IN CERCA DI CAPITALE GARANTITO – 2’ PUNTATA

La stragrande maggioranza delle persone, se posta davanti al bivio tra minor rischio e maggior rendimento, solitamente alla fine opta prima di tutto per la garanzia di non perdere soldi. A maggior ragione in un momento epocale come quello attuale in cui molti portafogli sono andati in fumo e faranno parecchia fatica a rialzarsi, l’esigenza primaria dopo la scottata è la protezione più alta possibile.

I profili più prudenti sono in realtà molto a rischio anche loro, perché nel mondo dei certificati di investimento gli Emittenti possono ancora fare affidamento sul fatto che solo una piccolissima parte di pubblico che utilizza i certificati nei propri investimenti finanziari (che già è piccolissima rispetto agli investitori totali) è in grado di valutare e prezzare correttamente le offerte che riceve, così è più facile per chi governa i prezzi gonfiare certe variabili piuttosto che altre, evidenziare alcuni fattori e nasconderne altri, che tanto nel numero finale, che rappresenta il prezzo, non è facile neanche per un professionista saper distinguere la reale incidenza di questi costi.

Anche quando si cerca dichiaratamente un prodotto a basso rischio e a capitale garantito, è facilissimo cadere vittime di proposte che sembrano decenti, giusto perché solo l’espressione “capitale garantito” quieta gli animi e abbassa le difese, ma che in realtà sono spesso oberate di costi e non sarebbero in grado di reggere confronti con altri prodotti simili (anche perché se non si sa che esistono alternative e non si sa confrontarli, il dialogo ha vita breve e di solito si firma in filiale poco convinti una montagna di cartaccia, che tanto il capitale è garantito, chissà tra quanti anni…)

Se sei particolarmente attento al rischio e cerchi un prodotto senza eccessive pretese e che ti lasci dormire tranquillo, queste sono le 2 trappole peggiori che devi evitare:

  1. NO certificati di investimento acquistati in fase di collocamento
  2. NO certificati di investimento emessi da una Banca Italiana.

Il mio timore non è sul fallimento delle banche italiane, perché non credo accadrà, ma oggi più che mai il pericolo è con i CDS (i contratti che garantiscono dal fallimento dell’Emittente), che sono saliti anche al 3% all’anno! Se sei in cerca di capitale garantito, allora come prima cosa dovresti coerentemente guardare proprio il rischio Emittente.

L’espressione “capitale garantito” può fare gola, ma al di là dei caricamenti impliciti ben nascosti, su cui gli Emittenti fanno dei bei numeri al di là della loro legittima remunerazione, a volte l’autoinganno in cui cadono i più inesperti è prima di tutto nel significato parziale che viene attribuito all’aggettivo “garantito”.

Cosa preferisci tra un certificato a capitale garantito emesso da IMI o da Akros o da Unicredit, rispetto a un certificato con sottostante Intesa San Paolo e barriera al 50%?

Se ti limiti a guardare la protezione al 100% senza tenere conto del contesto, stai scegliendo a occhi chiusi: se Intesa dovesse dimezzarsi dai prezzi attuali e infrangere la barriera del 50% (parliamo di una delle banche meglio gestite al mondo) quel certificato perderebbe la protezione ma, se succedesse un fenomeno del genere, dubito che il rimborso del capitale a scadenza sarebbe davvero così garantito.

Questo solo per farti notare come a volte anche solo una parola anziché un’altra possa indurre le nostre decisioni di acquisto in una direzione piuttosto che in un’altra.

Un tema emergente che sta incontrando il favore del pubblico sono i certificati di investimento aventi come sottostante un fondo comune di investimento. Ne abbiamo visti a centinaia con azioni e indici finora, adesso vedremo un certificato che ha come sottostante un fondo di una nota casa di investimento americana PIMCO: GIS Global Investment Grade Credit Fund.

Il codice Isin del certificato è: XS1575030736 emesso da Citigroup

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Funziona esattamente come il certificato che abbiamo trattato nel nostro primo articolo sui certificati a capitale garantito, con protezione totale del capitale garantita a scadenza e unici rischi legati al cambio (è quotato in dollari) e all’Emittente (in questo caso molto solido, essendo la terza banca a livello mondiale).

PIMCO fu fondata nel 1971 in California con la specializzazione in titoli a reddito fisso, ossia in Titoli di Stato di Stati sovrani/di società private. Iniziò la sua carriera con un asset totale di poco più di 10 milioni di dollari (gestione degli investimenti dei clienti della compagnia assicurativa Pacifici Life Insurance).

Il trading attivo sulle obbligazioni incrementò parecchio i rendimenti e nel 1987 nacque il FONDO TOTAL RETURN (bond a medio termine con pagamento di un dividendo mensile), che arrivò a gestire fino a 250 miliardi di dollari grazie a William Bill Gross, considerato il “RE dei Bond”, e diventando il maggior fondo obbligazionario del mondo.

Venendo ai giorni nostri, il fondo sottostante il certificato di cui parliamo oggi è il GIS Global Investment Grade Credit Fund, un fondo a gestione attiva che lavora principalmente su obbligazioni societarie globali con rating Investment grade, ossia gli asset ritenuti più affidabili e meno rischiosi da parte degli investitori istituzionali.

Questi sono i primi 10 titoli societari in cui investe il fondo

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Fonte: Pimco

E questi sono i primi 10 settori in cui investe il fondo

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Le condizioni attuali dei mercati finanziari, implosi con lo scoppio del coronavirus, hanno richiesto una pronta mobilitazione ed un’intensificazione della diversificazione a tutti i fondi a gestione attiva, con l’obiettivo di cogliere opportunità con rischio/rendimento contenuto ed orizzonti temporali di più lungo periodo.

Per GIS i settori di punta continueranno ad essere quello bancario e quello tecnologico, con un incremento verso gli emittenti di obbligazioni del settore delle telecomunicazioni. PIMCO sta mostrando un approccio più cauto nei confronti dei settori ciclici, notoriamente meno difensivi, perché sono molto più esposti verso la catena di approvvigionamento, che in questo periodo sta soffrendo il rallentamento economico.

Il fondo GIS, da quando è stato lanciato nel 2006, ha sempre registrato un rendimento decisamente positivo, sapendo fronteggiare anche la crisi post Lehman Brothers nel migliore dei modi o, meglio dire, avendola trasformata addirittura in una opportunità di overperformance.

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Fonte: Pimco

L’unico drawdown un po’ più accennato dei precedenti risale ad un mese fa a causa del COVID–19: il fondo ha perso circa un 10%, ma è un risultato di tutto rispetto considerando quello che è successo sul mercato nel resto del mondo.

Io non sono mai stato un amante dei fondi comuni di investimento, perché conosco bene le loro logiche, le loro regole, i loro limiti e le loro lentezze e lungaggini burocratiche e di sicuro non rientrano nei miei investimenti personali, né tanto meno rientreranno mai nei miei percorsi didattici o consulenziali. Ma davanti a questi gestori, non posso fare altro che complimentarmi con loro.

Ecco perché ora che c’è un certificato su questo fondo come sottostante e ora che il pubblico è in cerca di certificati protetti da una parte, ma rimane legato storicamente ai fondi dall’altra, questo strumento può essere una valida opportunità. 

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Un caro saluto

Giovanni Borsi & il Team GB Investing