Come ragionano, come si comportano e quali sono i fattori che osservano gli Emittenti che confezionano i certificati che noi andiamo a comprare sul mercato?
Come reagiscono gli Emittenti tradizionali quando si affaccia un nuovo temibilissimo competitor, che vuole venire a prendersi una bella fetta di mercato?

Mettiamoci comodi ad osservare lo spettacolo: sul ring molti Emittenti si stanno mettendo i guantoni.

Un conto è il momento in cui realizzi che si è messo in moto il volano, un conto è il momento in cui realizzi che la partita a cui stai partecipando è innegabilmente salita di livello.
In Italia il volano dei certificates ritengo si sia attivato già 4-5 anni fa, e quando un mercato diventa ricco e promette buoni ritorni si presentino nuovi attori, più o meno aggressivi, e questo non può che fare bene alla concorrenza.

Noi stessi di Gbinvesting abbiamo alzato l’asticella ed ora non spieghiamo solo l’abc della materia ma facciamo accurate analisi per educare il risparmiatore a scegliere nel vasto panorama di offerte e nel farlo siamo spietati nei giudizi, tanto da non essere più ben visti da certi Emittenti con cui prima invece condividevamo eventi in giro per l’Italia.

Che i certificati avessero potenzialità strabilianti era evidente, lo dimostra inequivocabilmente la continuità della crescita nell’ultimo decennio e il fatto che in paesi, come ad esempio la Germania, sono già da anni tra gli strumenti più apprezzati ed utilizzati da un grandissimo numero di operatori.
Così come lo abbiamo notato noi – e ci siamo specializzati di conseguenza – lo hanno notato anche i Big… da oltreoceano…

Il 2018 è un anno importante per il mondo dei certificates sul mercato italiano, perché ha sancito l’ingresso di Goldman Sachs (scusate se è poco!) nell’arena degli Emittenti. Non che non fosse già presente anche negli anni precedenti, ma ora ha fatto un’emissione molto aggressiva a condizioni competitive e ha pubblicizzato l’emissione sia sul Corriere della Sera che sul Certificate Journal, dando un segnale forte al mercato delle sue intenzioni bellicose. Quando entra un grosso operatore come è appena successo, in punta di piedi o a gamba tesa a sua discrezione, chi sta sulla poltrona relativamente comodo da anni deve prepararsi a fronteggiare la minaccia.

Sempre notizia del 2018 è l’acquisto della divisione londinese di Commerzbank da parte di Societè Generale, ma in questo caso l’interesse è per il mercato tedesco su cui Commerzbank è decisamente più forte di Societè Generale, in quanto sul mercato italiano Societè Generale sembra voler tirare i remi in barca, cercando di lucrare dove può, comportandosi in modo indecoroso come se noi italiani fossimo tutti degli ingenui cui è facile vendere quello che si vuole.

A dire il vero non c’è neanche un Emittente francese da promuovere: Societè Generale leggerete più avanti il motivo per cui l’ho messa in black list, Natixis fa ottimi prodotti in termini di ricerca e innovazione ma è veramente scarsa nelle cedole che offre, Exane vanta un ufficio studi che è tra i migliori al mondo e poi ha metà dei suoi prodotti con sottostanti scoppiati scelti per la loro volatilità e non certo per la loro bontà in termini fondamentali (Bmps, Saipem, Banco Bpm, British Telecom, Snap, Saint Gobain solo per citarne alcuni).

E se Commerzbank viene fagocitata da Socgen facilmente sparirà, visto che anche Deutsche Bank è veramente poca cosa (ha qualche buon prodotto ma se lo compri si assenta per tutto il giorno), anche i tedeschi li vedo fuori dai giochi per cui rimangono Unicredit e il braccio italiano di Bnp Paribas da una parte (anche Imi e Aletti li escludo visto che vendono tantissimo, ma soprattutto tramite i loro canali distributivi, rifilando quello che vogliono agli ignari risparmiatori delle Filiali dei rispettivi gruppi bancari Intesa e Banco Bpm) e i colossi americani (finora dormienti) dall’altra, con i terzi incomodi svizzeri (Credit Suisse e Leonteq)

Credo si sia messa in moto una bella lotta tra Titani tra gli Emittenti di certificati di investimento, da mesi ha incrementato la sua offerta Credit Suisse, presentando già qualche prodotto di qualità, mi dicono che a breve anche un colosso come Citybank si presenterà sul mercato italiano, sarà interessante vedere con che strategia di marketing.

