Ti hanno mai beccato a scuola in flagrante mentre copiavi la verifica di matematica dal secchione del banco davanti?

Ecco, non si fa.

Ci hanno insegnato così ed il concetto è giusto preso in senso lato, della serie “arrangiati e fai qualcosina per i cavoli tuoi, no?”.

E fin qua, a grandi linee, direi che siamo tutti bene o male d’accordo.

Ma è sempre vero in senso assoluto che copiare è una brutta cosa?

 

Secondo me no e sono certo che non sono l’unico a pensarla così.

Se fino a ieri copiare era considerata una pratica vergognosa, oggi c’è una scuola di pensiero che la ritiene addirittura un’“arte”, nonché una dimostrazione di ammirazione nei confronti dell’oggetto imitato.

L’industria finanziaria non è immune da queste dinamiche, anzi, c’è un copia-incolla dietro le quinte per chi sa leggere questo “linguaggio” che è peggio di Beautiful.

Circoscrivendo il discorso al tema a noi tanto caro dei certificates, è ovvio che ogni Emittente studi e proponga sempre nuovi prodotti, anche perché ci sono i contest anche qua e quindi bisogna farsi venire idee brillanti per primeggiare e cercare di restare sulla cresta dell’onda.

Poi tante volte cambiano solo il nome o qualche caratteristica qua e là e la sostanza cambia ben poco, ma fa parte del gioco e l’atmosfera che aleggia attorno a questi strumenti si presta bene a creare confusione e, nella confusione, un bel titolo può fare scalpore anche se tante volte è “tutto fumo e niente arrosto”…

Pensate solo che le vecchie obbligazioni strutturate erano in fondo molto simili agli attuali certificati di investimento agli occhi del pubblico.

La creatività finanziaria, alimentata da un ego spropositato, non ama la trasparenza e sguazza nell’ignoranza del risparmiatore (ricordo che siamo uno dei paesi con la più bassa cultura finanziaria), così da potergli rifilare prodotti complessi, con l’illusione di grandi rendimenti, se confrontati con le tradizionali obbligazioni, ma nascondendo ad arte i propri guadagni e soprattutto senza illustrare a modo i rischi del prodotto.

Gli stessi certificati di investimento sono chiamati in maniera diversa dai vari Emittenti… della serie… “Facciamo in modo che il pubblico abbia poche idee, ma confuse”!

Il sistema in crescita portentosa dei certificates è terreno fertilissimo per queste competizioni tra gli strutturatori: lo strumento è relativamente recente e nonostante la sua crescita vertiginosa, ha ancora tantissima strada da fare davanti a sè, quindi è naturale che ogni operatore sia in fibrillazione per creare strutture sempre più performanti e possibilmente desideri arrivarci PER PRIMO.

Io stesso, da trader della “vecchia guardia”, sono orientato al risultato e la competizione mi accende e quindi sono un segugio a vedere che tipo di strumenti vengono emessi sul mercato.

E’ un continuo confronto virtuale da cui di fatto nasce il progresso ed il miglioramento.

Ho cominciato a fare consulenza per la strutturazione di certificates da un paio d’anni e già ho visto in me in questo lasso di tempo un progressivo affinamento; se guardo i primi certificates, nonostante non siano passati secoli, ma questo è un mondo che va alla velocità della luce quindi un paio di anni sono tranquillamente paragonabili ad un’era geologica, mi stupisco di quanto adesso quei primi prodotti mi sembrino, passatemi il termine, “goffi”…

Il continuo miglioramento dei certificates in quotazione esiste quindi proprio perché c’è concorrenza e il fattore “copio il vicino” è all’ordine del giorno (mica solo nei certificates!).

Proprio perché gli strumenti in circolazione sono migliaia e ognuno li chiama come gli pare, in assenza di una terminologia universale condivisa, più volte nei miei precedenti articoli ho sottolineato che il risparmiatore deve quanto meno saper confrontare il prodotto che intende comprare con gli altri prodotti che trova sul mercato (sicuramente ogni prodotto avrà celato il guadagno dell’Emittente, ma almeno avrò preso quello con le caratteristiche migliori ed alle migliori condizioni).

