Vignetta GB - Aprile 2018

Che ormai i certificati sono sulla bocca di sempre più investitori, è un dato di fatto, riscontrabile da quanto se ne parla in giro e, terra terra, dai volumi di scambio, che sono in progressiva crescita da oltre un decennio, con un boom non indifferente negli ultimi 3-4 anni.

Però, a questa crescita di interesse, non corrisponde un’equivalente crescita di conoscenza dello strumento, almeno minima per ottenere risultati soddisfacenti.

I problemi sono principalmente 2:

  1. I certificati emessi e quotati sul mercato sono oltre 3.000, ma quelli buoni da selezionare concretamente per metterli in portafoglio sono veramente una manciata, quindi bisogna sapere bene COME IDENTIFICARLI
  2. L’ignoranza dilaga: le persone che veramente capiscono come si usano i certificati si contano sulle dita di una mano in tutta la nazione, oltre a noi di GB Investing, che siamo specialisti proprio su questi strumenti (naturalmente non conteggio gli improvvisati dell’ultim’ora che, come sempre, fioriscono come funghi non appena diventa evidente un potenziale business).

Non ci si può improvvisare maestri dall’oggi al domani in una materia tanto complessa, che richiede COMPETENZE TRASVERSALI molto sofisticate. Prendiamo la volatilità, o meglio, la conoscenza degli effetti e dell’impatto tangibile che la VOLATILITA’ ha sui nostri guadagni (o perdite).

Nascendo io come opzionista, ho l’abitudine consolidata di prezzare continuamente le opzioni in base ai cambiamenti delle 3 variabili più importanti:

  • Andamento del sottostante
  • Volatilità
  • Decadimento temporale

I certificati sono delle strutture in opzioni ed essere già abilmente allenati a quantificare queste 3 variabili, prese singolarmente ed anche insieme, a seconda dell’analisi che sto facendo, sicuramente mi facilita e mi velocizza le cose.

Avendo a che fare regolarmente da anni con centinaia di abbonati nei miei servizi di formazione operativa sul http://www.gbinvesting.com/operativita ho riscontrato una costante:

  • quando le cose “vanno bene”, cioè si guadagna lentamente ed i mercati non fanno impazzire, la gente si lamenta perché non sta facendo niente (crede di non stare facendo niente, in realtà è solo troppo immatura per capire gli insegnamenti di ogni fase) ed abbassa la guardia (naturalmente questi sono i momenti in cui la volatilità è bassa e non c’è percezione del rischio tra gli investitori).
  • Quando invece i mercati si muovono e quindi cambiano alcune loro caratteristiche intrinseche – v. la crescita della volatilità di questi ultimi tempi - subentrano le paure e non sempre si è in grado di FARE LA COSA GIUSTA AL MOMENTO GIUSTO, se prima non ci si è sottoposti ad un periodo di addestramento consono.

E’ questo tipo di addestramento che manca in Italia, purtroppo anche tra la stragrande maggioranza degli addetti ai lavori stessi. Questa poca informazione o mala informazione procura un bel po’ di danni e di fraintendimenti continui.

Tralasciando a pieni pari i certificati a leva (validi a mio avviso solo in circostanze molto precise nell’intraday e che lascio esclusivamente a chi i certificati li macina davvero, perché il rischio di rimanerci in mezzo anche in brevissimo tempo è molto elevato), i PRINCIPIANTI investono in certificati solitamente perché vengono ingolositi da LAUTE CEDOLE, che ricorda un po’ lo script delle tanto amate obbligazioni e Btp, ma rimangono inconsapevoli dei movimenti che avvengono sul prezzo del certificato in questione e se ne disinteressano completamente, tanto hanno le cedole...

Tante volte, non sempre, le cedole sono uno specchietto per le allodole,
ma ci sono tutti gli strumenti per identificare le cedole sane dalle cedole malate

In questi primi mesi del 2018, la VOLATILITA’ è stata la padrona assoluta sui mercati, tanto da far fallire grossi fondi pensione americani ritenuti “prudenti” (c’è disinformazione anche a questi livelli, figuriamoci nella filiale dietro casa...).
Se uno non conosce come impatta la volatilità sui prezzi dei derivati (certificati inclusi!), è meglio che cambia giochino, che qua si fa male.
Non è tanto conoscere la formula della volatilità (i più eruditi potranno citare intere tesi accademiche sul tema), ma è conoscere quanto ti blocchi emotivamente, quando i prezzi degli strumenti che hai nel portafoglio cambiano talmente tanto da farti registrare delle perdite apparentemente improvvise, proprio perché è scoppiata ad esempio la volatilità, proprio come è accaduto recentemente.

