Questa è una vignetta inedita che rappresenta il vecchio aumento di capitale Safilo di marzo 2010: noi partecipammo all’AdC in cui l’azienda passò di mano facendo un bel 60% in meno di 20 giorni. Come dimenticarlo?!

Dalle notizie di internal dealing (che quasi nessuno legge) si capiva che gli amministratori stavano comprando a mani basse, perché non farlo anche noi? Uno dei fiori all’occhiello di Gb Investing sta sicuramente nell’analisi di tutte le operazioni straordinarie che possano riguardare Piazza Affari e già in passato abbiamo approfittato delle occasioni che il mercato offre a chi sa leggere e interpretare le notizie.

 Come dimenticare l’Opa Benetton e le speculazioni su Juventus e Geox, o l’Opa Bulgari e le speculazioni su Luxottica, Tods e Ferragamo, o l’annuncio dell’Opa Recordati?

E cosa c’entra Juventus o Geox con l’Opa Benetton direte voi.

C’entra, eccome se c’entra, perché se sai fare 2+2 e vedi che c’è chi ritiene conveniente delistare la propria azienda (Benetton) occorre subito pensare a quali altre società potrebbero fare una mossa analoga e se sei sufficientemente veloce a fare questo ragionamento, mentre tutti cercano di comprarsi le Benetton (ma a notizia certa oramai è tardi) tu puoi comprare quei titoli su cui poi andrà l’occhio del mercato, ossia quei titoli che possono essere oggetto di operazioni analoghe.

Allo stesso modo l’Opa Bulgari ha portato denaro su tutti i titoli del lusso: alle 9 del mattino la Bulgari si era già adeguata al prezzo dell’Opa per cui non si poteva lucrare nulla, ma gli altri titoli del lusso si potevano comprare a un +1/2% in apertura e dopo poche ore guadagnare un 3-4% intraday.

Diverso il discorso dell’Opa Recordati, fatta a sconto sul prezzo di borsa: in questo caso comprare poco sopra al prezzo dell’Opa (28€) è stato possibile più volte da luglio a dicembre dello scorso anno ed era decisamente a basso rischio, in quanto se il titolo fosse sceso lo avremmo potuto consegnare in Opa mentre se fosse salito lo avremmo potuto vendere per poi ricomprare ogniqualvolta si fosse riavvicinato alla soglia del prezzo dell’Opa.

E’ chiaro che per essere pronti a cogliere queste operazioni, tutte decisamente interessanti, proprio perché hanno un ottimo rapporto rischio-rendimento (anche se mai come gli aumenti di capitale) occorre prepararsi per tempo e saper interpretare le notizie.

Oggi andiamo ad esaminare il settore dell’occhialeria italiana, così da essere pronti ad operare su Safilo (possibile preda) non appena se ne presenti l’occasione.

L’Italia è piena di eccellenze che hanno saputo farsi strada non soltanto nel mondo ma anche attraverso la storia. Una di queste, che ci rende orgogliosi della nostra terra e ogni giorno ci aiuta a guardare il mondo con occhi sempre nuovi è l’industria dell’occhialeria italiana. Una storia questa che davvero arriva da molto lontano e che ha come culla Venezia, dove già nel lontano 1300 si hanno prove certe delle prime produzioni di lenti in vetro per lettura. Utilizzati per secoli da aristocratici e dal clero divennero nel tempo simbolo di ricchezza e cultura, e solo verso la fine del XIX secolo prese avvio in Italia la produzione su scala industriale, soprattutto in Veneto dove hanno sede le maggiori aziende mondiali di produzione di occhiali: Safilo, Luxottica e Marcolin.

Aziende queste che attraverso il sistema delle licenze hanno legato il loro nome alle più importanti case di moda mondiali e del lusso ma non solo. Epico e romanzesco è l’eterno duello per la conquista del mercato del lusso da parte di Safilo e Luxottica; un duello che si protrae da decenni e che vale la pena raccontare brevemente.

Duello tra Safilo e Luxottica

Fondata nel 1934 da Guglielmo Tabacchi, Safilo già negli anni sessanta è una grande azienda che dopo la scomparsa del fondatore nel 1974 verrà guidata dai figli Vittorio, Giuliano e Dino che la faranno anche esordire a Piazza Affari nel 1987. In questo periodo Leonardo Del Vecchio (fondatore di Luxottica) inizia a lavorare per loro come terzista, ma in pochi anni la sua crescita è talmente veloce e poderosa che culminerà nel 1988 con la sigla di un accordo di licenza con lo stilista Giorgio Armani, con il quale un paio d’anni dopo deciderà di quotarsi direttamente a Wall Street, e nel quale Armani figurerà come socio di minoranza.

Qualche anno dopo Vittorio Tabacchi cerca di acquisire l’americana Ray Ban che sta navigando in cattive acque ed è sull’orlo del fallimento, operazione questa che viene bloccata dai due fratelli minori di Vittorio, ma che avrà un colpo di scena da parte di Del Vecchio che gliela soffierà sotto al naso. Sfruttare le divergenze degli eredi del fondatore di Safilo sarà una strategia che il fondatore di Luxottica adotterà spesso per crescere sempre più velocemente e imporsi sul mercato, lui che è un imprenditore che si è fatto da solo un passo alla volta, senza aver mai ereditato nulla da nessuno essendo nato già orfano di padre, vero self made man diventato uno degli uomini più ricchi d’Italia con un patrimonio personale di circa 20 miliardi di euro.

