In Borsa di certezze ce ne sono ben poche: a parte gli arbitraggi, più unici che rari per la loro eccezionalità, tutto il resto si può affrontare solo in termini probabilistici. Abbiamo però una serie di ricorrenze che si basano su elementi certi, che è stupido lasciarsi scappare, quando ci urlano indicazioni preziose a tutto andare.

Un tema hot che coinvolge quasi tutti (molti di più di quelli che lo ammettono candidamente) sono le tanto odiate MINUSVALENZE

Quando perdiamo soldi in Borsa, generiamo delle minusvalenze, che possono essere compensate entro 4 anni dalla loro maturazione, tramite plusvalenze generate in un tempo successivo. Scaduti questi 4 anni, si volatilizzano nel nulla. Ecco una certezza, anche temporalmente definita. Indipendentemente dal mese in cui si verificano le perdite e quindi da quando sorge il problema, i campanelli d’allarme suonano a tutti tra novembre e dicembre, regolarmente quando il problema si manifesta con tutta la sua urgenza.

Non ci vuole un genio a capire che il problema è presente anche adesso che siamo a marzo e già da adesso, senza affanni e disperazioni dell’ultim’ora, ci sono già in circolazione tutte le soluzioni più idonee per ragionare e risolvere il problema delle minusvalenze con ben 9 mesi di anticipo rispetto la media!

L’ACCIDIA è uno dei 7 peccati capitali (incredibili in stile Bankarate): anche se non è più un termine usato frequentemente, non significa che non sia abbondantemente diffuso, anche in Borsa. L’avversione all’operare, mista a noia e indifferenza, colpisce anche i trader e gli investitori, principianti ed esperti. Un classico è NON pre-occuparsi delle minusvalenze da recuperare, finchè non si è più in tempo.

Pericolosa insidia: rimandare a domani quello che si potrebbe fare oggi.

Questo vizio, se lasciato a sé stesso, si consolida in un’abitudine e si trascina fino a quando non ci si sveglia con il fuoco sotto le chiappe e solo lì di solito si corre ai ripari. Se ti pre-occupi, nel senso di “occuparti prima”, delle minusvalenze in periodi non sospetti, non ne sarai più preoccupato, quando saremo a 3 giorni dalla scadenza.

Per non soffrire di accidia di stomaco tra qualche mese, come il povero somarello rimasto a terra, noi siamo già andati alla ricerca di cosa offre il mercato adesso per RECUPERARE LE MINUSVALENZE finora realizzate e non ancora scadute.

Lo strumento ideale per azzerare lo zainetto fiscale sono i CERTIFICATI DI INVESTIMENTO: a differenza di fondi, etf, dividendi, cedole obbligazionarie, i certificates generano REDDITI DIVERSI sia in caso di flusso cedolare, sia in caso di plusvalenza che deriva da conto capitale. Questa frase va memorizzata bene a modo:

I certificati generano REDDITI DIVERSI, anziché redditi di capitale.

Fa una differenza sostanziale! Gli utili e le perdite devono essere “fiscalmente omogenei”, ossia devono appartenere alla stessa categoria di redditi, altrimenti non si possono compensare. Le cedole dei certificati hanno di bello che possono compensare le tue minusvalenze (quelle delle obbligazioni ad esempio non lo fanno), il che da un vantaggio esorbitante ai certificati come strumenti perfetti per il recupero delle minusvalenze (senza andare su altri derivati più complessi da gestire e che richiedono competenze ancora più sofisticate).

Non a caso negli ultimi anni gli investitori hanno imparato ad apprezzare sempre di più l’acquisto di certificati che staccano una maxi cedola che possa azzerare in un colpo solo le minusvalenze in scadenza, o almeno buona parte di esse, generandone una nuova potenziale sul prezzo del certificato. Il prezzo del certificato ovviamente dopo lo stacco del maxicoupon scende del valore corrispondente, salvo poi recuperarlo nel tempo, consentendo cosi nell’immediato di risolvere il problema delle minus in scadenza.

Per occuparti delle minusvalenze occorre che tu sia al corrente anche di come si comporta la BANCA con cui stai lavorando, perché alcuni intermediari commettono errori clamorosi nella compensazione delle minusvalenze e nella loro contabilizzazione nel dossier titoli. Alcuni intermediari finanziari NON fanno una compensazione diretta tra minusvalenza e plusvalenza, ma rettificano il prezzo di carico definendola “compensazione a chiusura”.

