Pochi giorni fa mi è capitato di assistere ad un webinar di un Emittente affiancato da un sito che vive di sponsorizzate, in cui spesso i certificati promossi sono strutture di basso livello e ovviamente con rendimenti offerti che difficilmente reggerebbero il fatidico confronto.

Mi è venuta subito l’idea di confrontare il prodotto con una struttura che spesso è poco utilizzata in questo tipo di operazioni se non dopo lo stacco del mega maxi coupon.

Il bello dei certificati è che permettono di incassare buone cedole con buone protezioni; è chiaro che non tutte le ciambelle riescono col buco e a volte (se c’è un rendimento superiore allo zero c’è sicuramente un rischio, visto che ora le banche cominciano a chiedere di pagare un tasso di interesse se si lasciano i soldi sul conto) bisogna saper uscire da una posizione in perdita o cambiare cavallo per mantenere inalterate le probabilità di successo delle proprie operazioni.

L’importante è il risultato finale di tutto il portafoglio, non voler chiudere un’operazione in perdita può significare ingessare quella parte di portafoglio per lungo tempo senza alcun beneficio danneggiando il risultato nel suo complesso: ricordo che se ho un portafoglio che rende un 10% all’anno su 10 prodotti, non ottenere questo rendimento sul 10% del proprio portafoglio, anzi conseguire una perdita del 30% fa sì che dal certificato in sofferenza io anziché un contributo dell’1% su tutto il mio portafoglio ottenga una perdita del 3%, per cui basta un solo certificato in loss del 30% che già il mio portafoglio renderebbe il 6% anziché il 10%; se addirittura sono 2 i certificati in perdita già sono al 2% di risultato.

Io solitamente ho rendimenti potenziali ben più alti per cui riesco ad assorbire molto meglio eventuali loss.

 

 Webinar Gratuito  "GB Certificates" - Lunedi 18 Ottobre ore 14.00

 

Questi ragionamenti vanno fatti, perché spesso c’è chi investe in prodotti che rendono un misero 6% con barriere al 50% e ovviamente non interviene fintanto che un sottostante va a barriera ma a quel punto anche se il disastro ha coinvolto 1 solo sottostante sul 10% del proprio portafoglio ha già rovinato tutto, in quanto il certificato gli genera una perdita monstre del 50% (che sul 10% del portafoglio è il 5%) con il restante 90% del portafoglio in grado di produrre un misero 5,4% di rendimento (6% sul 90%): questo per me è il miglior modo di perdere soldi coi certificati.

I certificati recovery sono sfruttati dagli Emittenti (ovviamente a loro non frega nulla che il cliente recuperi o meno la perdita) per fare superare le difficoltà che ha la stragrande maggioranza degli investitori di vendere un prodotto in perdita: da un lato la cosa potrebbe essere vista positivamente, perché è veramente stupida la frase che molti dicono “Finché non vendo non ho ancora perso nulla.”

Purtroppo gli Emittenti (un caso eclatante si è verificato con la lira turca, quando venivano emessi di continuo nuovi prodotti che non facevano altro che aumentare le perdite dei malcapitati sottoscrittori) cercano solo di fare uscire il cliente da prodotti scoppiati così da poter guadagnare nuove commissioni di collocamento con prodotti con strike altissimi in cui basta che l’azione scenda anche di poco che non si recupera un bel niente: cedole non se ne vedono e spesso la decisione del cliente è fatta solo e unicamente perché può comprare il nuovo certificato al prezzo del vecchio, così che nella sua testa pensa di aver fatto una genialata, viste le migliori probabilità di rimborso del secondo prodotto.

Ma se solo studiassero un po' di più capirebbero che sono meglio altre soluzioni, decisamente con un miglior rapporto rischio rendimento, l’importante è superare l’ostacolo dello switch allo stesso prezzo, e scegliere un prodotto che ti può dare quel rendimento che serve per recuperare la perdita senza correre il rischio di vederlo andare in autocall troppo presto (senza recuperare la perdita subita nello switch), se va in autocall devo aver recuperato la perdita subita dal prodotto venduto e per fare questo ci vorrebbe un prodotto con cedole del 3% mensili (e no autocall per 12 mesi) che è impossibile trovare sul mercato, oppure un maxicoupon come quello che vi sto presentando.

Questo certificato, che già risulta essere molto scambiato e apprezzato nelle sue prime settimane di vita, non so con che finalità i compratori lo stanno acquistando.

IT0006748914 Certificato emesso da Smart Etn scadenza 1/10/2025

A

Potrebbe essere comprato:

-        Semplicemente per spostare in avanti le minus

-        A livello speculativo sapendo che queste tipologie di certificati tendono a salire prima dello stacco della maxicedola

-        Confidando in un calo della volatilità (salita soprattutto sui titoli del pharma) che ne ha fatto scendere il prezzo sotto al nominale

-        Semplicemente per il rendimento offerto, anche post stacco cedola

Oggi lo voglio vedere sotto un’altra veste, ossia con la finalità di sostituire prodotti scoppiati che valgono oggi nell’area 500-700 e magari non pagano più cedole e sono anche a rischio di essere rimborsati con grandi perdite a scadenza.