Ecco perché l’indice della volatilità (è un parametro talmente importante, che c’è un indice di riferimento!) viene chiamato anche dagli operatori “indice della paura”, perché ne riassume l’essenza, essendo la paura la sensazione dominante che imperversa tra i più deboli appena cambiano due variabili e il mercato ti presenta il conto, per vedere chi può continuare e chi ha finito la sua corsa.
E quando si ha paura sui mercati, di solito si fanno delle grandi stronzate!

Nel grafico di Amazon (che credo proseguirà nel suo trend di crescita, a livello di business) si vede come la volatilità implicita è ad inizio aprile 2018 addirittura sopra all’impennata di febbraio (rientrata quasi totalmente a marzo con il titolo a fare nuovi record storici), a valori più che doppi rispetto a 15 giorni prima e tripli rispetto a dicembre dell’anno prima.

grab

Fonte Bloomberg

Queste oscillazioni sono alla radice di tanti guai, se non li sai affrontare.

Ma il bello è che queste oscillazioni sono ANCHE il motivo per il quale riusciamo praticamente sempre ad avere un'eccellente gestione sui certificati su tutti e 3 i nostri portafogli (prudente – intermedio – aggressivo).
Se guardi solo il grafico e il titolo in questione, mi dispiace ma hai fatto sì e no solo un terzo del lavoro (iniziale). Indipendentemente dalla tua propensione al rischio, con i LIVELLI DI VOLATILITA’ CHE CI SONO ADESSO SUI MERCATI, si fanno OTTIMI AFFARI COI CERTIFICATI.

In questo momento ti troverai in una di queste due condizioni: o hai dei certificati in portafoglio o non ne hai.

1) HAI CERTIFICATI IN PORTAFOGLIO

  • hai visto i prezzi dei tuoi certificati scendere vistosamente, soprattutto se hai delle scadenze lunghe.
  • facilmente non hai molta voglia di metterci altri soldi (anche se magari avresti liquidità da investire...), perché adesso stai perdendo rispetto ai tuoi prezzi.

La fregatura in cui casca il cervello umano sta proprio qui:
tu non stai guardando il prezzo del certificato
tu stai guardando quanto stai perdendo rispetto a quanto ci hai messo.
E questo ti depista completamente.

Devo darti una brutta notizia: al mercato non gliene frega proprio niente se TU stai perdendo o guadagnando: sei solo tu che stai guardando quel parametro, che tecnicamente non vale nulla, ma che ti condiziona interamente sulle tue future scelte. Io sono contrario di default alla mediazione in perdita, ma solo quando lo si fa stupidamente solo per abbassare il prezzo di carico.

In questo caso, la mediazione o comunque l’aggiunta di altri certificati in portafoglio, potrebbe rivelarsi una mossa azzeccatissima, perché i prezzi sono buoni, anche grazie alla volatilità (meglio tenersela amica...). In fondo, tutti facciamo tutta sta trafila per un’unica cosa: COMPRARE PREZZI BUONI.

E quelli di adesso lo sono, quindi ringraziamola anche ogni tanto questa volatilità, che viene sempre e solo denigrata a prescindere da chi non ha gli strumenti per vedere al di là del proprio naso...

