Troppo spesso mi sento chiedere di strutturare prodotti di questo tipo da consulenti finanziari che non sanno come gestire alcuni certificati che sono andati particolarmente in sofferenza in quanto i loro clienti ovviamente sono avversi al chiudere l’operazione in perdita e preferiscono mantenere la posizione in portafoglio attaccandosi alla speranza di recupero. 

 

Tanto per cominciare penso sia doveroso sottolineare che investire in certificati è come investire sul mercato azionario globale anche se con determinate protezioni. E’ inevitabile dunque incappare in situazioni dolorose (perdite) perché dubito che un professionista sia talmente bravo da rimanere immune all’errore, si tratta solo di riuscire a limitarli al massimo ed essere sufficientemente disciplinati da limitare le perdite qualora si incappi in situazioni di questo genere. Cercare di posticipare la perdita o illudersi che questa possa essere recuperata con un prodotto tipo RECOVERY spesso produce altre perdite, come è stato nel caso di molti certificati con sottostanti titoli bancari o telefonici, o peggio ancora i disastri fatti sulla lira turca.

Vi faccio solo un esempio di cosa gli Emittenti sono capaci di studiare pur di far soldi (non certo l’interesse del cliente finale):

EXANE solo un anno fa fece un prodotto Recovery (FREXA0013591) su Unicredit con strike 31,37€, il prezzo di Unicredit del fixing iniziale era di poco meno di 13€ per cui già in partenza la barriera del certificato posta al 55% era in realtà pari a 17,2535€, ossia più del 30% sopra al prezzo di Unicredit, un bidone quasi annunciato, visto che per avere un premio bisognava sperare che entro la data di scadenza Unicredit fosse almeno a 17,2535€ (+30%), addirittura se Unicredit fosse rimasto a 13€ oltre a perdere i dividendi avrei pure perso nel rimborso che sarebbe stato a 290 circa, su un prezzo di emissione di 378,78. Ai prezzi attuali di Unicredit (11€)) il certificato quota 258 e se fosse rimborsato oggi varrebbe 245.

La cosa ridicola è che Exane per poter soddisfare la psicologia dei perdenti già sott’acqua con altri certificati Unicredit o con le azioni stesse, pensò bene di emettere il certificato a 378,78 su un nominale di 700 (neanche di 1000) dando l’illusione di avere 1000, ossia un premio del 42,857% qualora Unicredit ad una delle date di rilevazione fosse sopra all’85% dello strike iniziale.

Peccato solo che lo strike iniziale fosse a 31,37€ per cui l’85% di questo prezzo è 26,6645€ oltre il doppio del vero prezzo di Unicredit al momento dell’emissione.

Il bello dei certificati è che il tempo deve offrirci un guadagno potenziale, mai che il tempo ci giochi contro, come succede quando un certificato è scoppiato (barriera infranta) o è strutturato come questo di Exane in cui il sottoscrittore del certificato deve solo sperare in una forte risalita del titolo perché anche solo il fatto che il titolo stia fermo per lui è una fregatura, non a caso il titolo sottostante ha perso circa un 17% ed il certificato ha perso oltre il 30% ed anche se Unicredit fosse stato fermo il certificato avrebbe perso un 20% circa.

In definitiva sarebbe stato meglio tenersi le azioni (prendendo anche il dividendo) o il vecchio certificato scoppiato che avrebbe seguito la performance del sottostante ma non fatto peggio.

Complimenti vivissimi al creatore di questo prodotto straordinario, mi auguro vivamente per Exane di aver cambiato pagina ed aver eliminato dalla sua squadra chi questo lavoro lo faceva solo per vendere senza alcuna preoccupazione dei “pacchi” che tirava agli ignari sottoscrittori.

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Lo stesso discorso vale per il Recovery Bonus Cap emesso da Credit Suisse, codice Isin XS1520290476 anch’esso con sottostante Unicredit, o per i Recovery Bonus Cap emessi da SocGen su singoli titoli con scadenza dicembre 2019 addirittura con barriera continua (sono saltate le barriere su Banco Bpm, Intesa, Unicredit, Ubi, Mediobanca, Stm e Telecom e hanno tenuto quelle su Leonardo, Mediaset, Eni, Enel, Fca, Generali e Saipem mentre hanno tenuto tutti i recovery fatti sugli indici azionari a dimostrazione che gli indici riescono ad assorbire più facilmente le perdite, mentre quando si sempre il sottostante sbagliato forse è meglio cambiare cavallo.

Se anche prendiamo uno dei migliori come timing di emissione, ossia il certificato Recovery Bonus Cap emesso da Bnp Paribas su Intesa a novembre 2018, codice isin XS1859575604, con strike 1,9788, barriera 60% e addirittura partecipazione up al 380% oggi vale poco più di 28 (emesso a 25) per cui chi si fosse tenuto le Intesa a 1,9788 avrebbe fatto comunque leggermente meglio avendo percepito il dividendo.

Il segreto utilizzato commercialmente da Bnp Paribas sta tutto nel dividendo e nell’impossibilità di avere qualcosa prima della scadenza posta dopo ben 5 anni (e quindi dopo ben 5 dividendi), per cui pensate un po', Bnp Paribas incassa di sicuro 5 dividendi per quasi 1 euro di controvalore e vi paga 3,8 volte il rialzo di Intesa depurato però di questo 50% di dividendi.