Perché uno dovrebbe comprare questo prodotto ora a 970 e non aspettare post stacco cedola che valga 570?

Se io aspetto dicembre e lo compro a 600 (potrebbe essere a 500 come a 700, non lo posso certo sapere quanto varrà a dicembre) così da fare uno switch con gli stessi soldi realizzo la minus sullo switch nel 2021 e poi dovrò aspettare l’eventuale autocall o scadenza del certificato per recuperare i 1000 punti.

E se ho già altre minus non sono molto interessato ad aumentare il mio zainetto fiscale.

Se invece io vendo il certificato in perdita, aggiungo qualche soldo e compro questo certificato a 970 oggi, a dicembre, con lo stacco della maxicedola del 40% ho già compensato le minus del certificato venduto per cui (se ho già minus in portafoglio pregresse) a livello di zainetto fiscale non ho variazioni di rilievo.

Do per scontato che chi sta seguendo questi miei ragionamenti abbia già altre minus in portafoglio perché è fin troppo chiaro che uno che sta pagando capital gain avrebbe tutto l’interesse ad aver già venduto il certificato in perdita così da non dover pagare capital gain, per cui non vedo neanche la necessità di ricorrere ad uno switch del genere.

Tornando al certificato in questione e ad un normale recovery bonus perché molto meglio il primo?

Il certificato di cui ho sentito parlare al webinar è stato emesso a 70 e rimborsa 100 (quindi oltre il 40% in più) ma lo strike del sottostante è stato fatto a 10 col sottostante a 7, per cui basta che il sottostante non salga o che non riesca a recuperare i futuri dividendi che si rischia di aver solo aumentato le minus: il meccanismo del prezzo a 70 gioca brutti scherzi al compratore.

Sarebbe stata la stessa cosa per l’Emittente emettere il prodotto con strike 10 dicendo che a scadenza avrebbe pagato un bonus del 40% se il titolo sarà sopra strike (ma verrebbe naturale a questo punto fare un confronto con i top bonus che magari hanno barriera all’80% o al 70%, e ovviamente non riescono a pagare il 40% di rendimento): ma secondo voi, se fatto con nominale a 100 (nella sostanza non cambia nulla) lo avrebbe comprato qualcuno?? NO

Anche se finanziariamente le due cose sono matematicamente identiche il risparmiatore ama comprare il prodotto a sconto sul prezzo, come una volta si illudeva che i bot pagassero gli interessi anticipatamente.

Siamo all’abc dell’educazione finanziaria nel mese dell’educazione finanziaria, ma queste cose non mi sembra che le dica nessuno!!!

Il prodotto che ho citato, ovviamente ha titolo volatili, se no non potrebbe di certo competere con un prodotto su un unico titolo che non ha protezione alcuna visto che ha la barriera al 100% del valore del sottostante al momento dell’emissione (che non è lo strike del prodotto, quello è deciso arbitrariamente molto più alto così da poter garantire un prezzo di emissione basso).

Attenzione se io faccio un prodotto su Intesa con strike 5 euro e barriera al 50% quando Intesa vale 2,50€ è come se facessi un prodotto con strike 2,50% e barriera al 100% dello strike.

È veramente allucinante come tanta gente cada in questa trappola mentale.

Il certificato che ho citato nell’immagine, se comprato oggi a 970 permette di incassare il 40% a dicembre e poi avere un rendimento sul capitale investito di 570 di oltre il 10% annuo a livello cedole (0,50% mensile su un nominale di 1000) ed il rimborso a 1000 dopo 4 anni, qualora nessun titolo del paniere sia sceso di oltre il 40%.

In caso di autocall tra 12 mesi otterrei un rendimento a dir poco stellare, se invece non mi rimborsa in anticipo ma va in porto positivamente a scadenza il rendimento sfiorerebbe il 120% in 4 anni (230 di cedole +430 di capital gain su 570 investiti).

Il rischio dei recovery è di non incassare neanche una cedola e se il titolo perde un ulteriore 10% mi ritrovo a scadenza di aver perso un ulteriore 10%.

Nel caso invece del certificato Maxicoupon, una volta incassato il cedolone per perdere sul capitale investito non dovrei incassare neanche una cedola mensile successiva (ma dubito che in pochi mesi il peggior titolo del paniere possa già aver perso il 40%) ed in ogni caso a scadenza se un titolo dovesse aver perso il 50% verrò rimborsato a 500 (perdendo solo 70 punti dai 570, cui dovrò togliere i 60 punti di cedole all’anno che potrei aver incassato dopo la prima maxicedola), mentre col recovery se il titolo mi perde il 50% mi ritrovo il rimborso esattamente con una perdita del 50%.

Ricordo inoltre l'appuntamento con il prossimo Webinar gratuito "GB Certificates":

ISCRIVITI AL WEBINAR GRATUITO "GB CERTIFICATES"

 Lunedi 18 Ottobre ore 14.00

Se non riesci a partecipare iscriviti in ogni caso così potremo inviarti il link con la registrazione del webinar

 A presto

Giovanni Borsi