Quando vedo un prodotto che mi piace sul mercato spesso mi chiedo:

MA SI PUO’ OTTENERE DI MEGLIO?

Quest’anno poi mi sono accorto che gli Emittenti hanno facilità a vendere soprattutto i certificati a cedola (d’altronde, l’italiano è abituato da decenni alle cedole delle obbligazioni…) e hanno pensato bene di prendersi una bella fetta di guadagno supplementare, ovviamente a discapito del risparmiatore, che naturalmente non ha le competenze necessarie e sufficienti per prezzare ogni elemento che costituisce il prezzo del certificato.

Tra i certificati più apprezzati per la loro struttura innovativa (non a caso, Natixis è stata premiata lo scorso anno proprio come miglior certificato a livello di innovazione), c’è il cd PHOENIX DOMINO CEDOLA, che già lo scorso anno Exane e Commerzbank hanno copiato con due ottimi prodotti.

La caratteristica che contraddistingue questa tipologia di certificati è la variante DOMINO, che consente di rendere modulari le cedole periodiche associate ad un basket di più titoli: l’ultimo nato in casa Natixis, codice ISIN IT0006737768, è agganciato a 4 titoli italiani ISP G ENI ENEL e paga una cedola mensile dello 0.25% per ogni titolo che si trova alla data mensile di rilevazione sopra alla barriera posta al 75% dello strike iniziale, per una cedola massima mensile pari all’1%.

La barriera a scadenza invece è posta al 60% ed, in questo caso, per ottenere il rimborso, occorre che tutti e 4 i titoli a scadenza siano sopra alla barriera.

Con questa tipologia di prodotto, l’investitore riesce ad ottenere un buon flusso cedolare, anche nel caso in cui un solo titolo dovesse scendere molto.

In un momento di incertezza come quello attuale, con i mercati sui massimi dell’anno, meglio essere prudenti: il classico WORST OF è decisamente più remunerativo, ma anche più rischioso (rischio e rendimento sono ovviamente direttamente proporzionali): infatti, basta che anche un solo titolo alla data di rilevazione sia sotto al trigger cedola (barriera cedola), che il certificato non paga la cedola.

Per passare sereni il periodo estivo, meglio dunque cercare strutture più difensive: già in aprile avevo cercato protezione e rendimento nel certificato emesso da Commerzbank avente ISIN DE000CZ44X99.

Chi ha letto l’articolo, ha potuto comprarlo addirittura a 960 (ne sono passati ben 2 mln di euro) ed oggi potrebbe già passare alla cassa con un 8% pulito (alcuni hanno già venduto e adesso sono flat per poter cercare il prossimo affare).

Questo certificato ha trovato subito qualche Emittente che ne ha copiato la struttura, facendo leggermente peggio di quello da me segnalato nello scorso articolo perché, anche se copi pari-pari, anche solo una variabile diversa, come averlo emesso in un’altra giornata con altri prezzi e soprattutto con altre condizioni di volatilità, rende il risultato diverso…

Se poi a questo ci aggiungiamo che vengono rendimenti apparentemente da fantascienza, considerato soprattutto il contesto di tassi a zero come quello attuale, l’Emittente ha gioco facile nel farci la cresta, tanto l’investitore medio difficilmente ha tempo, voglia e capacità di fare confronti ed intercettare se ci sono prezzi “in linea”, piuttosto che prezzi “gonfiati”.

Allora mi sono detto: “QUALCUNO CHE MI COPIA C’E’!”

Non vi nego che questo mi lusinga ed al tempo stesso mi sprona a fare sempre meglio di quello che fanno gli altri, ma soprattutto a fare meglio di quello che faccio io stesso per primo!

Peccato solo che vedo in giro tanta ingordigia da parte degli Emittenti! E sui calcoli sono abbastanza ferrato in materia… se fanno la cresta su 3-4 punti percentuale, un utente medio nel totale non se ne accorge, io invece non ne faccio passare una liscia…

Guardando i sottostanti utilizzati, ho allora subito verificato se, per essere competitivi, avevano limato le loro commissioni o se, come poi ho capito, avevano solo utilizzato sottostanti maggiormente volatili (sono tante le variabili su cui poter agire nella strutturazione di un certificato).