2) NON HAI CERTIFICATI IN PORTAFOGLIO E STAI CERCANDO DEI BUONI PUNTI DI INGRESSO

Se hai liquidità da investire e non hai le pippe mentali legate al “sto perdendo, quindi non muovo più un dito finchè non rivedo i miei soldi iniziali”, sei in una condizione oggettiva e soggettiva obiettivamente ottimale.
Se hai la lucidità di approfittare di questa fase di mercato, puoi cogliere ottime occasioni (che andranno ad incrementare i tuoi guadagni, ma più che altro andranno ad incrementare il tuo addestramento che, credimi, vale ben di più...).
Ti svelo un segreto: AGIRE QUANDO SI CONFIGURANO DETERMINATE CONDIZIONI senza ma e senza se – come adesso - è il modo in cui io ed il mio Team GB Investing, tramite la mia consulenza ad alcuni Emittenti, riusciamo a i giusti spunti per CREARE I PRODOTTI STRUTTURALMENTE MIGLIORI CHE CI SONO IN CIRCOLAZIONE.
Saremo anche tacciati di presunzione, ma intanto l’unica cosa che conta sono i RISULTATI che hanno CONTABILIZZATO in soldoni i certificati che sono usciti dalle nostre menti, presi da soli e in maniera eclatante facendo i confronti con quelli analoghi.
Il tutto, anzi, nacque proprio dai confronti con l’esistente, poi negli ultimi 3 anni ci abbiamo preso gusto, anche se ci siamo fatti dei nemici ai piani alti... pazienza, fa parte del gioco...
Noi se dobbiamo letteralmente sputtanare un Emittente, QUALUNQUE ESSO SIA – ANCHE E SOPRATTUTTO I GRANDI – perché matematicamente visioniamo e possiamo dimostrare innegabilmente nero su bianco che di fatto ti stanno mangiando addosso percentuali vergognose di commissioni implicite o fanno scorrettezze nella loro attività di Market Maker, in spregio alle regole di Borsa Italiana, tuttora che il certificato è in circolazione, noi mica glielo mandiamo a dire. Se sono permalosi o hanno la coda di paglia, saranno bene affari loro...

Se mi leggi da quando lascio queste tracce scritte (altrimenti puoi rimediare, facendoti una bella scorpacciata qui: http://www.gbinvesting.com/articoli), ricorderai il TUTTORA IMBATTUTO certificato DE000CZ44TW0 su Stm, Fiat, Apple e Tesla, emesso nel dopo Brexit (ebbene sì, quando tutti se la facevano sotto... è ben lì che bisogna tirare fuori gli attributi) e che detiene ancora oggi il record di rendimento cedolare mai visto per un certificato (2.81% mensile per 12 mesi, poi ahimè rimborsato anticipatamente con un rendimento finale del 33.72%: (se lo hai avuto in portafoglio, lo ricordi sicuro. Cin cin!).
Ai tempi di questo certificato, gli Emittenti TUTTI facevano a gara a chi offriva le protezioni maggiori (certificati con barriere al 40%!!) ed era tatticamente e strategicamente sbagliato, perché questo desiderio di protezione era dettato dalla paura, non dai fondamentali. E ribadisco, quando si è in preda alla paura, si fanno regolarmente grandi stronzate (Emittenti inclusi ahimè).
Ma perché gli Emittenti si ostinavano come dei bei burattini a copiarsi a vicenda nel creare prodotti con queste barriere così cautelative – che costano all’investitore e non poco! – quando IN QUEL MOMENTO dovevano guardare ben altre variabili, come abbiamo fatto noi (non a caso deteniamo il record)?
Mettiamoci per un attimo nei panni degli Emittenti di certificati.
Lungi da me volerli giustificare, perché sono da tenere marcati strettissimi, ma è doveroso chiarire i ruoli e vedere bene CHI FA COSA E PERCHE’, tra tutti i soggetti chiamati in causa, così da comprendere meglio i vari comportamenti e le varie RESPONSABILITA’ in gioco (ce n’è per tutti!)

I soggetti sono:

  • EMITTENTE: colui che emette lo strumento e lo colloca sul mercato (Sedex o TLX)
  • BANCA/BROKER: passami la descrizione, ma meglio la chiarezza ai Master incomprensibili: trattasi semplicemente del conto corrente con cui negozi i certificati (ognuno con proprie caratteristiche, propri costi e propri livelli di efficienza perché, fuori dai denti, è vero che con l’ISIN puoi comprare banalmente un certificato qualunque anche con il conto della Posta, però obiettivamente, capirai che qualche limite facilmente lo incontrerai...)
  • PROMOTORI/CONSULENTI: categoria altrettanto variegata composta da coloro che ti seguono e ti consigliano gli investimenti in generale (peccato che i certificati necessitano di uno specialista e centinaia di promotori che tengono ai loro clienti vengono da noi a fare formazione)
  • FORMATORI: certificati o non certificati, occhio! Vuoi una dritta semplice e diretta per capire con chi hai a che fare? Lo guardi all’opera a mercati aperti e vedi subito il calibro e soprattutto se ci crede a quello che ti sta vendendo, perché è talmente valido che naturalmente l’ha comprato anche per sé... altrimenti c’è qualcosa che puzza...
  • INVESTITORE: TU (E TUTTI NOI), che hai la responsabilità di SCEGLIERE: scegliere di fare, scegliere di non fare, scegliere il conto che ti faccia fare quello che devi fare in maniera efficace, scegliere il certificato che alla fine dei giochi tu compri tra gli oltre 3000 in circolazione, scegliere da chi imparare a fare tutto ciò sempre meglio. E’ dalla bontà di tutte queste scelte che dipende il tuo risultato finale. Non dalla fortuna o dalla sfortuna.

