Siamo oramai in dirittura d’arrivo.

Sta partendo l’aumento di capitale più grande della storia della Borsa Italiana e noi, forti dell’esperienza di tutti questi anni, siamo impegnati su più fronti per cogliere al volo tutte le opportunità che questo aumento di capitale offre in tutte le direzioni e con tutti gli strumenti possibili a disposizione.

Per l’ennesima volta, il mercato è riuscito a illudere chi non ha pratica di queste operazioni: il rialzo di dicembre e di inizio anno (grazie alle voci di take over su Generali) ha di fatto generato la speranza nei più ingenui che il titolo fosse ripartito alla grande e, invece, non mi stancherò mai di ripeterlo, non riparte proprio niente PRIMA di un aumento di capitale, soprattutto grande come questo, semmai riparte DOPO, ma prima assolutamente no, anche se guardando i grafici uno si può raccontare tutte le frottole che vuole…

Dal momento che Unicredit è un titolo presente in una miriade di portafogli degli Italiani e dal momento che regolarmente la gente si ingessa sulle proprie posizioni fino ad arrivare a non guardarle neanche più, con la scusa che saranno un regalo per i nipoti (dei nipoti), i prezzi di carico spesso sono ben lontani dai prezzi attuali, anche se magari avranno anche fatto qualche giornata brillante in Borsa, ma se le hai comprate anni fa, ti attacchi lo stesso!

Questi rialzi più o meno irrazionali, a cui ognuno ha voluto dare la propria spiegazione razionale, tecnica, Trump, Generali, Fibonacci e tutta l’allegra combriccola, hanno riacceso la speranza (“se stai sperando, stai perdendo”…) che questi rialzi potessero moltiplicarsi all’infinito e quindi in pochi hanno avuto il coraggio di vendere il titolo in perdita, seppur a prezzi “alti” (perché 30 euro di Unicredit prima dell’aumento di capitale è alto, anche se ce l’hai in carico a 60…) per stare intelligentemente alla larga dall’aumento di capitale, soprattutto se non si capisce cosa sta succedendo ed anche chiedere approfondimenti in Banca non è proprio una genialata, nella maggioranza dei casi.

Addirittura si ha avuto l’occasione di vendere a 30€, quando un mese fa era addirittura sotto ai 20€!
Non dico di avere il coraggio di andare short, magari molti non sanno neanche cosa vuole dire e allora è meglio se frenano, che di danni ne hanno già fatti fin troppi, ma vendere dopo che il titolo ha fatto +50% in un mese, scusate ma è obbligatorio.

E se poi la gente piange, non è tutta colpa della Banca (ha le sue colpe e ben gravi, ma la decisione di comprare o vendere spetta sempre e solo all’azionista, non possiamo ignorare questo piccolo dettaglio).

Mai come in questo caso i tuttologi su facebook si sono spostati dalla politica alla finanza e se ne sono lette di tutti i colori, che non sapevo veramente se fosse il caso di ridere o di piangere.

Stendiamo un velo pietoso a chi, sperando nel rialzo PRIMA dell’aumento, scrive su facebook sulla mia pagina (onestamente, meglio guardare sulla pagina di chi si scrive, perché su quello che non si sa o che si sa vagamente, meglio andarci piano a spararle così grosse, che il web non perdona e ha una memoria da elefante): “L’aumento è interamente garantito, significa che non c’è rischio non vada a buon fine “!

Non ultimo ci si mettono anche trader navigati, ma che capiscono poco di aumenti di capitale e che, pur di conquistare qualche cliente sull’onda del tema del momento, scrivono di comprare proprio il venerdì ante aumento dicendo: “Grande occasione perché si comprano a metà prezzo!”, confidando nei target a 30€!

Ma che 30 euro di target???
Da quando in quà i grafici vengono rettificati ed i target delle Case d’Affari no?

Queste sono solo alcune delle tante assurdità che ho letto, condite con paroloni degni di un Master della Cattolica, ma ragazzi c’è poco da fare: SOTTO AUMENTO O SI SA COME AGIRE O E’ MEGLIO STARNE ALLA LARGA.