A questo punto, ho pensato bene di fare una verifica ed utilizzare gli stessi titoli sottostanti utilizzati da Natixis, aggiungendone uno (Nokia) e migliorare così decisamente il risultato finale, per cui entrambi i certificati che vi presento hanno gli stessi sottostanti e precisamente ENI ENEL G ISP e NOKIA

Se io un domani recensisco un certificato, non vorrei mai che un mio cliente (e i miei clienti sono particolarmente acuti) mi dicesse che sul mercato ce ne è uno migliore con le medesime caratteristiche.

Poi tutto è possibile: essendoci più di 3.000 prodotti quotati, qualcosa mi potrebbe sfuggire, ma l’importante è rimanere sempre nella fascia di eccellenza.

Purtroppo non esiste il brevetto nelle strutture dei certificati, per cui TUTTI COPIANO TUTTI: anche copiare è un’arte, bastano un pizzico di esperienza (un pizzico abbondante in realtà…) e la conoscenza approfondita delle tre variabili fondamentali che fanno un buon certificato: SOTTOSTANTE, VOLATILITA’ e  TIMING

Et voilà… eccoti servito un certificato con una maxicedola del 25% ed un altro con effetto domino con cedola al 3,05% trimestrale e barriera a scadenza addirittura abbassata al 50% !!

Vediamo le caratteristiche di questi due certificati, emessi entrambi da Commerzbank:
CODICE ISIN DE000CZ44Y72: paga una maxi cedola del 25% alla prima data di rilevazione dopo tre mesi dall’emissione (7/8/2017), condizionata al livello trigger del 10 % (vale a dire che il peggiore dei quattro titoli dovrebbe perdere il 90% del proprio valore per non veder accreditata la cedola!!!).

Successivamente, il certificato prevede il pagamento di una cedola del 1,5% trimestrale fino a scadenza (5/5/2022), sempre condizionata ad un livello di trigger posto all’ 80% degli strike.

L’opzione AUTOCALLABLE entra in funzione dopo 12 mesi, ossia dal 7 maggio 2018.

Trovi la scheda tecnica di questo certificato con tutte le caratteristiche principali a questo link: http://www.eduwebcertificates.it/top-certificate.html

Non possiamo sapere se il rimborso anticipato avverrà realmente tra dodici mesi, ma la “praticamente certa” cedola del 25% che avremo in agosto, permette di ammortizzare notevolmente i rischi di una eventuale futura discesa del mercato.  

L’altro certificato, quello con effetto domino, ha codice ISIN DE000CZ44Y80 e paga una cedola trimestrale pari a 0.61% per ogni singolo titolo che alla data di rilevazione è sopra alla barriera (trigger cedola) posta al 75% (come quello di Natixis), per una cedola massima pari al 3,05% trimestrale (contro l’1% mensile di quello di Natixis), ma ha il vantaggio ulteriore di una maggiore protezione a scadenza, avendo la barriera finale posta al 50% (contro il 60% di quello di Natixis).

Per avere idea di come intendo muovermi nei prossimi mesi sui certificati e quali strutture prediligo per passare una estate senza troppi patemi, registrati al sito www.eduwebcertificates.it e partecipa al prossimo WEBINAR GRATUITO DI LUNEDì 15 MAGGIO 2017 ORE 18,00, oppure, se non sei già abbonato ad uno dei nostri servizi, prenota una coaching gratuita di 20 minuti con i nostri Tutor al seguente link nei giorni e negli orari rimasti disponibili:
https://calendly.com/coaching-free/20min/03-13-2017

Ah dimenticavo, non prendere impegni per sabato 10 giugno, a breve tutti i dettagli!

Un caro saluto

Il segreto del successo è fare le cose comuni in un modo insolito.
(John D. Rockefeller)

Giovanni Borsi
& il Team GB Investing