IL PROBLEMA DELLA COMPENSAZIONE A CHIUSURA

Questa compensazione è opera di tutte le banche popolari, di UniCredit, di Banca Credem, Unipol, Carige, Mediolanum e Deutsche Bank. Per cui, occhio se fai i certificati con uno di loro, perché devi tenere conto anche di come il tuo broker si comporta con queste faccende fiscali.

Esempio: Ipotizziamo di avere acquistato un certificato con prezzo di emissione 1000 e di ricevere una cedola di 100 euro. All’atto del pagamento riceveremo la cedola al lordo, indipendentemente che ci siano o meno minusvalenze in carico e, contestualmente, il prezzo di carico si ridurrà di 100 euro, risultando nel dossier titoli a 900 euro. Alla scadenza, ipotizzando un rimborso a 1000 euro, genereremo una plusvalenza di 100 euro, che a quel punto potrà essere compensata con le minusvalenze presenti, altrimenti si pagherà il 26% di tassazione di capital gain.

Questo meccanismo di compensazione comporta degli svantaggi come la perdita della compensazione sul breve termine, oppure il rischio di perdita delle minusvalenze prima della vendita o della scadenza. E’ vero anche però che, cosi facendo, il bravo investitore che non ha minusvalenze da compensare, può posticipare, anche di anni (o comunque fintanto che non vende il certificato), il pagamento del 26% su tutte le cedole incassate, beneficiando dunque anche dei redditi generati dal reinvestimento totale delle cedole (compreso il 26% di ritenute, che andrà a pagare in modo differito, solo nel momento in cui il certificato sarà venduto o sarà giunto alla sua normale scadenza). Come spesso accade, non c’è un modo migliore dell’altro, ma possono e devono essere sfruttati a seconda della propria posizione fiscale.

Da un punto di vista prettamente matematico, la “compensazione a chiusura” è una idiozia bella e buona ed è scandaloso che dei banchieri che non sappiano fare un semplice calcolo matematico come quello del prossimo esempio reale, che dimostra quanto una regola del genere non stia in piedi. Per farlo vi presento questo certificato:

ISIN: CH0438949825

Certificato emesso da Leonteq di tipo PHOENIX QUANTO WORST OF, con sottostanti i titoli Alibaba, Foot Locker, Micron Technology, Netflix e Tesla. Il regolamento del certificato prevede il pagamento di una cedola mensile del 3%, a condizione che tutti i sottostanti quotino sopra il trigger posto al 60% del prezzo strike. Possibilità di autocallable fin dalla prima data di rilevazione, barriera finale al 60% del prezzo strike, scadenza Novembre 2023. Il certificato fino ad ora si è ben comportato pagando già 3 cedole (9% complessivo) ed al momento il peggiore del paniere è Tesla.

Minusvalenze tabella 1

Il certificato presenta l’opzione autocallable già attiva, ma finchè Tesla non salirà sopra i 341$, il certificato non avrà il rimborso anticipato, per cui potrebbe pagare il 3% al mese, anche per tutti e 5 gli anni.

Come può reggere la “compensazione a chiusura” in questo caso,
se il certificato non va in autocallable e prosegue la sua vita avanti negli anni fino a naturale scadenza?

Se compro questo certificato a 1000, non va in autocallable e non lo vendo, dopo 3 anni ho incassato tutte le cedole, pari al 108%, ossia a 1080 punti.

Vorrei chiedere agli intermediari seriamente “Come si fa a portare il prezzo di carico a meno di zero?
“Come gestite i prezzi di carico, le minusvalenze e gli zainetti fiscali dei clienti che operano su certificati come questo sui vostri sistemi operativi?” Se questo certificato dovesse arrivare a scadenza, il prezzo di carico secondo questo stupissimo e sbagliatissimo metodo dovrebbe arrivare prima dell’ultima cedola ben a -770 !!! Inaccettabile che il sistema bancario – non solo italiano - sia a questi livelli, per di più marchi di primaria importanza e diffusi capillarmente.

E’ forse proprio perché ai politici piace governare le banche e agli esperti di matematica finanziaria non piace certo lavorare in uno degli ambienti più corrotti e meno meritocratici che ci siano al mondo (non solo in Italia). Se sei cliente delle banche che adottano il metodo “compensazione a chiusura” hai solo 1 modo per recuperare nell’anno in corso le minusvalenze in scadenza ed è sicuramente il più difficile: devi guadagnarli davvero e non solo spostarli in avanti!