Approfondiamo la logica con cui lavorano gli EMITTENTI

Gli Emittenti hanno un UNICO OBIETTIVO: vendere i prodotti che costruiscono. Lapalissiano.
Ognuno di loro ha il proprio team di plurilaureati che tecnicamente settano lo strumento, ma hanno delle linee da seguire, ed è la dura legge del mercato: devono dare al cliente cio’ che lui vuole.
Anche se nel dopo Brexit, mentre noi costruivamo il certificato-record, qualche tecnico dipendente di un qualche Emittente avesse capito che le protezioni in quel momento non erano il punto centrale e avesse avuto la competenza e la sensibilità pratica di capire su quali variabili focalizzarsi, probabilmente non avrebbe comunque POTUTO esprimersi e sarebbe stato costretto ad assecondare i piani dei dirigenti incravattati, come poi è successo.

Quindi si mettono lì, software e monitor ovunque, e si sbizzarriscono coi tecnicismi (e le complicazioni ad arte...), avendo però sempre e comunque come obiettivo finale il dover costruire qualcosa che poi la gente compra. E qua si entra nella psicologia dell’acquisto, che fa un po’ a pugni col risultato...
Se gli Investitori in quel momento avevano paura, perché erano appena stati bastonati e questo umanamente è comprensibile, e chiedevano pertanto protezione, gli Emittenti protezione offrivano, di fatto assecondando una domanda di sprovveduti, che però sono tanti e sono quelli che sganciano il grano e che alla fine dell’anno fanno fare loro fatturato e salvano i loro posti di lavoro quindi, anche se hanno torto marcio, alla fine vengono accontentati. Bastone e carota.
Che buona parte degli Emittenti non dormano di notte per ingozzarsi sempre di più a scapito dei più deboli (per deboli in Borsa intendo chi ha pochi soldi e soprattutto poche conoscenze), lo sanno anche i muri, però consideriamo anche che stanno facendo il loro lavoro e se siamo noi come collettività a non capire un tubo e a chiedere ciofeche, non possiamo poi lamentarci del tutto se poi queste ciofeche intasano e paralizzano i portafogli come un virus.

Ecco dove sta il VALORE DELLA FORMAZIONE SUPER PARTES ed ecco perché ci ostiniamo a regalare tutti questi mega articoli e webinar free e chi più ne ha più ne metta... la nostra missione è contrastare il marcio dei Big che se ne approfittano e contestualmente innalzare la conoscenza media su questo strumento, che è strepitoso (e altrettanto difficile), ma che ribadisco lo conosciamo davvero bene in quattro gatti in tutta Italia.

Essere indipendenti significa che quando studiai e diedi istruzioni ben dettagliate per la creazione del certificato-record, non sono mica stato tanto a pensare se la gente gradiva la protezione così o la protezione cosà...
Senza offendere nessuno ma, per migliorare, io prendo spunto semmai da chi ne sa di più di me, non di meno... e se una folla di scoppiati che dovevano correre ai ripari voleva grandi protezioni, nel fosso ci vanno poi con qualcun altro, io di sicuro non ci voglio andare e neanche ce li voglio accompagnare.
Io semplicemente feci la cosa giusta per quella fase di mercato

La prudenza e l’aggressività di base sono giuste e sbagliate in egual maniera

In quel momento SPINGERE SULL’ACCELERATORE ERA MENO RISCHIOSO CHE CERCARE GRANDI PROTEZIONI.

E’ l’Investitore che è chiamato in causa ad usare il cervello: non solo l’amigdala, che è la parte primitiva che ti fa fuggire o bloccare.
L’addestramento di cui parlavo all’inizio riguarda anche questo: attivare la corteccia frontale anche quando d’istinto ti verrebbe da fare il contrario... questa è la difficoltà con cui ti devi scontrare, mica solo i tecnicismi, anzi, quelli da soli non pesano neanche per il 20% dei tuoi risultati complessivi.

Ci sono dei momenti in cui il mercato ti chiede di forzarti di andare controcorrente, se vuoi i risultati.
Ci sono dei momenti in cui il mercato ti chiede di essere prudente (e negli ultimi 30 anni ho capito che è meglio dargli retta).
Ci sono dei momenti in cui si deve spingere sull’acceleratore e prendere quello che c’è da prendere,

E’ ovvio che se non sai distinguere i momenti, è meglio che stai fermo.