Gli Emittenti già di per sé non sono tantissimi – e, per come la vedo io, non sono neanche tanto lungimiranti – se poi ne arriva un altro, lo accolgono minimo digrignando i denti!
Se poi il non-benvenuto non ha neanche bisogno di presentazioni, come in questo caso, tanto è potente nel settore da tempo immemorabile, capisci subito che sta arrivando una bella burrasca! Ci sarà già qualche regista all’opera…

Il fatto che il mercato dei certificati in Italia sia stato preso di mira da Goldman Sachs non fa altro che confermare l’importanza e l’attrattiva di questo strumento; a essere realisti ci sono tre fattori che attirano nuovi Emittenti:
- La ricchezza detenuta dai risparmiatori che è tra le più grandi al mondo
- I livelli di educazione finanziaria bassissimi del nostro paese che possono far pensare all’Emittente di poter “lucrare” qualche punto in più di guadagno sulla pelle dell’ignorante di turno (ti consiglio se non lo hai letto l’articolo "SAI PROTEGGERE I TUOI INVESTIMENTI DAL CANTO AMMALIATORE DELLE SIRENE ?"
- I grandi margini cui le banche italiane sono abituate a tenersi danno spazio a chi vuol prendersi una fetta del mercato, soprattutto ora che, soprattutto chi ci legge, sa che si può trovare di meglio soprattutto sul mercato secondario

L’Emittente americano con questa mossa sta cercando di aumentare la sua quota di mercato e sono certo che darà molto fastidio ai suoi colleghi (ti lascio immaginare le facce dei trader ai desk, che avranno una bella gatta da pelare in più…), soprattutto se non si limiterà ad una sola emissione buona.
In questi ultimi mesi ho seguito le caratteristiche e l’andamento delle sue emissioni e ho già potuto constatare 4 punti importanti:
- sanno fare bene i calcoli - non avevo dubbi -
- tengono in considerazione il feedback del pubblico - importantissimo -
- hanno fatto prodotti semplici e di chiara lettura
- sono rapidi a cambiare politica se le condizioni lo richiedono.
Mica per niente si chiamano Goldman Sachs!

Ti mostro i dati di 2 certificati molto simili, entrambi di Goldman Sachs, emessi a solo 3 mesi di distanza e deduci anche tu le tue conclusioni:

Codice ISIN: GB00BFTKV794
Categoria: Phoenix
Sottostante: Intesa San Paolo
Strike: 3,04 €
Data di emissione: 19 marzo 2018
Scadenza: 12 marzo 2019. NON può essere rimborsato anticipatamente
Cedole: 0,4% mensile - garantite
Barriera: 75% (2,28 €)

Il rendimento è veramente misero (4,8% annuo)

Codice ISIN: GB00BG2MHM60
Categoria: Phoenix
Sottostante: Intesa San Paolo
Strike: 2,44 €
Data di emissione: 27 giugno 2018
Scadenza: 27 giugno 2019. NON può essere rimborsato anticipatamente
Cedole: 0,75% mensile - garantite
Barriera: 75% (1,83 €)

Il rendimento è quasi il doppio del precedente (9% annuo)

 

Questi 2 certificates emessi da Goldman Sachs sono costruiti entrambi con sottostante Intesa San Paolo, sono praticamente identici come struttura e caratteristiche salienti, MA le cedole ed il rendimento finale sono molto diversi!

Va bene che sono passati 3 mesi dall’emissione del primo all’emissione del secondo e quindi gli strikes e le condizioni del mercato sono naturalmente cambiate e pertanto è cambiato anche l’ammontare della cedola, ma non può essere solo l’aumento della volatilità a far cambiare così tanto la cedola!

Un occhio poco esperto non nota queste cose, ma quando si estrapolano le caratteristiche e le si confrontano così direttamente (ricorda sempre il mantra: ANALISI – CONFRONTO – SCELTA – GESTIONE), non si può fare altro che domandarsi:

Cosa sarà mai successo in questi 3 mesi nelle teste delle direzioni tecniche e commerciali di Goldman Sachs per diventare così tanto più generosi, nel giro di così poco tempo e con le condizioni così simili?

PERCHE’
in marzo erano disposti a pagare solo lo 0,4% mensile
ed in giugno lo 0,75%?