O si sa cos’è il fattore K e si conosce il principio dell’equivalenza finanziaria, o non ci si può lamentare delle perdite che poi si subiscono. Vedasi i consigli dati lo scorso anno da altri professionisti su certificati con sottostante Saipem.

Io non mi sono mai messo a scrivere su oro e petrolio, neanche quando erano il tema sulla bocca di tutti: se non è la mia materia, pur sapendone più del 95% dei trader, non vado certo a fare il professore solo per cavalcare l’onda in un settore che non è specificatamente il mio, come quello delle commodities!!

Scomodate i premi Nobel in altri frangenti, ma sotto aumento funziona così.

Seguo queste operazioni da 25 anni e ormai ho capito quelle due cosine che si ripetono sempre, poi ci sono mille variazioni che vanno studiate attentamente di volta in volta, ma l’ABC è scontato.

Senza andare indietro di 25 anni (ho comunque raccolto tutto sui libri e in un video corso che è diventato praticamente un’enciclopedia specifica sul tema, visto che sono uno specialista e non di certo un tuttologo), solo un anno fa un titolo come Saipem era nelle stesse condizioni (ossia era totalmente garantito) e bruciò metà della sua capitalizzazione, diventando POI un grande affare (da me puntualmente segnalato un po’ ovunque e queste cose rimangono – per fortuna mia – scritte).

Mi sono pure preso del pazzo su facebook perché, oltre a dire di vendere le azioni Unicredit per chi le aveva in portafoglio, dicevo anche che ero short sul titolo, pur dicendo che POI (attenzione a dove scrivo PRIMA e POI in maiuscolo, perché si gioca tutto su questo timing) sarebbe stato un affare long!

Il bello è che chi scriveva, vantando addirittura un passato da gestore (mai visto un gestore cavalcare queste operazioni, sennò i fondi farebbero un po’ meno schifo di quello che fanno!), che lui avrebbe venduto se rompeva 28€ verso il basso (ha superato i 30 quindi il tempo c’è stato tutto), poi è scesa a 26€ e non le aveva ancora vendute, per passare poi a scrivere che avrebbe venduto sotto a 25.80€, perché lo diceva il grafico…

Il grafico???

Ma cosa diavolo c’entra il grafico durante gli aumenti di capitale???

Ne ho fatti decine e decine negli ultimi 25 anni e non ho mai guardato un grafico, eppure qualche risultato che passa alla storia l’ho raggiunto e documentato step by step (tipo 360.000€ guadagnati con un capitale iniziale di 18.000€, nelle due settimane dell’aumento di Reti Bancarie del 2004, che moltissimi ancora ricordano perché già lo avevo segnalato ai miei abbonati ben prima che il gain si verificasse).

Non ho tirato mai un supporto che fosse uno per scegliere se entrare o meno… forse veramente le cose da conoscere sugli aumenti di capitale sono altrove… e qui i fantomatici gestori dove saranno stati? Probabilmente in riunione in giacca e cravatta a tirare supporti e resistenze sui grafici.

Ricordo ancora uno degli arbitraggi (rarissimi) più belli mai accaduti nella nostra Borsa: Finmeccanica 2008. Arbitraggio, quindi certezza al 100%, del 6% di gain fattibile anche con capitali importanti: l’ideale per un fondo!

Segui i book di Finmeccanica tutti i giorni e gli unici volumi che passarono furono i miei e quelli dei pochissimi altri che lo fecero su mio suggerimento. Dei gestori dei fondi neanche l’ombra, quando queste sono le operazioni che dovrebbero andare a cercare senza perdersi in chiacchiere, visto il rischio nullo degli arbitraggi…

Parentesi Finmeccanica a parte, è così difficile vendere in perdita ?
Poi lo si ricompra a meno ed è più facile recuperare, se proprio lo rivuoi comprare perché ti sei incaponito, fallo, ma almeno ad un prezzo più basso, così con gli stessi soldi, hai più azioni !!!

Questo è elementare e la matematica non è un’opinione.

