Con il blitz compiuto da Generali in totale accordo con gli amministratori di Cattolica a pochi giorni dall’assemblea straordinaria chiamata lo scorso 27 giugno a deliberare l’aumento di capitale resosi urgente per il grave stato di insufficienza patrimoniale della compagnia assicurativa, si è dimostrato ancora una volta quanto conti il piccolo azionista in queste dinamiche:

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L’assemblea straordinaria ha deliberato a sorpresa quanto già deciso in precedenza dal gruppo dirigente di Cattolica. Tanto valeva risparmiarsi la convocazione di questo teatrino.

Generali Assicurazioni ha riutilizzato poco più dei soldi ricevuti nel 2014 proprio da Cattolica per la vendita di Fata Assicurazioni, per diventare socio di maggioranza relativa di Cattolica e in pochi giorni è riuscita a far cambiare lo statuto per poter trasformare Cattolica Assicurazioni in Spa, cosa che non era riuscita a Warren Buffet in 3 anni da azionista di maggioranza relativa.

Dietro guerre interne di potere e di pressoché nulla tutela dell’azionista di minoranza, si è giunti a questo blitz finale in cui chi governa la società da poco più di un mese (dopo la cacciata del vecchio amministratore) non ha esitato a vendere la società a Generali, umiliando di fatto l’assemblea dei soci, di fatto delegittimata e convocata solo per ratificare decisioni prese nel giro di pochi giorni dal Consiglio di Amministrazione a difesa del proprio interesse.

Chissà cosa pensa Warren Buffett di questa infausta figura degli Italiani, visto che era entrato in Cattolica tre anni dopo l’aumento di capitale del novembre 2014.

Sarà felice che la sua partecipazione azionaria, che era del 9%, ora si sia diluita senza neanche essere stato interpellato, o penserà che in Italia la politica e i giochi di potere sono talmente forti che è inutile investirci il proprio denaro? Almeno ora il suo voto, una volta deliberata anche la modifica della società in Spa, conta qualcosa in più, visto che ora il suo voto valeva come quello di un qualsiasi altro azionista (prima il suo 9% contava come un qualsiasi altro socio con una sola azione posseduta).

Ripercorriamo le tappe di cosa hanno combinato in Cattolica in questi ultimi mesi:

A metà maggio Cattolica ha rilasciato i dati di bilancio con un decremento dell’utile netto quasi pari ad un 50%, a causa di svalutazioni su investimenti nel settore azionario e su alcuni fondi comuni, ma confermando l’utile operativo.

Inoltre è arrivata una nota dell’Ivass, Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni, che chiede a Cattolica di realizzare “entro il 30 settembre 2020” un aumento di capitale da 500 milioni di euro; è quanto si legge in una dura lettera con cui l’Authority delle assicurazioni ha chiesto a Cattolica “tempestivi interventi di patrimonializzazione” alla luce del “deterioramento delle condizioni di solvibilità” del gruppo e di alcune sue controllate.

Il 27 giugno Cattolica ha convocato l’assemblea degli azionisti con all’ordine del giorno la proposta di attribuzione al CdA della delega ad aumentare a pagamento e, in via inscindibile, in una o più volte, il capitale sociale entro il 2025 per un importo di 500 milioni di euro, comprensivo di un eventuale sovrapprezzo.

Fondata nel 1896 a Verona come società cooperativa con l’intento di proteggere i piccoli proprietari terrieri dai danni naturali, Cattolica è diventata nei decenni uno dei principali operatori del mercato assicurativo italiano sia nel ramo danni che nel ramo vita, comprendendo ben 10 compagnie assicurative, una società agricola, una società immobiliare ed una società di servizi.

Dal 2000 è quotata in borsa.

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Fonte: Investing.com

Durante l’aumento di capitale del 2014, non appena venne deliberato, il titolo scese in un mese da 20€ a 10€ come da manuale, anche se la ricapitalizzazione finalizzata alla crescita, ossia finanziare l’acquisto di Fata Assicurazioni da parte di Generali Assicurazioni, pagata 200 milioni di euro, poteva far pensare ad una buona operazione per la società; cosa assolutamente condivisibile ed infatti eravamo pronti ad andare long una volta finito l’aumento di capitale.

Leggendo il prospetto informativo, mi resi conto subito che, nonostante i validi motivi dell’operazione, l’aumento di capitale per le sue caratteristiche estremamente diluitive (i più proficui) e per la composizione dell’azionariato (i piccoli azionisti rappresentavano il 70% del capitale sociale e il loro comportamento di massa visto e rivisto era abbondantemente prevedibile e sarebbe stato determinante) avrebbe avuto un andamento scontato e, nonostante la discesa delle quotazioni già avvenuta, molto probabilmente sarebbe sceso ancora.

Per “andamento scontato” intendo che, dopo avere visto TUTTI GLI AUMENTI DI CAPITALE che si sono svolti in Italia dal 1994 ad oggi e dopo averli fatti con denaro reale quasi tutti in prima persona (per me stesso da trader e per i miei utenti da formatore), ho riscontrato linee guida ricorrenti per affrontare queste operazioni straordinarie – straordinarie di nome e di fatto – che non mi hanno mai tradito ed a cui devo la stragrande maggioranza di quello che ho realizzato nella mia carriera.