Se i dati oggettivi sono pressoché inalterati, quello che cambia è la scelta politica che ha adottato e modificato in corso d’opera l’Emittente da un certificato all’altro.
D’altronde si procede per tentativi…
Diciamo che sono partiti tenendosi una gran bella fetta per sé, che tanto a scendere c’è sempre tempo, no? E così è stato.
I calcoli li sanno fare e sono tutt’altro che scemi: evidentemente Goldman Sachs, nel suo tentativo di mettere un piedino sul mercato italiano, si è resa conto in fretta che, se dà le bricioline, fa poca strada, i volumi di acquisto (bassi sul primo) sono un fattore inequivocabile.
Se vogliono presentarsi con un buon biglietto da visita e non bruciarsi subito all’ingresso, devono attrarre il mercato e rendersi competitivi, pagando ben di più di quella presa per i fondelli dello 0,4% mensile.

Non a caso, il secondo certificato, che ha un rendimento annuo del 9% rispetto al rendimento annuo del 4,8% del primo, ha già fatto più volumi del primo, pur essendo partito 3 mesi dopo.
Se il rendimento è salito così tanto, senza aver modificato fondamentalmente nulla (stessa scadenza a 1 anno, barriera al 75% e cedole mensili incondizionate.

L’unico parametro diverso è il livello della volatilità presente al momento delle due emissioni, più alto nel secondo, ma non così tanto da giustificare un risultato finale a livello di rendimento così forte… Ciò significa che avranno agito sulla riduzione dei caricamenti impliciti sul secondo certificato, ossia in poche parole si sono resi conto che erano fuori mercato e che così sarebbero rimasti ignorati dalla clientela retail.

Che dire di questa condotta?
Io ho il laser puntato sui PRODOTTI e sui COMPORTAMENTI di tutti gli Emittenti e ormai il mio ruolo è diventato già da anni proprio quello di evidenziare ai lettori ed investitori come te, con numeri alla mano, dove sono le opportunità, dove sono le fregature, come distinguere i parametri che rendono un certificato migliore di un altro e, per amor di completezza, anche i passi virtuosi ed i passi falsi degli Emittenti (quest’ultimo punto mi ha procurato qualche nemico ai “piani alti”, ma ci possono fare ben poco, se non evitare di invitarmi ad alcune occasioni pubbliche, perché non sto zitto e rovino loro la festa, ma tanto se la rovinano da soli perché magari 1-2 volte riescono anche a fregarti, ma poi a una certa uno si sveglia…).

Quando si muove gente come Goldman Sachs, è sempre prudente stare all’occhio (parlo agli altri Emittenti attivi ed anche a noi fruitori finali): se stanno approdando anche loro sul mercato italiano, è perché lo hanno studiato bene e ci hanno visto del business, sennò rimanevano a casa loro.

Il mio sentore mi suggerisce che GS potrebbe essere un outsider, chissà magari anche l’Emittente migliore del futuro, le potenzialità potrebbe averle e, se si gioca bene le cartucce senza peccare di avidità (errore mortale tipico dei suoi competitors…), potrebbe essere il vincitore di questo scontro tra Titani.

Visto che a inizio anno si è presentato con prodotti decisamente pessimi, come il primo certificato analizzato in questo testo, prima di promuoverlo con grandi elogi, solo perché al momento ne ha azzeccato uno, mi riservo di analizzare criticamente le prossime emissioni (e relative caratteristiche tecniche e comportamentali, visto che dietro queste si nasconde l’ETICA di chi decide come spartire la torta).

Servono fatti concreti e ripetuti nel tempo per guadagnarsi sul campo la credibilità e la fiducia di noi utenti finali e questo vale indistintamente per tutti: pesci grossi, pesci piccoli, outsider nuovi che arrivano da oltre-oceano, nessuno escluso.

Essere passati da un rendimento del 4,8% ad uno del 9% in un batter d’occhio personalmente non mi fa impazzire (preferisco quelli che fanno del loro meglio fin da subito), ma adesso sono talmente tanto novelli su questo strumento e sul nostro mercato, che non abbiamo abbastanza elementi per trarre conclusioni oculate.

Sicuramente hanno dalla loro parte il fatto che sono stati molto svelti ad accorgersi di avere fatto male i loro calcoli e ad adeguarsi alle esigenze del mercato che stanno corteggiando: apprezziamo lo sforzo fatto sul secondo certificato (quello che rende il 9% in 1 anno), ma saranno solo i prossimi certificati a svelarci se questa mossa era solo una mossa civetta o l’inizio di una sana competizione e collaborazione.

