad ogni piccolo accenno di storno corrono a comprare l’asset azionario come se non ci fosse un domani, probabilmente spinti dalla grossa liquidità che continua a rendersi disponibile per essere riallocata. Quindi, il buy the dip, l’acquisto sugli affondi, seppur poco profondi, prosegue imperterrito, imprescindibile per il retail, l’istituzionale, il trader di breve periodo e l’investitore di lungo, colpa dell’accumulatore seriale. Sì, la figura dell’accumulatore si identifica in colui che attiva piani di accumulo periodici e automatici attraverso il prelievo dal conto per essere investito in quote di etf, con particolare concentrazione negli asset azionari e questo non fa altro che auto alimentare un circuito vizioso di spinta verso prezzi sempre più alti ed eccessivi. Fino a quando, non si sa, ma al momento diventa curioso capire oltre quali limiti si spingerà il rialzo, il cielo è infinito, la sfrontataggine e provvidenziale fame delle audaci fauci dei compratori continua a premiarli.

A conti fatti, una settimana comunque con un consuntivo positivo del +0,61% mantenendo in vetta alla classifica degli indici mondiali ancora una volta il MIB40 a 38.655 che da inizio anno performa +13%. La classifica delle migliori performance vede primeggiare il settore difesa (da chi?) e la corsa agli armamenti (meno male che gli italiani per Costituzione ripudiano la guerra) di Leonardo con un +9,70% weekly +27,43% nel solo mese di febbraio e addirittura +48,71% da inizio anno. Le altre 5 migliori performance, tutte del settore bancario: Nexi (+8,75%) Mps (+8,46%) Bper (+8,03%) Pop. di Sondrio (+7,83%) e concludendo con Unicredit (+5,91%) che in area 50 rivede le quotazioni di 15 anni fa. La considerazione che va per la maggiore nelle sale trading è relativa alla comparazione degli indici americani, notoriamente sempre trainanti, sottoperformanti rispetto agli indici europei.
È raro, se non unico, questo momento che vede una tale divergenza da inizio anno, con una possibile spiegazione che sembra condivisa un po’ da tutti, cioè il fatto che le magnifiche, che attraggono la maggior parte degli investimenti destinati agli asset azionari, stanno sottoperformando in maniera evidente e persistono in tal senso. Pertanto, tutti gli indicatori quantistici sono programmati per riposizionare le ricchezze investite secondo questo criterio di ponderazione, che ovviamente considera la sopravvalutazione raggiunta negli ultimi due anni. Basti guardare la perdita di peso specifico di Tesla, Nvidia, Broadcom e in percentuali meno incisive Amazon, Google, Meta, Microsoft fino ad Apple che sembrava la miglior candidata alla debacle peggiore ed invece si difende meglio delle altre. Da notare che il maggior azionista di Apple, Berkshire Hathaway di Warren Buffett, che aveva già liquidato una bella fetta di partecipazioni della “Mela”, sta prezzando i massimi storici, non tanto per le partecipazioni azionarie diversificate, bensì per l’enorme liquidità parcheggiata a tre mesi nei treasury USA. Concludendo, uno sguardo al cambio Euro/$ che perde di nuovo 1,04 mentre l’Oro riesce a perdere 100$ dopo aver visto i massimi storici a 2.950$ seguito dal petrolio che chiude sotto 70$. Peggio di tutti fa Bitcoin che tonfa fino a 77.000$ per poi riprendere quota in area 85.000$.
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