6 Gennaio 2022 News

Sta cambiando qualcosa?

Credo che chiunque sia minimamente interessato ai mercati stia notando il forte ribasso dei listini USA, che coinvolge soprattutto il Nasdaq, anche se magari poi arriva il rimbalzo. Molta della “colpa” di questo storno è imputabile a quell’universo di titoli (i FAANG allargati), che sin qui erano stati i veri trascinatori del mercato.

Ma perché succede questo? Cosa spinge gli investitori a rinnegare all’improvviso gli ultimi 20 mesi? La causa va ricercata nel repentino aumento dei tassi di rendimento dei bond statunitensi e nei contenuti delle minute della Fed, appena rese pubbliche.

Il decennale (T-note) sta infatti superando di slancio l’area 1,7% e si appresta ad attaccare i massimi del 2021 (vedi grafico), aprendo scenari nuovi, perché ora il contesto è ben diverso dalla scorsa primavera, a causa del mutato atteggiamento della Fed.

Prima infatti la Federal Reserve schiacciava artificialmente i rendimenti verso il basso col suo piano pandemico da 120mld di dollari/mese di acquisti (ci cui 80 per i bond), ma da novembre ne sta riducendo la portata (tapering), per azzerarlo entro marzo e poi proceder con 3 rialzi di tassi nel 2022.

In questo contesto di cambiamento si inseriscono le minute della Fed, che raccontano di una banca centrale pronta anche a ridurre il proprio bilancio, che in termini pratici significa liquidare una parte degli acquisti fatti nel tempo, drenando così lentamente via una porzione della liquidità immessa a mani.

È una svolta importante, che implicitamente invita gli investitori a rapportarsi con meno enfasi ai bilanci della Fed, tornando a occuparsi dell’economia sottostante, con la quale i mercati hanno perso legame da tempo.

Sono questi i fattori che stanno modificando l’atteggiamento degli investitori. In presenza infatti di questo scenario, scatta “da manuale” la riduzione dell’esposizione sui titoli con PE troppo elevati e/o con una forte esposizione al debito, per preferire quelli con PE più bassi e rendimenti consolidati.

Si perdono quindi un po’ di vista le prospettive di crescita (racchiuse nel termine Growth), per spostarsi sul più solido concetto di Value, generando così una robusta rotazione settoriale.

La fotografia dell’ultima settimana della mappa di mercato dell’indice S&P500 ci racconta proprio questo: si vende il settore growth e con particolare accanimento soprattutto i titoli dai PE fuori scala e si punta su quel segmento Value, che il mercato aveva sin qui perlopiù dimenticato.

Questo trend potrebbe permanere per un po’, anche se come al solito il mercato tende a voler scontare tutto subito, con reazioni immediate e molto marcate, perché tutti all’improvviso remano nella medesima direzione, generando movimenti molto amplificati, che poi possono anche un po’ rientrare.

Teniamone conto quando pianifichiamo i nostri investimenti.

Davide Biocchi

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Giovedi 13 Gennaio ore 14.00