Il mercato dei certificati di investimento non sta conoscendo crisi, anzi, il recente crollo delle quotazioni ha portato molti Emittenti a dover rinnovare l’offerta con emissioni che rispecchiano gli attuali prezzi di mercato di molti sottostanti.

Alcuni Emittenti continuano imperterriti nella loro politica di coprire il mercato con i soliti sottostanti e le solite strutture ed il più delle volte approfittando della volatilità attuale per ritagliarsi un maggior utile. Altri Emittenti invece privilegiano titoli e/o settori economici a tema, che possano al contempo beneficiare di buone cedole grazie alla volatilità ancora alta del momento, così come di business al riparo dalle conseguenze ancora non ben quantificabili dell’attuale pandemia.

La coperta però è lunga sempre uguale: se arrivi ad avere rendimenti più alti, è perché sei andato su dei sottostanti altamente volatili che incorporano automaticamente cedole più alte, ma anche rischi più alti. C’è un’altra fetta consistente di pubblico che però si attiva maggiormente davanti a protezioni più ampie ed è disposta anche a sacrificare qualche punto percentuale di cedola pur di avere una barriera più profonda.

Noi che siamo vecchi del mestiere non guardiamo né la cedola, né la barriera. O meglio, le guardiamo attentamente entrambe, ma solo DOPO avere rigorosamente valutato la solidità dei sottostanti. E’ facile per un Emittente tirare fuori una cedola più alta della media per attirare più compratori possibili, ma questo è solo uno specchietto per le allodole se i sottostanti sono scarsi o dai comportamenti folli. Mai come oggi è importante evitare la “Hertz” di turno o la prossima compagnia aerea che fallirà (Swiss Air docet), o anche solo che verrà salvata con intervento dello Stato.

Questo articolo è dedicato a un certificato valido con una buonissima struttura e costruito su 2 sottostanti che hanno dimostrato di essere performanti e di appartenere a due settori economici che dai nuovi equilibri dovuti alla crisi potranno essere solo avvantaggiati.

Stiamo parlando di SHOPIFY (e-commerce o commercio elettronico) e di SALESFORCE (cloud computing).

Il Covid-19 ha drasticamente cambiato le nostre abitudini quotidiane: essendo costretti a stare in casa, le persone hanno avuto modo di navigare sul web e procedere ad effettuare online acquisti sia di prima necessità che non, ed in tante occasioni lo hanno fatto per la prima volta perché costretti (secondo una analisi di Forbes il 75% degli acquisti nell’ultimo mese è avvenuto proprio da persone che non avevano mai acquistato online in precedenza) ma, tuttora che il ghiaccio è rotto e hanno visto i molteplici vantaggi logistici e di tempestività, in quanti di loro manterranno questa nuova abitudine anche quando la situazione sarà integralmente ripristinata?

L’e-commerce sta avendo la meglio rispetto all’acquisto tradizionale presso i negozi fisici e questa pandemia ne ha acuito ed accelerato sia i tempi che i modi.

Le aziende più smart già da qualche anno stanno implementando un processo di digitalizzazione della propria attività, con lo scopo di accrescere i fatturati. Quello che sta succedendo adesso in fondo è solo un’accelerazione di un processo evolutivo partito tanto tempo fa e che ci vedrà sempre più presenti sul virtuale.

Shopify è stata fondata in Canada 16 anni fa e rappresenta il più avanzato sistema di e-commerce in circolazione: permette di configurare in maniera molto semplice e intuitiva attraverso un account il proprio negozio online, senza richiedere l’installazione di un software su un proprio server.

Nel 2015 si è quotata al NYSE, raccogliendo 131 milioni di dollari con un prezzo di IPO di 17 dollari.

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Fonte Investing

Il grafico ci mostra la sua crescita spaventosa (più quasi 80% da inizio anno), ancora più accentuata negli ultimi mesi che ci hanno visti costretti chiusi in casa: parte di questa impennata dipende dai blocchi introdotti per il Covid 19, che hanno fatto incrementare il numero di commercianti decisi ad aprire il proprio negozio online tramite questa piattaforma. Shopify ha tra i suoi maggiori clienti a livello mondiale player del calibro di Tesla, Budweiser, The New York Times e The Economist.

Salesforce è una azienda californiana nata nel 1999, che fornisce una piattaforma e degli applicativi tecnologici, che consentono di gestire la relazione con i clienti finali (v. il classico CRM, o Customer Relationship Management), automatizzando alcuni processi e rendendone molto più snella la gestione (Enel, Hp e Coca Cola sono tra i suoi oltre 200.000 clienti).

Nel 2004 Salesforce raccoglie 110 milioni di dollari quotandosi al NYSE e da quel momento inizia la sua ascesa verso il successo (1’ posto nella classifica Great Place To Work).

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Fonte Investing

Leonteq a metà maggio ha emesso un certificato con un ottimo payoff (rendimento del 15% annuo) e questi due titoli americani come sottostanti (in ogni modo non c’è il rischio cambio, perché la struttura è Quanto).

ISIN: CH0539861309 emesso da Leonteq con scadenza a 3 anni

CH0539861309

Cedola a memoria del 3,75% trimestrale, con trigger al 70% dello strike (la prima cedola sarà pagata a metà agosto)

Barriera finale: 60% dello strike

Da novembre 2020 entra in funzione la clausola autocall con livello posto al 100% del prezzo iniziale ed il trigger autocall decresce del 5% all’anno (da maggio 2021 sarà al 95%, da maggio 2022 sarà al 90%, mentre a scadenza a maggio 2023 farà fede la barriera posta al 60%)

Perché quindi dover necessariamente scegliere tra barriere profonde e sottostanti solidi, quando con questo certificato si ha un 15% annuo di rendimento, la barriera al 60% e due sottostanti che ci danno sicurezza?

C’è un unico aspetto che potrebbe frenare l’investitore, quando lo va a cercare sul book e lo trova sopra la pari (oggi 21 maggio il certificato quota 1020 lettera), cosa che solitamente frena a prescindere, perché l’acquisto sopra la pari viene percepito dai più come una perdita futura certa e non, al contrario, come una conferma della bontà del certificato.

Continuando i nostri confronti tra certificati simili, potremmo guardare un certificato che è già stato oggetto di un nostro precedente articolo.

Isin: DE000VP3BJJ9 emesso da Vontobel con scadenza 5 maggio 2022

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Questo certificato di Vontobel presenta diverse analogie con quello di Leonteq:

-         è su titoli americani che hanno superato indenni la crisi e sono sui massimi dell’anno (sono 4 titoli e non 2, per cui c’è un maggior rischio, anche se 2 di questi titoli sono già ad oltre il 20% di performance dal momento dell’emissione)

-         ha lo stesso rendimento cedolare (7,5% semestrale anziché 3,75% trimestrale)

-         va in autocall dopo 6 mesi

Il certificato Vontobel però oggi quota 96,40 lettera, bypassando anche il freno dell’acquisto sopra la pari.

Molti si chiederanno come mai questo certificato quota ancora sotto la pari, nonostante Amazon e Snap siano saliti del 6-7% e gli altri due titoli addirittura del 20% Uber e del 40% Beyond.

Da questo si deduce la mossa di Vontobel che ha deliberatamente abbassato il flusso cedolare (la cedola avrebbe anche potuto ammontare a circa il 20% annuo, visto che si tratta di 4 titoli discretamente volatili), così da assicurarsi un prezzo sotto la pari anche con un rialzo del 6-7% del worst of, come si è puntualmente verificato.

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Un caro saluto

Giovanni Borsi & il Team GB Investing

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