Da quando è scoppiata la crisi e i rendimenti dei certificati sono andati alle stelle si è aperto un divario enorme tra un Emittente e l’altro, tanto da far pensare male.

E’ come se l’Emittente, che stupido non è e i suoi affari li sa fare molto bene, anziché uscire con i rendimenti che oggi offre il mercato, avesse deciso di tenersi parte di questi rendimenti aggiuntivi lucrando commissioni decisamente più alte, pensando che intanto chi ha tante minus è comunque costretto a comprare questi prodotti per cui anche se si prende un 13% al posto di un 20%, finché si accontenta di andare in banca e sentire solo quella campana si fa andare bene quello che gli viene offerto, anzi magari pensa pure di avere fatto un buon affare perché il 13% gli sembra tantissimo e che non credeva esistessero prodotti così “vantaggiosi”.

Magari guardarsi intorno e non fermarsi alla prima offerta che ti offrono su internet, se non conosci bene la materia e non approfondisci le alternative che offre il mercato, rimarrai sempre incantato dalle pubblicità che ti fanno vedere prodotti che sulla carta sembrano straordinari.

Peccato che c’è il buon vecchio camaleonte di Gb Investing, che almeno ai suoi lettori, insegna l’arte del confronto e mette impietosamente a nudo differenze difficilmente giustificabili se non dall’avidità delle banche Emittenti, cui frega ben poco del risultato finale che otterrà l’ignaro risparmiatore.

Nell’elenco che seguirà analizzerò alcuni prodotti che devono ancora staccare la maxicedola, ma ritengo che i primi due siano gli unici meritevoli di attenzione, anche se il prezzo particolarmente basso degli altri possa attrarre i più sprovveduti.

Teniamo sempre presente anche come quotano, Citi sta quotando con un 1% di differenza tra denaro e lettera, Leonteq con un 1,5%, Natixis con quasi il 3%, è un costo implicito che spesso il risparmiatore non considera ma va visto, soprattutto se il prodotto non si ha intenzione di tenerlo sino a scadenza.

CODICE ISIN: CH0535738121 emesso da Leonteq scadenza aprile 2025

1

Il certificato ha come sottostanti 4 titoli, EDF, ENI, Prysmian e Societe Generale, paga la maxicedola del 23% tra un mese con trigger al 35% del prezzo di partenza, successivamente le cedole diventano trimestrali del 2% con memoria e trigger al 65% e ha la clausola autocall attiva da Aprile 2021, barriera finale al 60%.

Ha poi il vantaggio che il trigger per autocall diventa decrescente da luglio 2021 al 95%, a luglio del 2022 al 90% e dal luglio 2023 al 85%.

Attenzione che il maxi coupon è più basso di 2% ma in realtà è pagato tra un mese e a luglio già paga la cedola del 2% per cui paga entro luglio un 25% tanto come quello di Citigroup che segue.

In questo momento (ore 11,30 del 23 aprile) vale 982.78 lettera per cui si compra anche sotto la pari.

CODICE ISIN: XS1575031031 emesso da Citigroup scadenza aprile 2024

2

Il certificato ha come sottostanti 5 titoli, Generali, ENI, ENEL, Prysmian e Unicredit.

Paga la maxicedola del 25% a luglio con trigger al 50% e successivamente le cedole diventano trimestrali del 1,5% con trigger al 70% con memoria, barriera finale al 60% del prezzo iniziale, clausola autocall a partire da Ottobre 2020.

ENI e Prysmian sono in entrambi i certificati, in uno c'è EDF e nell’altro Enel, che potrebbero avere un andamento simile, in uno c’è Societe Generale e nell’altro Unicredit, anche in questo caso il confronto dovrebbe essere simile, nel certificato Citigroup c’è in più Generali, che è considerato poco volatile e quindi meno a rischio.

Se ipotizziamo un mercato anche solo leggermente rialzista rispetto ai prezzi attuali, da qui a 6 mesi, è senza dubbio meglio il Citigroup, in quanto la clausola autocall a ottobre favorirebbe il rimborso del capitale nominale e si avrebbe un guadagno pari al 26,5% in 6 mesi frutto della maxicedola + la cedola di ottobre, in caso di mercato leggermente ribassista, che impedirebbe il rimborso anticipato, risulterebbe maggiore il rendimento del certificato di Leonteq che può contare su cedole successive del 2% anziché l’1,5% e potrebbe beneficiare in futuro dell’abbassamento del trigger autocall ed essere rimborsato in anticipo.