Il compito degli Emittenti è metterti a disposizione la loro offerta e il loro lavoro finisce lì: NON sono tenuti ad educarti, non saprebbero neanche farlo perché non sono minimamente attrezzati per questo obiettivo, non sono tenuti neanche ad azzeccarci coi mercati, sono tenuti a venderti quello che gli stai chiedendo, perché se no la fa il suo concorrente. Ti sei mai chiesto perché non mi fanno concorrenza? Basterebbe inondare il mercato di prodotti simili abbattendo le loro commissioni, ma se fanno questo di fatto vanno prima di tutto a fare concorrenza a sé stessi cannibalizzando i loro prodotti che gli fanno bilancio. Per cui loro continueranno sulla loro strada sperando di avere sempre tanti risparmiatori che sempre più cadono nella loro rete alla caccia di rendimento, sperando che non diventino troppo evoluti, perché insegnare loro troppo significherebbe poi perderli: quindi attenzione !!! La formazione fatta dagli Emittenti è fatta per spiegarti cosa è il certificato a grandi linee e farti innamorare del prodotto, ma giammai ti insegneranno a confrontarlo con quelli dei loro concorrenti come faccio io regolarmente.

Sta dunque a TE dotarti di conoscenze teoriche e pratiche per scegliere quella manciata che emerge tra gli oltre 3000 quotati (considera che hai drammaticamente le possibilità a sfavore, perché la maggioranza non dovrebbero neanche esistere, se vigesse esclusivamente il merito).
Se poi ti lamenti che i tuoi certificates non rendono, anzi, fanno proprio pena,
la RESPONSABILITA’ è più di chi li ha costruiti o di chi li ha comprati
(indipendentemente dalla motivazione di acquisto)?

Un altro caso eclatante è stato in occasione dell’aumento di capitale di Unicredit, incluso soprattutto il periodo antecedente la sua partenza, quando feci creare (su 100 prodotti che c’erano sul mercato con Unicredit come sottostante) l’unico Reverse esistente su Unicredit (per cavalcare il ribasso dovuto alla ricapitalizzazione, ovviamente) e poi, DOPO POCHI GIORNI, feci creare prodotti aggressivi al rialzo su Unicredit alla fine dell’aumento di capitale.
Qua bisogna essere dei cecchini: tante volte un giorno di differenza sull’entrata in posizione fa poca differenza, altre volte, soprattutto quando ci sono in ballo delle operazioni straordinarie, sapere fare la cosa giusta tassativamente il giorno giusto, TI CAMBIA DRASTICAMENTE IL RISULTATO DEL TUO PORTAFOGLIO.

Quando parlo di competenze trasversali, intendo questo: non c’era un Emittente che facesse un prodotto puntando sul ribasso di Unicredit, eppure quando esce la notizia dell’aumento di capitale, bisogna tapparsi il naso e vendere, quindi per forza scende!
E tutti che rimanevano al rialzo e se la giocavano sulla barriera al 30% o al 35%... fantascienza!!!
Però anche lì siamo alle solite: se la gente si incarognisce e vuole andare nel fosso, ignorando completamente cosa sta succedendo al titolo su cui stanno giocando (perché se la affronti così da pirla, stai proprio solo giocando, non stai investendo), chi è tra i dipendenti degli Emittenti che ha il coraggio e il potere decisionale di costruire un prodotto che va da tutt’altra parte rispetto alla massa (ammesso che siano così approfonditamente sul tema da analizzarlo in maniera lucida e completa)? Per di più puntando al ribasso sulla prima banca italiana? Non è da gentleman in giacca e cravatta... anche se poi fanno della roba da chiodi dietro le quinte, ma davanti mai!

Fatto salvo che in certe occasioni molto evolute, devi stare lì col mirino puntato e premere il grilletto senza paura, in linea di massima questa prontezza di riflessi non ti è richiesta, anzi, il bello dei certificati è proprio questo: coi certificati puoi ambire a risultati decorosi (che in Banca si sognano!!!), senza dover stare attaccato al monitor tutto il giorno, perché è un’operatività di medio-termine, che si sviluppa nell’arco dei mesi (non portiamo praticamente mai a scadenza un certificato, il bello sta nelle sostituzioni...).
Noi tendenzialmente facciamo 1-2 operazioni al mese, a seconda del portafoglio – prudente, intermedio, aggressivo. Solo su quest’ultimo facciamo qualche operazione in più dovuta alle coperture in opzioni.