Un certificato come quello appena descritto potrebbe aiutarti nel caso in cui a dicembre abbia un prezzo tale che, vendendolo, ti possa permettere di recuperare comunque (ad esempio vendendolo a 900 avresti comunque recuperato il 20%, in quanto l’incasso di 300 punti di cedole porterebbe il prezzo di carico a 700). E potresti sempre ricomprarlo il giorno dopo! Anche comprarlo attualmente a 1040, quindi sopra la pari (già di per sé gli acquisti sopra la pari non piacciono, ma come al solito bisogna guardare la matematica, non la percezione), è un affare: paga il 3% tra una settimana senza essere rimborsato per cui, male che vada, se dovesse rimborsare il mese successivo, realizzerebbe comunque un 2% in 40 giorni, in quanto spenderei 1040 e incasserei 1000 + 2 cedole del 3%.

Per assurdo il giorno 1 marzo il ribasso di Tesla dell’8%, anziché far scendere il certificato, lo ha fatto salire, probabilmente perché anche a 1050 è interessante in quanto con Tesla scesa sotto a 300 $ è altamente probabile che di cedole sicure ne paghi ben più di 2 ed il mercato ha festeggiato. Averne di certificati così !!!

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minusvalenze 2019Se invece non sei cliente di queste banche cui piace litigare a vuoto con la matematica, hai decisamente più armi a disposizione! Vedi i sempreverdi certificati a maxicedola: di seguito due certificati che staccheranno rispettivamente una maxicedola del 19.5% con sottostanti europei ed una maxicedola del 21,5% con sottostanti americani.

ISIN: XS1520284073

Certificato emesso da Credit Suisse, di tipo 5Year maxi coupon memory. Il certificato ha come sottostanti i titoli Fiat con prezzo strike di 14,328€, Azimut con prezzo strike di 9,786€, Intesa San Paolo con prezzo strike di 2,039€, STM con prezzo strike di 12,495 e Unicredit con prezzo strike di 10,578€. Il regolamento prevede il pagamento di una maxicedola pari al 19,5% del nominale (100) in data 30 aprile 2019 a condizione che i sottostanti siano sopra al trigger cedola, posto al 50% del prezzo iniziale. Dalla seconda cedola fino alla scadenza, prevista per il giorno 24 gennaio 2024, il trigger cedola passa al 70% e la cedola trimestrale al 2% con effetto memoria. Dal 23 gennaio 2020, se tutti i sottostanti quoteranno pari o sopra il loro prezzo strike in una delle date di rilevazione, scatterà la clausola autocallable, con il conseguente rimborso anticipato a 100.

Minusvalenze tabella 2 Bis

Se questo certificato rimborsasse alla prima data di autocallable, offrirebbe un rendimento di circa il 22%. Se invece arrivasse a scadenza e nessuno dei sottostanti fosse sotto al livello barriera, offrirebbe un rendimento del 14%. Questo certificato rappresenta un’ulteriore evoluzione rispetto ad altri analoghi delle scorse emissioni:

  1. le cedole sono a memoria
  2. le cedole successive alla prima maxicedola sono al 2% (contro max 1,50% del recente passato)
  3. il trigger è posto al 70%
  4. la barriera finale è estremamente difensiva, essendo posta al 50%.

Il prezzo corrente è ancora basso (circa 103), pur avendo 4 titoli sopra strike, tra cui proprio i sottostanti per me più rischiosi (Unicredit, Azimut e Stm sono decisamente saliti), per cui è molto facile che salga ancora prima dello stacco del cedolone, dando la possibilità a chi lo compra solo per ragioni fiscali di guadagnarci anche qualcosa, rivendendolo dopo lo stacco (es: compro a 103 oggi, se va a 109 prima dello stacco, significa che dopo lo stacco vale 89 e potrei rivenderlo perdendo 14 realizzando così una minusvalenza nel 2019, ma avendo incassato 19.5 di plusvalenza, che va a compensare le minus vecchie).