O forse, avendo investito tanto in promozione (vedasi articolo ad hoc sul Certificates Journal e una mezza pagina sul Corriere della Sera……. E questo è solo quello che ho visto io, figuriamoci se leggessimo tutti i giornali!) hanno pensato bene di fare una emissione che potesse far parlare di loro… e con me ci sono riusciti.

Come vedi, non c’è solo il singolo parametro matematico da confrontare; le sfumature da cogliere PRIMA di scegliere un certificato sono le più disparate ed includono anche la storia di come si è comportato l’Emittente in passato: se vanta troppi episodi in cui ha cercato di fare il furbo o se si è sempre distinto per correttezza.

Oggi ad esempio ho scritto ai miei abbonati che mettevo Societè Generale in black list, perché non è ammissibile non fare prezzo per una settimana su un certificato (CODICE ISIN XS1119159546) che scade tra due mesi e rischia di essere rimborsato a 55 qualora Ubi non risalga sopra ai 3,60€ della barriera: di fatto l’Emittente non può decidere arbitrariamente e non permettere a chi avesse voluto disfarsene di venderlo per tempo per evitare di andare a scadenza e perdere un ulteriore 20% rispetto ai prezzi attuali (73) ipotizzando che Ubi rimanga a questi prezzi.

Ma anche Goldman Sachs qualche mese fa ne ha fatta una non proprio bella sul certificato GB00BFTKV133 su sottostante Azimut, sparendo dal book, allargando lo spread e tuttora quotando molto più basso per non fare uscire chi aveva comprato sullo stacco dividendo di maggio (Goldman Sachs aveva sbagliato a prezzare il prodotto). Come vedete l’ho da poco elogiata e già ho trovato il modo di criticarla pesantemente !!

Questa sensibilità (ed INDIPENDENZA) in Italia la puoi trovare solo da noi, perché veramente in pochi sono in grado di accorgersi dell’incidenza di tutta una serie di comportamenti che, solo presi nella loro globalità, rendono la conoscenza dello strumento davvero COMPLETA (solo per citarne alcuni: la presenza sul book da parte del Market Maker, lo spread denaro/lettera dell’1% anche quando vengono colpiti sulla lettera, la regolarità del pagamento delle cedole etc etc).

Una piccola nota di gossip: tra me e Goldman Sachs non è mai corso buon sangue, fin dai tempi delle vecchie battaglie, quando siamo stati acerrimi nemici sui book dei principali titoli azionari italiani (ma acerrimi veramente… un giorno scriverò nella mia autobiografia quello che è successo con i loro High Frequency Trading…), ma in questo frangente non stiamo parlando di scalping.
In questo momento, sono solo Emittenti di certificati, esattamente come tutti gli altri, e come tutti gli altri verranno apprezzati o criticati, esclusivamente a seconda di come riterranno opportuno muoversi nei confronti dell’utente finale, cioè me e te.

Noi che siamo tanto operativi, apprezziamo molto che nuovi Competitors arrivino sul mercato italiano e si dimostrino competitivi: questo genera una sana concorrenza, che non può che essere a beneficio dell’utente finale ed in più modifica intrinsecamente i rapporti ed i poteri di forza di tutti i soggetti in gioco…

Se entra in gioco un colosso come Goldman Sachs nel mercato italiano dei certificates, gli attuali Emittenti che oggi la fanno da padrona, tante volte proprio per mancanza di alternative (è triste, ma è così), in un domani non troppo lontano potrebbero trovarsi a piangere lacrime amare...
Sto pensando in particolar modo ad Emittenti come Unicredit, Bnp Paribas ed anche Imi e Banca Aletti… per loro la vedo proprio dura ed in salita: certo, hanno ancora margine per vendere montagne di certificati propri in collocamento ed in palese conflitto di interesse (che ovviamente ti fanno firmare, per non avere guai…) tramite i loro canali distributivi allo sportello e sulla propria clientela fidelizzata e meno evoluta, ma sulla clientela retail, quella che se li sceglie e se li compra da sola in Borsa, quella che comincia a sapere scegliere i certificates da sola, tipo TE che ti informi, ti arrangi e non ti piace essere fregato, sarà sempre più difficile essere scelti.

Che vinca il migliore! E che la sana CONCORRENZA porti cedole più generose !

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Giovanni Borsi & il TEAM GB Investing