Se poi ti scoccia anche fare 1-2 operazioni al mese, a sto punto alzo le mani.

Venendo ad oggi, se ti dico che la VOLATILITA’ ha raggiunto livelli che rimanere fuori adesso, è proprio da rintronati, ho la tua attenzione?

Eh ma sai Giovanni, quelli sono derivati. Io ho le mie azioni da sempre, alla fine non sono più protetto?” Ohhhh, come no!

Ci sono delle volte in cui effettivamente è meglio investire direttamente sul sottostante rispetto a un certificato, ma il rialzo deve essere veramente imponente.

Altrimenti sono decisamente meglio i certificati e poche balle!

Te la faccio breve:

tabella gb

Non vedo un valido motivo che sia uno, se non la procrastinazione (ma non è un motivo valido e soprattutto efficace, su questo ognuno deve fare i conti con sé stesso), per preferire le azioni di fronte a un quadro del genere.

Se il titolo/indice cresce: tu guadagni sia con le azioni, sia coi certificates (anche se variabili come il cap o altro incidono sull’ammontare dell’incremento percentuale e vanno viste le condizioni specifiche di volta in volta. Ecco perché qualche volta, quando il rialzo è violento, sono meglio le azioni... però non è che tutti i giorni sui listini vedo questI grandi incrementi a doppia cifra!).

Se il titolo/indice sta più o meno stabile e comunque NON sale:

  • se hai l’azione: non perdi soldi, ma perdi tempo, perché sei lì ad aspettare che tiri un filo di vento, quindi non è proprio una genialata.
  • se hai i certificates: guadagni e anche bene, perché se l’acquisto è stato fatto in un momento di alta volatilità e la vendita è stata fatta in un momento di bassa volatilità (basta che il mercato si stabilizzi, che la volatilità scende ed il prezzo dei certificates sale).
    Coi certificates guadagni anche se il titolo sta fermo!!!

Se il titolo/indice scende:

  • se hai l’azione: perdi in maniera proporzionale, lo sanno anche i muri
  • se hai i certificates: sei addirittura protetto fino a una determinata barriera, per cui la discesa è comunque sempre più contenuta.

Non si scappa: i certificates stravincono nel confronto con le azioni (e anche sugli altri strumenti se la giocano alla grande).
Tranne quando le Borse salgono di brutto, ma non mi sembra che il 2018 sia un anno di questo tipo.

Se sei arrivato a leggere fino qua, ti meriti un livello ancora più alto di concretezza.
Ecco per te 6 spunti concreti ed attualissimi, anche perché finalmente si sono ricreate delle condizioni ottimali ed è nato il candidato a replicare il mitico certificato-record DE000CZ44TW0, rimborsato lo scorso anno con un rendimento del 33.72%:

1) CODICE ISIN: DE000CA0FHC5

Emittente: COMMERZBANK
Tipologia: PHOENIX WORST OF classico        Scadenza: 5 anni
Autocallable: si, dopo 12 mesi

Sottostanti: 5 titoli USA:

  • TESLA con prezzo strike di 266,13 usd
  • NETFLIX con prezzo strike di 295,35 usd
  • ALIBABA con prezzo strike di 183,54 usd
  • BAIDU con prezzo strike di 223,19 usd
  • AMAZON con prezzo strike di 1447,34 usd

CEDOLA: 2,62% MENSILE, a patto che nessuno dei titoli sottostanti quoti nel giorno di rilevazione sotto al trigger cedola, posto al 75% del prezzo iniziale
Barriera: 60% discreta

Se non rimborsato prima, a scadenza sarà sufficiente che nessun titolo quoti sotto la barriera (60% del prezzo iniziale), per avere diritto al rimborso del nominale.

