Con la Offerta Pubblica di Scambio di Intesa San Paolo su Ubi si è aperto il risiko bancario, si fa un gran parlare di terzo polo, di operazioni di fusione buttate lì solo per parlare senza rendersi conto dell’impossibilità dell’operazione, con l’effetto principale che chi legge, dopo aver visto l’offerta di Intesa su Ubi si aspetta altri grandi guadagni andando a comprare la prossima preda.

In realtà in Italia ci sono diversi ZOMBI, chiamateli se volete cadaveri che camminano, nel senso che non si capisce come ancora siano riusciti a non fallire, e il governo in primis (soprattutto essendo azionista di Monte dei Paschi) e Banca d’Italia poi (preoccupata per le altre crisi in atto, come Banca Carige e Banca Popolare di Bari, solo per citare le più grosse) devono velocemente dare delle risposte su queste banche.

Ed oggi più che di risiko si dovrebbe parlare di come risolvere questi problemi.

Ma è più figo e accattivante parlare di Risiko, perché a questa parola spesso nell’immaginario collettivo si pensa al rialzo e ai grandi rilanci di chi vuol far vedere che c’è la più duro.

Partiamo dall’esistente:

Intesa e Ubi di fatto hanno creato un colosso che è molto forte soprattutto nella zona più ricca del paese ed ora si preoccuperanno principalmente di ottenere le sinergie previste per cui difficilmente potranno partecipare ad altre operazioni: decisamente una mossa geniale quella dell’ad Messina che si è comprato una delle migliori banche che si potevano comprare ed ora ha la scusa di dover digerire ed integrare Ubi e si può tirare fuori da eventuali pressioni di Banca d’Italia o del governo per prendersi Monte dei Paschi, Carige o Popolare Bari.

Banca Popolare dell’Emilia è alle prese con un aumento di capitale da 700-800 milioni che lancerà a brevissimo per dotarsi dei mezzi necessari per comprare le oltre 500 filiali che Intesa-Ubi cederanno; difficile dunque pensare che nel brevissimo possa partecipare a qualche altra operazione straordinaria visto che prima dovrà integrare le nuove filiali.

Personalmente credo che nessuna Banca si voglia prendere il bubbone Monte dei Paschi, solo un esponente del governo poteva addirittura ipotizzare che Monte dei Paschi si potesse fondere con la Banca Popolare di Bari, sicuramente meno nota di Monte dei Paschi ma sicuramente messa peggio, visto che è stata commissariata lo scorso anno e salvata anche in questo caso con soldi pubblici.

Purtroppo quando lo stato e la politica rimette i piedi dentro a certi centri di potere fa fatica ad uscirne e lo dimostra il rimando dell’assemblea della Banca Popolare di Bari che avrebbe dovuto nominare il nuovo Cda e collegio sindacale chiudendo così il commissariamento (guarda caso ci sono le elezioni politiche in Puglia e si vorrà attendere l’esito).

Lo stato dunque oggi come oggi per risolvere il dilemma Monte dei Paschi dovrebbe andare a bussare alla porta di Unicredit o di Banco Bpm.

Cosa possono fare queste due banche per evitare il rischio di doversi accollare questo bubbone: semplice, mettersi d’accordo velocemente e convolare a nozze così che in un colpo solo riescono a controbattere la mossa di Intesa ed evitarsi mal di pancia ben più grossi.

A quel punto il terzo polo avrebbe dei grossi problemi a nascere: si parla da tempo che Banca Popolare di Sondrio, che dovrebbe trasformarsi finalmente in Spa, anche se si vocifera di un possibile rinvio al 2021, potrebbe unirsi con BPER e Unipol (che è già azionista di Sondrio) e a quel punto convolare a nozze anche con Banca Monte dei Paschi di Siena, del resto Unipol e Bmps sono da sempre centri di potere del PD

E che fine farà Banca Carige e Banca Popolare di Bari? Secondo noi riceveranno altri soldi più o meno pubblici (la Cdp sembra avere risorse inesauribili, grazie ai poveri clienti di Banco Poste) per tirare avanti qualche altro anno per poi finire dentro ad uno dei tre poli, magari a 1 € e con tutte le garanzie possibili sulle sofferenze (vedasi operazione di Intesa sulle due banche popolari venete).

Tra le poche banche rimaste spicca il Credem, spesso affiancato a ipotesi che solo chi non conosce il mercato del credito può avere il coraggio di pronunciare: ricordo a chi non lo sapesse che Credem è una banca sana che di sicuro non butta i soldi in operazioni fantasiose, ricordo che è l’unica delle banche citate in questo articolo che non mise neanche un euro nel Fondo Atlante (fallito miseramente dopo poco più di un anno, quando inizialmente sosteneva di remunerare il capitale del 6% all’anno).

Il Credem gode di una situazione invidiabile (come sofferenze e liquidità da investire) ma sicuramente si muoverà in un’ottica squisitamente industriale e se comprerà qualche altra banca lo farà sicuramente senza alcuna spintarella politica ma unicamente per la convenienza dell’operazione.

A questo punto molti di voi si chiederanno: ma allora Giovanni su quale cavallo possiamo puntare, quale sarà la prossima Ubi Banca?

Unicredit potrà solo essere preda per cui mi verrebbe da dire short

Banco Bpm se convolasse a nozze con Unicredit potrebbe beneficiarne, sicuramente il concambio sarà favorevole agli azionisti di Banco Bpm, ma non credo possa ambire ad un premio della portata di quello che ha pagato Intesa ad Ubi: anche perché dire di no ad Unicredit potrebbe voler dire preferire a Unicredit una integrazione con Mps.

Banca Monte dei Paschi per me vale 1 euro come le popolari venete, però in borsa non mi stupirei di vedere movimenti repentini al rialzo supportate da voci messe ad arte sul mercato, sarei curioso di vedere quando e in che condizioni farà il prossimo aumento di capitale da 700 milioni (quello chiesto dalla Bce per intenderci); con queste premesse diventa un titolo rischioso, per me si dovrebbe azzerare, ma la storia mi ha insegnato che la politica può fare grandi magie e coinvolgere grandi fondi che intanto mettono sul piatto soldi dei risparmiatori, mica i loro (come ha già fatto in passato quando le azioni raddoppiarono a marzo 2015 grazie a 900 milioni di euro investiti da due fondi, per poi crollare a giugno con l’aumento di capitale)!!

Banca Bper è alle prese con un corposo aumento di capitale, forse finito l’aumento potrà essere interessante, anche se sul fronte future fusioni la vedo penalizzata, essendo la candidata ideale a papparsi Bmps.

Banca Popolare di Sondrio, dopo lo storno dovuto al rimando della trasformazione in Spa, potrebbe tornare interessante, sempre che anche lei non finisca in una operazione a tre con Bmps e Bper.

Come vedete più che un gran risiko c’è una gara ad evitare di prendersi in pancia qualche bubbone difficile da digerire.

Come sempre meglio farsi una cultura che prendere per oro colato le notizie così come le riporta la stampa.

Se ti appassionano queste operazioni straordinarie, ma ancor di più la straordinarietà di queste operazioni in termini di rapporto rischio rendimento non hai tempo da perdere, a giorni partirà l’operazione di BPER e poi a ruota ne seguiranno altre tutte molto interessanti (Cattolica, Bmps, Roma Calcio) e altre che salteranno fuori improvvise ma necessarie visto il perdurare della crisi.

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Alla prossima

Giovanni Borsi