Dal grafico sottostante si può ben notare che in passato la giornata delle 3 streghe ovvero il giorno nel quale scadono contemporaneamente i contratti su indici titoli ed opzioni che avviene il terzo venerdì di ogni trimestre oltre a registrare un netto aumento delle contrattazioni e della volatilità abbia coinciso in tanti casi in una inversione del trend in essere.

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Tutto questo è stato stravolto negli ultimi 18 mesi per l’enorme liquidità immessa nei circuiti finanziari dalle banche centrali attraverso il quantitative easing (solo il piano della Fed fa registrare acquisti di 120 mld di dollari al mese) una politica iper accomandante che non ha precedenti ed indubbiamente è stato il vero carburante per non dire il solo che ha permesso un rialzo tanto forte e continuativo di quasi tutti gli assets segnando massimi su massimi ed arrivando a valori stratosferici.

Gli indici americani hanno più che raddoppiato il proprio valore, seguiti da quello tedesco, dall’eurostoxx, perfino il nostro FTSE MIB è riuscito nell’impresa di rompere una congestione che manteneva i prezzi bloccati da più di un decennio e il trend sembra molto promettente.

Questi dati non trovano ancora riscontro nell’economia reale ed è questa la scusante o la ragione maggiormente utilizzata da tanti, fin troppi analisti, investitori, piccoli risparmiatori, che non sono stati in grado di sfruttare l’enorme trend rialzista tuttora in atto, adducendo le più svariate giustificazioni - prezzi alti, valutazioni eccessivamente gonfiate, volatilità incontrollabile, crisi pandemica ancora di attualità e contagi in risalita, timori geopolitici e così via, e adesso sperano, invocano una fantomatica correzione che finora non si è palesata.

Il segnale che ci spingerà ad essere ancora più prudenti e guardinghi sui mercati ed alleggerire qualche posizione, come sempre accaduto in passato, potrà essere rappresentato proprio dal cambiamento d’opinione dei più pessimisti, quando questi ultimi sfiancati, sfiniti da mesi di rialzi continui percepiranno la possibilità di perdere l’ultimo treno disponibile e finalmente si accoderanno e convertiranno alla direzionalità di fondo, quello sarà un campanello d’allarme di fondamentale importanza, d’altronde se hanno comprato tutti o quasi, margini per ulteriori rialzi sono improbabili.

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Il simposio annuale di  Jackson Hole di fine Agosto scorso (la prima volta con relatori tutti americani che conferma la politica isolazionista del nuovo corso presidenziale) con le dichiarazioni di Powell volutamente aperte a qualsiasi scenario e anche il recente dato sull’occupazione del settore non agricolo (Non-farm Payrolls) molto al di sotto delle aspettative non hanno minimamente scalfito il trend rialzista e dopo leggerissime vendite in concomitanza con l’uscita del dato i compratori sono tornati alla carica.

Se poi veramente si dovesse andare verso un alleggerimento degli acquisti mensili da parte delle banche centrali come stanno dibattendo da mesi, passare da una semplice correzione o assistere a qualcosa di più profondo non sarebbe né la prima né l’ultima volta.

I mercati finanziari è vero sono imprevedibili ma allo stesso modo sono costellati da operatori professionali nei quali possono variare diversi aspetti ma restano pur sempre degli essere umani, con le proprie emozioni, i sentimenti da gestire, la paura, la sorpresa, la gioia, la frustrazione, e nei quali l’avidità che non è certo un pregio è estremamente complicata da controllare, aggiungiamoci pure che gli scambi vengono effettuati quasi interamente da software velocissimi per cui un repentino cambiamento di sentiment o direzione può essere un evento che potrebbe verificarsi anche in poche sedute borsistiche.

Le reiterate iniezioni di denaro hanno ignorato dati negativi, nascosto difetti e mancanze che prima o poi dovranno essere prese nella giusta e corretta considerazione, in America si assiste ad congestione portuale senza precedenti, situazione particolarmente critica in 2 porti chiave Los Angeles e Long Beach che da soli rappresentano un terzo di tutte le importazioni statunitensi e nei quali migliaia di container sono bloccati e in attesa di essere scaricati con tutte le pesanti ripercussioni che ne derivano.

Solo in California ci sono attualmente 56 navi da carico ancorate nei due maggiori porti sopracitati, di cui 44 sono navi portacontainer in attesa di ingresso da settimane. È il numero più alto registrato dall'inizio della crisi sanitaria, supera il famigerato record di 40 stabilito nel febbraio 2021, secondo un rapporto diffuso dal Marine Exchange of Southern California. Ed è probabile che l'ingorgo peggiori molto poiché la corsa alla stagione delle vendite con il Thanksgiving prima e poi le festività natalizie è appena iniziata. I rivenditori sono alla disperata ricerca di scorte prima dell'inizio della stagione e prima che emergano ulteriori carenze di prodotti.