Come si vede dai grafici dei titoli considerati in due giorni, la volatilità su alcuni titoli è salita tantissimo, tanto che il certificato è arrivato a quotare dopo solo due giorni dall’emissione circa 900 (mandatemeli pure quelli che dicono che non ci sono occasioni e che ci sono solo fregature in giro!), per cui il rendimento del certificato non è più “solo” del 2,62% mensile, ma ben superiore e, addirittura tra un anno, qualora rimborsasse in anticipo, potrebbe portare ad un rendimento pari a circa 414 punti per certificato che su 900 investiti fa oltre il 45%.
Senza auspicare necessariamente a riuscire a metterselo in saccoccia a 900, pensa comunque che, se anche si pagasse 970, farebbe quasi il 35% annuo, tipo il certificato-record, mica bruscolini coi tassi a zero e quelle trappole capestrO che rifilano in Banca per fare budget.

grab 2

Fonte Bloomberg: grafico di Nvidia e volatilità implicita e storica

grab 3

Fonte Bloomberg: grafico di Tesla e volatilità implicita e storica

 

Ideale se hai delle minus da recuperare (non è che tutti cascano dal pero per le minus in dicembre a pochi giorni dalla scadenza, magari pensarci non necessariamente in stato di emergenza può essere un suggerimento valido...).
Ha le stesse caratteristiche del precedente: stessi titoli, strike e scadenza, barriera a scadenza (60%), autocallable a 12 mesi..
MA questo Il 29 giugno 2018 stacca un cedolone praticamente garantito del 27% (trigger al 10%, cioè i titoli devono avere perso 90% in un paio di mesi... mettiamolo pure tra gli eventi altissimamente improbabili...).

Considerato che costa circa 970, dopo lo stacco della cedola permetterà di:

  • essere investiti a giugno con 700€ per certificato,
  • avere flussi cedolari dell’1,5% trimestrali (con trigger cedola all’80%).

Se tra un anno scatta l’autocallable, il rendimento sarebbe di quasi il 36% (quasi il 50% in realtà, se lo calcolo su un investimento di 700€ POST stacco cedolone).
Inoltre, il cedolone mi fa un po’ da airbag perché, se anche le cose andassero male e si incassassero supponiamo solo 5 cedole dell’1,5% e poi più nulla, significa che si arriverebbe a scadenza con un prezzo di carico intorno ai 625 punti e gli scenari cui si andrebbe incontro potrebbero essere uno di questi due:

  • se il Worst of, cioè il peggiore dei 5 titoli, è sopra al 60% dello strike: ricevo 1000 punti ed, anche se per quasi 4 anni non si sarebbero incassate cedole, si sarebbero ottenuti 375 punti di rendimento in 5 anni
  • se il Worst of è sotto la barriera del 60%, ipotizziamo per facilità di calcolo che perde il 50% e quindi certificato viene rimborsato a 500: si perderebbero solo 125 punti rispetto a un -50% del titolo peggiore del paniere (come se avessi l’airbag di protezione, che in questo caso è la maxi cedola del 27% unita ad un prezzo minore di 1000 del certificato)

Le applicazioni di certificati come questo sono molteplici: anche se è nato per il recupero delle minusvalenze, in realtà si presta benissimo anche:

  • a chi interessa un potenziale rendimento extra (dato dall’autocallable)
  • a chi considera il cedolone del 27% una maxi protezione (airbag), che permette sin da subito di limitare le perdite a molto meno di quanto dovesse perdere il peggior titolo del paniere su cui è costruito il certificato.

Anche questo certificato ha le caratteristiche analoghe ai due precedenti, ma non beneficia dell’esplosione di volatilità che c’è stata sul mercato americano, perché ha come sottostanti i seguenti 5 primari titoli italiani:

  • Unicredit con prezzo strike 16.988€
  • Generali con prezzo strike 15,625€
  • Intesa san Paolo con prezzo strike di 2.9535€
  • Fca con strike 16,502€
  • Telecom Italia con strike a 0.771€

Cedolone: 22%
Cedole successive: 1,5% (trigger 80%) sino a scadenza
Barriera a scadenza: 60%
Autocallable: sì dopo 12 mesi

Il prezzo di mercato è più alto dei 2 precedenti (vicino a 1040), perché molti titoli sono schizzati in alto (Telecom e Fca in primis) e sono tutti sopra i rispettivi strike.
Anche a questi prezzi, il certificato consente comunque di ambire ad un rendimento a un anno di oltre il 20%; se lo scopo è solo di recuperare minusvalenze in scadenza, è sicuramente più difensivo del precedente e beneficerebbe meno di un futuro rientro della volatilità attuale.

Se hai capito razionalmente come dovrebbe essere, ma in realtà senti che dentro hai ancora delle resistenze e temi di perdere ulteriormente ulteriore terreno per eventuali altri rialzi della volatilità e non ne hai proprio voglia, ti consiglio di stare su SCADENZE più VICINE e BARRIERE più LONTANE, vedi ad esempio il prossimo:

Emittente: Commerzbank
Tipologia: Worst of    Scadenza: a due anni
Trigger cedola e barriera a scadenza: entrambi posti al 60%.