Secondo voi a scadenza chi avrà guadagnato di più? Voi o l’Emittente? Quando un prodotto si vende facile perché va a illudere di poterti far recuperare una perdita o, come nel caso dei maxicoupon, soddisfa il bisogno di soddisfare l’urgenza di una minusvalenza in scadenza, gli Emittenti fanno a gara a proporre soluzioni molto “commerciali” che arricchiscono i loro bilanci dando l’illusione al cliente di aver fatto qualcosa per te di assoluto valore.

Lo abbiamo visto con l’articolo “Rompicedole n.13” con l’inondazione di certificati maxicoupon da parte di Unicredit che offriva rendimenti scarsissimi se raffrontati con il meglio del mercato che a tutt’oggi rimane questo:

XS1273319100 PHOENIX MAXICOUPON 20% WORST OF emesso da Citigroup con scadenza 18/07/2024

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Questo certificato stacca tra un mese un Maxicoupon del 20% e si compra ancora sotto a 1000, decisamente il miglior rendimento di questo tipo oggi sul mercato. Questo certificato potrebbe anche essere considerato come una sorta di recovery, incasso subito il 20% che mi va a compensare la perdita del certificato da cui voglio uscire e comunque ha barriere al 50% dai prezzi attuali e buone cedole, direi un ottimo sostituto di qualche cadavere nell’armadio.

Per cui basta farsi condizionare dal nome di un certificato, già quello ve lo fanno pagare un 3-4% di maggiori commissioni implicite.

Ma torniamo al problema di come sostituire un’azione o un certificato in grande perdita con un certificato, che non deve necessariamente chiamarsi “Recovery” per soddisfare il vostro obiettivo.

Visto comunque che quando si passa da un certificato o da un’azione in forte perdita, per recuperare occorre fare percentuali di guadagno di tutto rispetto (anche del 20-30% all’anno) o ambire ad una partecipazione UP molto elevata (vedasi quella del 380% offerta da Bnp Paribas), la cosa migliore è, rischio per rischio, passare a dei certificati aggressivi, ma che almeno abbiano delle protezioni discrete rispetto ai prezzi attuali (e non barriere addirittura superiori ai prezzi attuali) e soprattutto cedole ricche, che così, se potrò beneficiare anche solo di una fase laterale dei mercati, potrò recuperare in fretta la mia perdita solo sfruttando il flusso cedolare del certificato.

Solo per esempio vi cito due dei migliori prodotti oggi sul mercato, che pagano entrambi cedole mensili del 3% entrambi emessi da Citigroup, per cui da un Emittente solidissimo ed uno dei pochi con rating “A”.

XS1273327467 PHOENIX WORST OF emesso da Citigroup con scadenza 23/8/2022 (3 anni sono meglio di 5)

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In questo caso l’autocall è dopo 6 mesi per cui il rialzo del certificato può essere limitato dalla vicinanza dell’autocall, ma se anche lo si compra sopra la pari e rimborsasse alla prima data utile permetterebbe un buon 15% di performance in meno di 6 mesi.

So di alcuni lettori che hanno certificati con Baidu con strike 223,19 (DE000CA0FHC5 e DE000CA0FHB7) o addirittura a 257,35 (DE000CB940U1), fare un recovery solo su Baidu difficilmente potrebbe risolvere loro il problema del recupero se non a fronte di rischi supplementari, mentre nel caso di questo certificato si ha una protezione del capitale sino a 61$ di Baidu (un altro 45% dai prezzi attuali) e basta un mercato laterale per incassare nel giro di pochi mesi importanti cedole che vanno a recuperare la minusvalenza.

Potrebbe valere il discorso anche in sostituzione di prodotti con Tesla, visto che tanti prodotti sul mercato hanno strike di Tesla ben sopra ai 300$ per cui a forte rischio barriera.

Questo certificato ha il vantaggio di avere una durata di 3 anni (spesso cedole così alte si ottengono solo con certificati a 5 anni, in cui le probabilità che un titolo vada a barriera ovviamente aumentano) e soprattutto strike attuali, anzi quasi tutti i titoli sono sopra strike ed il certificato quota ancora in area 1020-1030.

Lo svantaggio di questo certificato, rispetto ad altri già presenti sul mercato, potrebbe essere il trigger cedola posto al 75% (anziché il 60%) ma se guardiamo le barriere coupon sono tutte sotto ai minimi raggiunti a fine anno scorso.

I vecchi certificati che staccano cedole al 3% hanno tutti qualche sottostante che li ha penalizzati per cui i trigger cedola, anche se posto al 60% degli strike iniziali, spesso è molto più vicino del 75% di questo ultimo certificato proposto da Citigroup.

XS1273321932 PHOENIX WORST OF emesso da Citigroup con scadenza 20/12/2022 

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Questo certificato si compra meglio, ha barriere più profonde, ma anche un titolo che è sceso particolarmente dopo la trimestrale di luglio (Irobot), il titolo ora viaggia in area 63$, ma il tempo scorre veloce e basterebbe incassare 3-4 cedole del 3% per avere poi un prezzo di carico del certificato che ci consentirebbe una più agevole cessione qualora Irobot riprendesse a scendere.

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Alla prossima Giovanni Borsi