ISIN: XS1520279156

Certificato emesso da Credit Suisse, di tipo 5Year maxi coupon memory to a worst of su azioni americane: Alibaba con prezzo strike di 152,03 usd, Amazon con prezzo strike di 1640,02 usd, Facebook con prezzo strike di 144,3 usd, Tesla con prezzo strike di 287,59 usd e Micron Tecnology con prezzo strike di 34,24 usd. Il regolamento prevede il pagamento di una maxicedola pari al 21,5% del nominale (100) in data 30 aprile 2019, se tutti i titoli sottostanti quoteranno sopra al trigger cedola, posto al 50% del prezzo iniziale. Dalla seconda cedola fino alla scadenza, prevista per il giorno 24 gennaio 2024, il trigger cedola passa al 70% e la cedola trimestrale al 2% con effetto memoria. Dal 23 gennaio 2020 se tutti i sottostanti quoteranno pari o sopra il loro prezzo strike in una delle date di rilevazione, scatterà la clausola autocallable con il conseguente rimborso anticipato a 100.

Gli step da considerare sono semplici:

  • stacco della maxicedolA
  • incrocio con lo zainetto fiscale
  • decisione se mantenere il certificato in portafoglio o venderlo per posticipare le minusvalenze nei prossimi 4 anni.

 

SOTTOSTANTE

STRIKE $

TRIGGER

BARRIERA

AMAZON

1640,02

1148,014

820,01

TESLA

287,59

201,313

143,795

ALIBABA

152,03

106,421

76,015

MICRON TECH

34,24

23,968

17,12

FACEBOOK

144,3

101,01

72,15

 

Se questo certificato rimborserà alla prima data di autocallabble, significa che avrà reso circa il 17%. Se invece arriverà a scadenza e nessuno dei sottostanti sarà sotto al livello barriera, renderà il 12%. Il prezzo corrente è 108 può sembrare elevato (sempre perché di default non ci piace comprare sopra la pari), ma tutti e 5 i titoli sono abbondantemente sopra strike ed il peggiore è forse il più solido e sicuro di tutti (Amazon); del resto il prezzo è dovuto alle probabilità del rimborso anticipato da parte del mercato ed in questo momento 3 titoli su 5 sono sopra strike del 20-30%. Proprio questo certificato, che ha in Tesla forse il suo titolo più rischioso, potrebbe fare coppia con quest’altro emesso da Leonteq: reverse su Tesla e Micron Tecnologies, proprio 2 dei 5 titoli sottostanti di quello appena visto. Anche questo certificato dovrebbe contribuire bene a ridurre il proprio zainetto fiscale, grazie al possibile guadagno in conto capitale e all’ottimo flusso cedolare.

ISIN: CH0456758868

Certificato di Leonteq, di tipo Inverse Express Certificates Memory Quanto. I titoli sottostanti sono Tesla con prezzo strike di 287,59$ e Micron Tecnologies con prezzo strike di 34,24$.

Il regolamento del certificato prevede il pagamento di una cedola mensile del 1,45% del nominale (1000), a condizione che nessuno dei sottostanti sia salito oltre il 40% dal suo prezzo strike (trigger valido solo alla data di osservazione). Le cedole sono con effetto memoria. La scadenza è prevista per il 25/01/2021 (2 anni) e la barriera finale è posta anch’essa al 140% del prezzo strike.

Dalla cedola della data di rilevazione del 25/02/2020 entra in funzione la clausola autocallable: se in una delle date di rilevazione cedola, i 2 sottostanti quoteranno entrambi SOTTO il loro prezzo di partenza, il certificato verrà rimborsato in anticipo.

Il certificato ha già pagato due cedole dell’1,45%, si compra attualmente a 860, per cui il flusso cedolare sull’investimento è di circa il 20% annuo al quale, in caso di rimborso a scadenza a 1000, si devono aggiungere altri 140 punti di guadagno in conto capitale, per cui siamo quasi al 30% su base annua: 22 cedole di 14,5 punti + 140 punti di guadagno in conto capitale = totale di 459 punti in 22 mesi (pari al 53% totale in 20 mesi, se calcolato su 860 di investito). Se l’idea è che i prezzi dei titoli americani siano tirati e non abbiano grandi possibilità di risalita (in particolare Micron Tecnologies), questo certificato è pensato apposta.

Minusvalenze tabella 4

Questi sono alcuni modi per prendere le redini in mano e sistemare una faccenda importante con il dovuto criterio, prima che si trasformi in un’urgenza, che non è una buona consigliera. Controlla il tuo zainetto fiscale e cerca una o più strategie per recuperare il credito di imposta, così non ci devi pensare all’ultimo.

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Giovanni Borsi