Sottostanti:

  • Unicredit con prezzo strike di 17,01 euro
  • GENERALI con prezzo strike di 15,67 euro
  • INTESA SAN PAOLO con prezzo strike di 2,957 euro
  • TELECOM ITALIA con prezzo strike di 0,7592 euro
  • FIAT SPA con prezzo strike di 17,71 euro

Cedola trimestrale: 2,2% che su una scadenza breve non è per niente male (considerato che per non incassare una cedola, Unicredit, Generali o Fca dovrebbero essersi avvicinate ai 10€, Intesa sotto 1,80€ e Telecom sotto a 0,45€)
Anche in questo caso, il rialzo dei sottostanti ha fatto lievitare il prezzo a 1030 circa e di conseguenza il suo rendimento potenziale si è abbassato e le barriere si sono allontanate ancora di più.

Un’altra alternativa per chi desidera stare ancora più tranquillo, ma al tempo stesso non rinunciare al rendimento, è la classica struttura DOMINO, che di fatto funziona come un Worst of solo per il rimborso a scadenza (posto al 60%), ma nel durante permette di incassare per ogni sottostante che alla data di rilevazione è sopra all’80% dello strike di partenza uno 0.54% trimestrale (3,24% massimo a trimestre).

Emittente: COMMERZBANK
Tipologia: Coupon Counter Worst of   Scadenza: 29 marzo 2021 (3 anni)

Sottostanti: 6 titoli italiani:

  • UNICREDIT con prezzo strike di 16,988 euro
  • GENERALI con strike di 15,625 euro
  • INTESA SAN PAOLO con strike di 2,9535 euro
  • FIAT Spa con strike di 16,502 euro
  • TELECOM ITALIA con strike di 0,771 euro
  • LEONARDO (Finmeccanica) con strike di 9,378

Vantaggi di avere 6 titoli:

  • permette di migliorare leggermente il flusso cedolare
  • consente di perdere meno, qualora un titolo non soddisfi il trigger cedola (perde 1/6 anziché 1/5 della cedola complessiva)

Svantaggi di avere 6 titoli:

  • espone a scadenza ad una probabilità in più che uno dei titoli vada sotto la barriera (proprio per questo si è preferito limitare la scadenza a soli tre anni, rendendo il certificato meno sensibile alla volatilità dei mercati (anche se ribadisco noi a scadenza non ci arriviamo praticamente mai).

Un’altra alternativa per chi non fa uso di opzioni, visto che i mercati non crolleranno ma difficilmente saliranno a doppia cifra, è un cash collect worst of REVERSE sugli indici

Emittente: LEONTEQ

Tipologia: Inverse Express    Scadenza: 11 aprile 2023 (5 anni)

Sottostanti: 3 indici esteri

  • NIKKEY con prezzo strike di 21794,32
  • NASDAQ 100 con strike di 6615,872
  • DAX con strike di 12397,32

Vantaggi: barriera discreta a scadenza al 130% e trigger cedola posto al 120%, cedole trimestrali del 2,3250% (9,30% annuo) , autocallable dopo 12 mesi. Sugli indici è difficile vedere rialzi eclatanti e la barriera è discreta per cui anche strappi dei mercati potrebbero essere riassorbiti visto che veniamo da una lunghissima fase rialzista. Se anche un indice dovesse salire del 10% in un anno avrei incassato quasi il 10% di cedole ed il certificato probabilmente varrebbe 6-7% in meno ma non mi generebbe perdite; ma se gli indici fossero saliti tutto il mio portafoglio in certificati rialzisti avrebbe risultati egregi per cui oggi un 20% di questo certificato andrebbe messo in ogni portafoglio sbilanciato al rialzo (non a caso i fondi da inizio anno fanno tutti in media -1.5%)

Di carne al fuoco vedi che ce n’è fino a dire basta, potrei andare avanti con altri km di analisi, confronti e considerazioni, ma facciamo prima a voce:

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Alla prossima pubblicazione, ho già altri temi importanti da approfondire, rimani collegato!

Giovanni Borsi & il Team GB Investing

“La diversificazione è una protezione contro l’ignoranza.
Non ha molto senso per coloro i quali sanno cosa stanno facendo”
(Warren Buffett)