Per cui se uno punta sulla solidità dell’Emittente e sulla performance meglio CITI che potrebbe rimborsare tra sei mesi, se uno è scettico sul rimborso anticipato tra sei mesi meglio l’altro che ha cedole più ricche e trigger cedole al 65% anziché al 70% oltre ad avere trigger autocall decrescente nel tempo, anche se occorre considerare che quello di Citi è l’unico dei 4 che ha la scadenza più corta di un anno, per cui se considero il rendimento sul capitale investito post stacco cedolone nel caso di Citi beneficio che i circa 30 punti che recupero al rimborso li ottengo in 4 anni e non in 5 per cui mi alza il rendimento medio annuo di circa un 2%.

Oggi 23 aprile ore 11,30 il certificato quota 970.70 lettera per cui a questi prezzi in caso di autocall tra sei mesi il rendimento potenziale si alza a quasi il 30%, quindi non solo si potrebbero spostare in avanti le minusvalenze ma addirittura recuperarle in un breve lasso di tempo.

CODICE ISIN: IT0006746207 emesso da Natixis scadenza febbraio 2025

3

Il certificato ha come sottostanti 3 titoli bancari italiani, Intesa San Paolo, Ubi Banca e Unicredit e paga una maxicedola del 13% il 24 aprile, ossia tra pochi giorni.

Già il rendimento offerto è decisamente misero e solo in parte compensato dal prezzo crollato a 685, anche se almeno il cedolone lo dovrebbe pagare visto che rileva il 24 aprile.

Approfitto dell’occasione per insegnarvi un’altra piccola chicca che molti non sanno: se un certificato ha come sottostanti due titoli che poi si fondono insieme, il certificato non può rimanere con un titolo in meno ma, da regolamento, l’Emittente sceglie un titolo “simile” (sperando che non sia Monte dei Paschi) e lo inserisce al posto del titolo sparito (in questo caso sarà Ubi che verrà assorbita da Intesa): attenzione se Ubi ha fatto strike a 3 e al momento della sostituzione vale 2 (supponiamo -33 %) ed il titolo che viene scelto è Banca popolare dell’Emilia Romagna che ne vale 2,50 quest’ultimo verrà inserito con un prezzo strike equivalente ossia 2,50:2x3= 3,75, per cui Bpe si troverà anche lei distante il 33% dal suo prezzo strike, anche se questo prezzo strike potrebbe non essere mai esistito.

L’altro candidato alla sostituzione dovrebbe essere Banco Bpm, ho usato Bpe appositamente per sottolineare questo particolare: ma se a ottobre mi cambiano sottostante e scelgono Bpe e dopo poco Bpe mi fa un aumento di capitale (tra l’altro già deliberato il 22 aprile scorso, proprio per comprare un migliaio di sportelli da Intesa-Ubi) io rischio di vedere il mio certificato polverizzato !!

A scatola chiusa preferisco non comprare nulla, visto che di alternative sul mercato ce ne sono parecchie.

CODICE ISIN: IT0006746272 emesso da Natixis scadenza marzo 2025

4

Il certificato ha come sottostanti 3 titoli del lusso, Kering, Lmvh Louis Vuitton Moet Hennessy e Ralph Lauren e paga una maxicedola del 10,5% il 26 maggio e cedole successive dell’1% trimestrali.

Questo è il certificato di cui vi ho messo il link della sponsorizzata: il rendimento offerto è decisamente misero e solo in parte compensato dal prezzo crollato a 735 lettera (con denaro a 715, per cui quasi un 3% di spread denaro lettera), ma anche se pagato molto meno del nominale ha un flusso cedolare decisamente scarso e pochissime probabilità di andare in autocall.

In merito ai sottostanti non mi esprimo, difficile oggi valutare l’impatto che avrà la crisi economica sui titoli del lusso, di solito si pensa che i ricchi resteranno ricchi per cui questi titoli vengono quasi considerati difensivi, al riparo dai grandi cambiamenti che tutti si aspettano nei consumi; è pur vero che la recessione renderà molto più difficile creare nuovi ricchi, che sono i primi a voler ostentare l’elevazione del proprio livello sociale e correre a comprare le grandi firme, per cui anche i titoli del lusso patiranno la recessione economica, anche se è difficile valutarne le conseguenze sui loro bilanci.

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Giovanni Borsi e lo Staff di Gbinvesting