Vittorio Tabacchi non ci sta e nel 2001 lancia un’Opa sulla Safilo per liquidare i familiari e divenirne proprietario unico. Operazione che gli costerà un mare di miliardi delle vecchie lire (circa 1000), debito che dovrà scaricare in seguito sull’azienda e ne minerà la crescita.

Intanto Luxottica corre, acquisisce catene di negozi in America e Australia, diversificando le attività per non dipendere solo dalle licenze, che è un sistema molto redditizio ma anche volatile. Infatti dopo pochi anni Safilo, nonostante le difficolta dei debiti riesce nuovamente a sfilare la licenza di Armani a Luxottica la quale nel 2005 sfila a sua volta a Safilo la licenza Ralph Lauren.

Più che di vicende societarie sembra di assistere ad un incontro di boxe, ci sarebbe materiale sufficiente per una soap opera, infatti il duello continua anche negli anni a seguire. In questo duello rusticano a capitolare per primo sarà Vittorio Tabacchi che schiacciato dai debiti sarà costretto a cedere la maggioranza della Safilo al fondo olandese Hal, il quale grazie all’apporto di capitali freschi appianerà i debiti e acquisirà anche Polaroid.

Negli anni i colpi di scena e le acquisizioni sia di marchi che di licenze continueranno, ma non dobbiamo dimenticare la crescita e affermazione nel panorama dell’occhialeria italiana di un terzo importante attore: Marcolin, anch’esso veneto e leader del settore con un portafoglio di licenze che comprende: Tom Ford, Moncler, Timberland, Zegna, Guess, Diesel e altri grandi marchi.

Ora si vocifera che Kering del magnate Francois Pinault, il big francese del lusso che possiede marchi come Gucci, SaintLaurent, Bottega Veneta, Pomellato e con la holding di famiglia controlla marchi come Puma e la casa d’aste Christie’s, punti a comprarsi Safilo, voce rientrata dopo poco con il rinnovo dell’accordo di Kering con Safilo sino al 2023, che ha fatto venire meno le ipotesi speculative sorte nell’ultimo periodo. Ma quante volte voci smentite poi si sono rilevate invece assolutamente vere?

Per cui occhio vigile e attento, ricordiamoci sempre che chi vuol comprare e lanciare un’Opa meglio se non lo dice ai 4 venti e lo fa in sordina. Di sicuro i soldi per comprarsi una Safilo non gli mancano e anche pagarla un 50% in più influirebbe ben poco sul bilancio di Kering.

Quello di cui abbiamo scritto oltre a celebrare delle eccellenze del nostro paese, spesso criticato, ci deve far riflettere anche su una questione molto importante a cui noi della GB investing teniamo molto, e di cui nel nostro libro "Bankarate"  abbiamo discusso in vari capitoli:

l’uso della leva finanziaria, sia che tu sia un trader sia che tu sia un’azienda può portare alla rovina.

Troppo spesso in Italia le piccole/medie aziende hanno chiesto aiuto alle banche indebitandosi, anche oltre il limite della sostenibilità, e anche l’imprenditore che faceva buoni utili ha usato l’azienda come un bancomat personale anziché approfittare dei buoni momenti per capitalizzare l’azienda e renderla sempre più forte finanziariamente e non in balia delle banche creditrici. Ciò ha portato anche aziende eccellenti come Safilo ad essere molto deboli finanziariamente e diventare facili prede.

E’ un argomento caro anche ad un grande Imprenditore che ci ha da poco lasciato: Giorgio Squinzi, patron della Mapei e leader di Confindustria dal 2012 al 2016. Il suo motto era: “Famiglia povera, Azienda ricca”. Un imprenditore sempre contrario alla quotazione in borsa della sua azienda: non amava distribuire dividendi che reinvestiva regolarmente in azienda, per cui non aveva certo bisogno di attingere denaro dalla borsa.

Per cui quando investiamo su un titolo il dividendo è importante, ma non è tutto, ci sono aziende floridissime come la Mapei appena citata (ma non quotata) o la stessa Luxottica che non pagano dividendi generosi ma hanno comunque fatto ricchi i suoi azionisti tanto che Leonardo del Vecchio dal nulla è diventato uno degli uomini più ricchi di Italia.

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Come sempre quando ci si avvicina alla fine dell’anno e bisogna aggiustare i bilanci salta fuori qualche operazione di aumento di capitale;

  • il 24 ottobre ci sarà l’assemblea straordinaria della Juventus (300 milioni di aumento di capitale)
  • il 28 ottobre quella della Roma (150 milioni di aumento di capitale),
  • altre sono già state deliberate (Salini Astaldi e Trevi) per cui di sicuro entro fine anno qualche bella operazione all’orizzonte ci sarà.

L’anno scorso che è stato molto avaro di operazioni, alla fine ne ha visti 4 partire in contemporanea proprio ad inizio dicembre (Safilo, Fila, Banca Intermobiliare e Chl), per cui anche quest’anno mi aspetto un dicembre ricco di operazioni straordinarie; per di più quando la borsa è sui massimi è più facile mandare in porto questo tipo di operazioni, per cui molte aziende che hanno bisogno di capitali si affretteranno a farlo prima che cambi l’umore verso la borsa.

Se vuoi prepararti a modo ed essere pronto alla prossima operazione straordinaria, che sia una Ipo, un’Opa o un Aumento di Capitale, non puoi non avere nella cassetta degli attrezzi il nostro miglior video corso di sempre.

Alla prossima
Giovanni Borsi

P.s.: non perderti i miei interventi al Tol expo di Milano il 23 e 24 ottobre 2019 a Piazza Affari.