Nel nostro paese i crediti deteriorati delle banche italiane per una somma di 57,4 mld rappresentano tuttora una grande incognita, è vero nella penisola si vive un momento di ritrovata credibilità grazie alla ritrovata fiducia degli investitori internazionali, da ascriversi quasi completamente al nome dell’attuale primo ministro ed ex presidente della BCE, Mario Draghi, nome che gli investitori hanno imparato a conoscere ed apprezzare negli ultimi anni per i fatti e non solo per le promesse, a livello politico ci saranno a breve degli appuntamenti che potrebbero rimescolare per l’ennesima volta le carte in tavola.

Fondamentale sarà il passaggio a febbraio per l’elezione del nuovo presidente della Repubblica e molti danno proprio il nome dell’attuale premier in pole position: in questo caso, tutt’altro che improbabile, si dovrebbero trovare nuovi equilibri rapidamente, e una figura con uno spessore elevatissimo per non far rimpiangere “SUPER MARIO”, altrimenti l’instabilità, la speculazione, una veloce impennata della volatilità, potrebbero colpire nuovamente il bel paese con tutti i rischi che ne conseguirebbero.

I mercati non dimenticano nessun dato e quando prendono una direzione, un po' come succede con le cedole a memoria, presentano il conto con i relativi interessi, hanno solo bisogno di un ottimo detonatore e a quel punto i media giustificano l’ampiezza del calo tirando fuori anche i dati che in passato, pur negativi, il mercato aveva ignorato.

Il tapering è un argomento delicatissimo ma non l’unico in grado di creare caos, la crisi portuale sulla quale i media colpevolmente tacciono potrebbe innescare un veloce aumento dell’inflazione e la Fed si troverebbe a ridurre gli acquisti prima del previsto e questo significa anche che miliardi e miliardi di banconote stampate verranno sottratti ai mercati finanziari, aggiungiamoci anche che l’indice americano SP 500 ha disegnato un perfetto pattern di inversione l’Evening Star da manuale delle candele giapponesi

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e tutti gli elementi sembrano andare nella direzione di un imminente storno, ci sono svariati “ordigni” disseminati sui mercati finanziari pronti a deflagrare, le prossime settimane saranno cruciali per comprendere se gli “artificieri” riusciranno ancora una volta a mettere in sicurezza e tranquillizzare i mercati globali.

La parola d’ordine è prudenza con gli investimenti, prestando maggiore attenzione alla protezione che ci viene offerta dai certificati, alla struttura degli stessi, ai sottostanti più sensibili alle news, alle barriere e alla duration.

Non a caso noi abbiamo monetizzato diversi certificati con sottostanti americani, da noi privilegiati da più di un anno con ottimi risultati, passando a certificati su sottostanti meno volatili e con barriere più profonde, tra quelli che ho citato nell’ultimo articolo che ancora oggi si comprano sotto la pari il più prudente è sicuramente quello sui titoli italiani che rende un bel 10% con tutti i titoli sopra strike, le barriere al 50% ed il prezzo ancora sotto al nominale

DE000HR9FZT8 Certificato emesso da Unicredit, con scadenza 21/08/2025.

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Ho visto sui social che molti spingono su questo certificato di Ubs (che già solo l’Emittente mi fa raddrizzare le antenne) dal codice DE000UE97UD3 con sottostanti Eni Intesa e Ferrari che sicuramente è un discreto certificato con caratteristiche simili in termini di barriere ma con un rendimento decisamente più basso (7% contro 10%) e poi con un titolo (Intesa) che staccherà corposi dividendi nei prossimi mesi;

DE000UE97UD3 phoenix memory eni intesa ferrari scadenza 2024

non a caso Intesa sono già anni che ha migliorato la propria efficienza, ma non credo possa proseguire con i margini degli ultimi anni sul gestito e sui certificati che colloca sfruttando al massimo la sua forza commerciale (Fideuram, San Paolo Invest ed ora Iwbank, oltre ovviamente ai private del Gruppo) e già oggi si comincia a vedere una certa debolezza del titolo cui sicuramente ora preferirei Unicredit (cui regaleranno la parte sana di Bmps) o Bper che l’anno scorso ha comprato le 500 Filiali di Ubi e sta migliorando tantissimo i suoi bilanci ed ha ampi margini di crescita qualora riuscisse a seguire il modello di Intesa e la redditività sul gestito oltre ad entrare nel ricco mondo dei certificati in collocamento sul mercato primario.

Ognuno ha le sue idee, ma di sicuro sarà il mercato a dirci quale sarà il migliore ed io credo che nei prossimi tre mesi il rendimento dei due certificati sarà abbastanza diverso, quello di UBS potrà soffrire degli stacchi dei dividendi di Intesa (qualora nel sistema di pricing non li avesse già considerati) e del flusso cedolare più basso, poi sicuramente se dovesse aumentare la volatilità e di conseguenza i rendimenti offerti sulle nuove emissioni questo andrà a penalizzare le vecchie emissioni che sono state poco generose (come notoriamente sono quelle di UBS)

Vi aspetto al mio prossimo webinar in cui preparerò una analisi delle ultime novità, parlando anche del nuovo certificato dei certificati, prodotto interessante ma... sul fronte dei costi?... superato lo scoglio normativo potrebbe essere la volta buona che una sana concorrenza tra gli Emittenti abbatta i costi (troppo elevati in questo primo certificato) a favore dell’utente finale.

 

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 A presto

Giovanni Borsi