Grazie a questi studi intensi e più che altro ad un’esperienza pratica costante che mi ha insegnato in 30 anni tutto quello che so sugli aumenti di capitale, l’aumento di capitale di Cattolica del 2014 mi si è presentato davanti gli occhi come un’opportunità “facile” da cogliere, uno delle operazioni sicuramente più facili da comprendere ed interpretare sia tecnicamente sia in quanto al comportamento degli operatori del mercato, con rischi bassissimi e profitti altissimi.

Un’operazione praticamente liscia come l’olio, di cui ti invito ad ascoltare questo video di 8 minuti che ho messo a disposizione e che fa parte del nostro VIDEO CORSO completo sugli aumenti di capitale che ho arricchito negli anni come un’enciclopedia ed in cui trovi la spiegazione dell’operazione e un resoconto della nostra operatività pubblica sull’ADC Cattolica 2014

L’aumento di capitale di Cattolica imminente invece non ha niente a che fare con il precedente e non è per niente liscio come l’olio, anzi, quando ci sono i blitz a tavolino e chi ha potere decisionale se ne frega di tutto e di tutti e cambia le carte in tavola a proprio piacimento ed a porte chiuse, puoi solo alzare le antenne e rimandare o limitare al massimo l’operatività.

ADC CATTOLICA 2014

ADC CATTOLICA 2020

500 milioni €

500 milioni € (300 mln li tira fuori Generali)

117.500.800 azioni nuove a 4,25€ (67,42% del nuovo capitale sociale)

21 azioni nuove ogni 10 possedute

Utile in crescita di oltre il 50% rispetto all’anno prima

Fatturato aumentato del 30% rispetto all’anno prima

Capitalizzazione iniziale: 700 mln € (nel 2014 perse circa il 50% del proprio valore)

Patrimonio al 30/06/2014: 1.439 mln € (in crescita e il doppio della capitalizzazione)

Considerando anche le aspettative, il piano di impresa prevedeva un utile netto nel 2017 pari a 209 mln (praticamente triplicato rispetto al 2013, e pari a 2,5 volte quello del 2012), per cui nel 2014 c’erano tutte le caratteristiche per un long di lungo periodo, grazie allo sconto offerto dall’aumento di capitale sul diritto rispetto all’azione (così come evidenziato dalla tabella delle parità matematiche).

Stando alla vecchia tabella delle parità matematiche, il punto era vedere dove sarebbe potuto arrivare al ribasso il diritto:  c

Comprare il diritto in area 1€, significava comprare le azioni a meno di 5€ ed il vecchio valore dell’azione sarebbe stato vicino a 6€ con una ulteriore perdita del 40% dopo essersi già dimezzato negli ultimi mesi del 2014 - a quel prezzo mi sentivo sicuro di fare un ottimo affare.

L’assurdo era che se Generali Assicurazioni avesse comprato le azioni di Cattolica a 5€, avrebbe potuto ricomprare Fata Assicurazioni e quasi tutta Cattolica Assicurazioni coi soldi appena ricevuti dalla stessa Cattolica!

Come da manuale, il titolo scese ininterrottamente per diversi giorni e chi aveva il prestito titoli e il titolo short come noi ha fatto bene a tenerselo ben stretto, essendo la ricapitalizzazione iperdiluitiva e consentendoci il guadagno al ribasso, come si vede dal grafico del titolo dall’inizio di novembre 2014 in poco più di un mese.

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Quando i fondamentali però sono buoni come era in questo caso, bisogna stare iper concentrati durante le due settimane di durata dell’operazione per capire quando è il momento di girarsi, cioè di chiudere lo short e al contrario cavalcare la seconda parte dell’operazione al rialzo (chi non è avvezzo o non ha gli strumenti per seguire la parte al ribasso, solitamente si “accontenta” di aspettare il momento di andare long, notoriamente verso la fine dell’operazione).

La massa di piccoli investitori tende a comprare nell’ultimo giorno dell’aumento, basta vedere le quotazioni del diritto, e per chi conosce queste dinamiche come le proprie tasche, era fin troppo prevedibile che i minimi delle quotazioni venissero fatti qualche giorno prima.

Perciò prima della fine dell’aumento comprai e sottoscrissi i diritti, facendo un buon gain in pochissimi giorni, ma i cassettisti di medio-lungo termine fecero anche meglio di me se ed infatti molti miei utenti storici mi hanno riportato di essere riusciti a vendere qualche mese dopo, raddoppiando addirittura il capitale investito.

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Nel 2017, a mercati chiusi, uscì una notizia inattesa: Warren Buffett aveva messo le mani su Cattolica Assicurazioni, rilevando dalla Banca Popolare di Vicenza un pacchetto di azioni pari al 9% del capitale sociale. Al prezzo di 7,5€ per azione, Warren Buffett diventa azionista di maggioranza di Cattolica – e lo spike al rialzo sul grafico lo mostra inequivocabilmente.

