3 Giugno 2024 Borsino

Maggio chiude bene: +2,57% oltre ai dividendi

 

Anche il mese di maggio giunge a conclusione e abbastanza fuori statistica riesce a performare in maniera più che dignitosa, salvando capra e cavoli, smentendo il detto “sell in may and go away” che lo ha sempre contraddistinto per la liquidazione e relativa discesa dei corsi azionari in genere. All’uopo è doveroso sempre mettere in relazione i mesi precedenti e quelli successivi perchè sezionare in modo indipendente i risultati per singolo mese può essere oltremodo fuorviante. Scomodando per un attimo la teoria della correlazione spuria, c’è il rischio concreto di cercare a tutti i costi un legame riguardo al comportamento degli operatori finanziari nel mese di maggio quando invece è una semplice coincidenza e caricare di significato un’analisi fallace già dalle fondamenta. Ecco il motivo per cui la statistica probabilistica deve necessariamente essere a più ampio raggio contestualizzata, quindi il mese in considerazione, maggio in questo caso, va parametrato con le performance dei mesi precedenti e ancor più rispetto a quella accumulata da inizio anno. 

Questo per sfatare i miti e i detti che nella loro obsolescenza anacronistica portano più danni che benefici agli orientamenti degli investitori e invece confermando che la più probabile soluzione per evitare disastri nel lungo periodo è lo spirito di osservazione, costante e paziente. Tornando alla settimana appena passata, Piazza Affari archivia un preciso quanto raro 0% sintomatico di un perfetto equilibrio tra forze rialziste e forze ribassiste, probabilmente attendiste di sapere cosa dirà l’avvocatessa della Bce in tema di tassi e prospettive sui tagli eventuali, ma soprattutto anticipando l’intervento della Fed, unica concreta novità cronologica assoluta! I mercati finanziari non stanno accompagnando i corsi degli asset d’investimento incisivamente ne’ in un verso ne’ nell’altro, non si sbottonano per l’ovvia ragione che “finchè la barca va, lasciamola andare”; infatti, se c’è un po’ di tendenza a flettere da parte degli obbligazionari per le smentite previsioni entusiastiche campate per aria ancora da fine 2023, il probabile scenario sarebbe “data depending” cioè tassi d’interesse mantenuti più a lungo in attesa di dati economici via via rilevati. 

Quindi, se i prezzi al consumo e l’occupazione non calano significa che le economie tirano e non c’è motivo di applicare manovre espansive, tanto meno parlare di recessione che a forza di essere nominata ha stancato tutti ancorchè concretamente percettibile. Il MIB40 chiude a 34.500 con i bancari sempre in forma, mentre continua la negatività di Campari (-3,88%) e Stm (-2,23%) che perde sempre più smalto dallo scorso anno, sia in termini relativi per comparto sia in termini assoluti. Euro/$ a 1,084 in contraddizione rispetto al differenziale tassi, Oro laterale intorno ai 2.350$ così come il petrolio a 77$ e il Bitcoin a 67.777$.

 

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