14 Febbraio 2022 News

L’ultimo reading dell’inflazione in USA, giovedì 10 Febbraio, ha raggiunto il 7.5%, livello toccato solo 40 anni fa nel lontano 1982. L’inflazione, ossia l’aumento del costo di beni e servizi all’interno di un’economia, ha l’effetto immediato di diminuire il potere di acquisto degli individui e di generare instabilità nei prezzi. Il suo aumento è stato dovuto prevalentemente da 5 fattori:

  • Problemi lato offerta o cosi detti colli di bottiglia e supply chain disruptions creati dalla pandemia
  • Aumento delle materie prime, in primis di quelle energetiche, che hanno visti il petrolio salire oltre i $90 a Febbraio 2022 e il gas impennarsi ancora di più
  • Aumento della domanda aggregata sulla scorta di un’economia mondiale in forte rimbalzo nel 2021 dopo il crollo del 2020
  • Aumento della liquidita’ causato dalla forte massa di moneta immessa dalle Banche Centrali mondiali, in particolare dalla FED Americana che ha visto il suo Balance Sheet quasi raddoppiarsi da Marzo 2020 a $8.7 Trilioni
  • Aumento dei salari causati da una forte domanda da parte delle imprese per far fronte alla forte crescita economica (e una forza lavoro in diminuzione post pandemia)

Ed ecco che la FED, decisamente indietro rispetto alla crescita dell’inflazione, ora dovrà intervenire in maniera aggressiva per frenare la corsa dei prezzi alzando i tassi di interesse che ora sono a 0%/0.25% almeno 4/6 volte (a seconda anche dei dati che usciranno) nel 2022.

E ogni volta che storicamente la FED si è imbarcata in un processo di rialzo dei tassi, ci sono sempre state conseguenze notevoli sia lato economia reale, sia lato investimenti.

I Mercati, che pensavano di vivere in un mondo fantastico dove i tassi sarebbero rimasti sempre a 0% e dove i soldi sarebbero continuati a piovere dalle Banche Centrali, stanno iniziando a dover fare i con una realtà ben diversa. Ed ecco che l’Indice S&P 500 segna un -7.9% e il NASDAQ in perdita di oltre il -12%.Volano i rendimenti dell’obbligazionario con il T-Note Americano che dall’1.5% di inizio 2022 ha toccato giovedì il 2% per poi scendere venerdì all’1.9% a seguito dei possibili venti di guerra in Ucraina.

A questo scenario già di per sé complicato, aggiungiamo che una ormai sempre più possibile guerra tra Russia e Ucraina avrebbe come primo immediato effetto quello di spingere il prezzo del greggio sopra i $100 a barile (chiusura a $94 venerdì) e quindi a pesare ulteriormente per le imprese e i cittadini, e quindi sulla ripresa economica.

Ed infatti venerdì, subito dopo la pubblicazione della notizia da parte della Casa Bianca di un imminente attacco della Russia, i Mercati hanno immediatamente reagito: giù pesantemente Equity, su obbligazionario, mentre e’ letteralmente volato il Petrolio, insieme al Gold e il USD come possibile riparo in condizioni di crisi geopolitiche.

Tale contesto, secondo alcuni economisti, sarebbe ideale per la concretizzazione del “Minsky moment”. L’economista Americano Hayman Minsky avanzò l’ipotesi che periodo di grandi espansioni economiche dovute in particolare a situazioni creditizie molto favorevoli che a loro volta hanno spinto al rialzo i Mercati Finanziari e tutti gli asset più speculativi, inducendo le persone ad alzare la leva e (quindi a prendere più soldi in prestito) sono sempre finiti male. Molto male. Perché ad un certo punto arriva il “Redde Rationem”, ossia il punto di non ritorno. E le Banche Centrali che sono state in qualche modo causa e conseguenza di questi forti eccessi, sono costrette ad intervenire aumentando i tassi di interesse, riducendo il credito a disposizione per frenare spinte inflattive sempre più forti e determinando a loro volte rallentamenti economici evidenti, discesa dei corsi azionari e pessimismo tra i consumatori. E il ciclo cosi comincia nuovamente.

Per gli investitori, l’unico possibile rifugio e’ rappresentato dalle Materie Prime (le ultime a cedere durante la fine del ciclo economico che proteggono anche dall’inflazione) e dai titoli che anche durante possibili cicli al rialzo dei tassi performano discretamente bene: e quindi energetici, finanziari, industriali e ciclici. Qualcuno azzarda che “This time is different”. Difficile dirlo. Ma per ora i Mercati stanno prendendo nota.