Si sa che in borsa tutto quello che Warren Buffett tocca diventa oro: solo dopo qualche mese il suo investimento di 115 milioni di euro spesi per l’acquisizione della quota societaria era già arrivato a valere circa 170 milioni di euro.

Molti addetti al lavoro pensavano che sarebbe riuscito a trasformare Cattolica da cooperativa a SPA, in modo da abbandonare il modello cooperativo, che continuava a rappresentare un problema per il mercato, e da abbattere le barriere all’entrata per i grandi investitori.

In realtà questa volta a distanza di qualche anno, possiamo constatare che l’entrata del miliardario americano non ha dato un grosso imprinting dal punto di vista economico, visto che il patrimonio netto della società è ancora sui livelli di fine 2016, nonostante le entrate siano decisamente migliorate.

In questi giorni abbiamo altresì visto che la trasformazione in SpA avverrà senza il suo zampino. Sicuramente a Buffett una bazzecola da 100milioni di euro sarà solo una noia da rifilare a uno dei suoi innumerevoli analisti personali (dubito che investa in prima persona cifre sotto qualche decina di miliardo di dollari), ma questi pocci non ci rendono di certo onore a livello internazionale.

Negli ultimi mesi abbiamo assistito anche al siluramento dell’amministratore delegato Minali, mossa che non ha trovato riscontro positivo nel presidente della Berkshire Hathaway che ha espresso tutto il suo disappunto in una lettera (il licenziamento di Minali sarebbe avvenuto per motivi di divergenza con il presidente Ferraresi sull’organizzazione societaria, gli scenari strategici ed i rapporti con i soci. Alcuni analisti sostengono che questa rimozione possa allontanare definitivamente l’ipotesi di una trasformazione societaria, in quanto la governance di ora prevede un sistema monistico e quindi la possibilità dei soci di capitale di partecipare al governo della società).

La situazione dell’aumento di capitale di Cattolica di adesso è diversissima da quella di 6 anni fa: il colpo di scena, purtroppo tipico della storia della nostra Borsa, dove gli affari si fanno ancora nei salotti riservati dove siedono i potenti si fa ancora sentire ed è un elemento da cui non possiamo prescindere per la nostra operatività, nel momento in cui annusiamo qualcosa di palesemente storto e sporco per aria.

Questo aumento di capitale è l’operazione più straordinaria delle operazioni straordinarie con cui abbiamo a che fare, perché esce da tutti i binari noti ed è anche per questo che merita un approfondimento mirato e un webinar dedicato.

I problemi in cui verte ora Cattolica penso siano nati ben prima dello sviluppo della pandemia, per cui non credo che Cattolica stia pagando l’attuale crisi economica, ma sarebbe comunque incappata nei rilievi dell’Ivass, Organo di Vigilanza che ne ha richiesto un’immediata ricapitalizzazione al fine di rafforzare la solvibilità del gruppo; questo andrà fatto entro il mese di settembre, così come entro il 25 luglio andrà presentato un piano dettagliato sulle azioni che l’azienda intende mettere in cantiere per ripristinare la solidità del gruppo.

LUNEDI' 6 LUGLIO 2020 alle ORE 14,30

>>> registrati gratuitamente al webinar <<<

sui generis in cui analizzeremo meglio il prossimo ADC di Cattolica, l’OPS Intesa-Ubi e le operazioni straordinarie, anche e soprattutto quando sono ancora più straordinarie del solito, come in queste prime operazioni che stanno avvenendo dopo il coronavirus:

Quanto sono cambiate le regole del gioco in seguito agli sconvolgimenti dovuti alla pandemia?

Su chi e su cosa possiamo fare affidamento, se gli scandali come Wirecard dovessero ripetersi? O se basta l’arrivo di un nuovo ADC come quello di Cattolica a demolire impalcature in piedi da anni?

Mai come adesso, in più di 30 anni che opero sui mercati finanziari tutti i giorni, è chiesta tanta capacità di adattamento.

Gli aumenti di capitale sono le migliori operazioni in assoluto esistenti nel panorama finanziario per quello che riguarda le potenzialità ed al tempo stesso il monitoraggio del rischio e quello che sta succedendo con Cattolica è veramente importante per capire come e quanto dobbiamo regolarci per interpretare dati e news rispetto al passato.

La materia è complessa e richiede anni di attenzione e sperimentazione: se vuoi partire ed iniziare a capirne di più, ti invito a REGISTRARTI al sito e SCARICARE GRATUITAMENTE il nuovissimo:

Ebook sugli Aumenti di Capitale

e a vedere nell’Area ABC i contenuti gratuiti introduttivi che ti abbiamo riservato e che ti saranno senz’altro utilissimi per orientarti meglio in questa giungla piena di insidie, ma anche di opportunità di investimento che non puoi trovare altrove.

Un caro saluto e a lunedì

Giovanni Borsi