Come se non bastasse, hanno accusato me (!!!) di non sapere vendere in perdita (se sono trader professionista da 25 anni è SOLO perché ho imparato a vendere in perdita), perché avevo precedentemente segnalato che ero short su Unicredit ed in quel momento ero in potenziale loss (ce ne fosse uno in giro che si espone e scrive anche quando è in potenziale loss!!!) e quindi ero io che mi stavo attaccando alla speranza perché le operazioni in perdita offuscano il cervello…

Verissimo: le operazioni in perdita offuscano il cervello e sono il motivo per il quale la gente non riesce a sopravvivere come trader nel lungo termine.

Peccato che a me di avere le Unicredit short a 24€ e vederla salire non mi procurava nessuna ansia, anzi, ero solo contento perché così, avendo già ovviamente preventivato di fare ingressi short frazionati, proprio per prendere prezzi diversi (un vero e proprio piano di accumulo al ribasso), ne potevo shortare più alte, e così è stato, tanto che ora il mio prezzo medio è vicino ai 26€.

Comunque sono sempre quelle, niente di nuovo, anzi, è noioso leggere sempre le stesse cose e le stesse risposte fatte con lo stampino e soprattutto, al di là delle opinioni personali di cui al mercato non frega nulla, è triste vedere che dopo tutti questi esempi dichiarati per tempo, su più canali (v. questo stesso articolo) la gente ancora è long prima degli aumenti di capitale e ci rimane.

E arrivano tutti a piangere il giorno prima (i peggiori sono quelli che scrivono la domenica, addirittura a mercati chiusi si preoccupano, alla buon’ora…)

Sono storie ricorrenti, perché ricorrenti sono i meccanismi cognitivi umani alla base dei processi decisionali, proprio quelli su cui la gente preferisce sorvolare, perché molto faticosi da riconoscere ed affrontare, perché è più facile e meno doloroso emotivamente nascondersi dietro ad un indicatore tecnico e dargli la colpa, quando le cose vanno storte (a qualcuno bisognerà pure dare la colpa, no?).

Poveri Pring e Murphy, se sapessero l’abuso che stanno facendo sui loro principi di analisi tecnica…

Con Monte Paschi nel 2016, quando l’azione risalì da 0.45€ a 0.70€, mi capitava di sentire qualche povero azionista che, anziché essere contento che poteva vendere a un 50% in più, diceva “se va a 0.80€, la vendo. ”

Come no… quando già sai in cuor tuo (perché le balle agli altri le puoi raccontare, ma a te stesso no) che se va a 0.80€, speri di vendere a 0.90€ e così via, solo e unicamente perché è doloroso vendere in perdita.

Il tempo passa, ma queste dinamiche psicologiche sono ancora radicate nella stragrande maggioranza delle persone ed il nostro lavoro di coaching è stato molto utile per spiegare il da farsi.

Ho un po’ arricchito di “gossip” l’articolo per renderlo un po’ più divertente, la materia presa in sé per sé è un po’ tanto grigia e i professionisti del settore in linea di massima sono altrettanto grigi.

Ora siamo arrivati al dunque: noi siamo arrivata alla viglia dell’operazione in posizione short con diversi strumenti (azioni, certificates reverse ed opzioni) e saremo PRONTISSIMI a girarci long, ma qui sta il fulcro dell’affare, quando e per quanto tempo stare long?

Questa è la parte difficile, occorrerà osservare il comportamento di tutti gli attori in gioco e in questo caso ce ne sono tanti con interessi contrapposti, un bel tiro alla fune:

  • Le Fondazioni: a fatica faranno la loro parte, qualche vendita è scontata, un po’ come ha già fatto la Cariverona, per cui su questo fronte non mi aspetto grandi sorprese;
  • I fondi già azionisti, che hanno il 30% del capitale, al massimo faranno la loro parte, ma non credo che incrementeranno le loro quote, già devono tirar fuori un sacco di soldi solo per non vedersi diluire la partecipazione;
  • I piccoli azionisti che hanno i soldi per aderire all’aumento di capitale sottoscriveranno almeno al 70%, ma tanti, a furia di mediare mentre il titolo è costantemente sceso, hanno nel frattempo solo concentrato il rischio su un unico titolo (sbagliatissimo!) e contemporaneamente hanno finito i soldi da mettere sul piatto e, non sapendo vendere in perdita, si fionderanno a vendere i diritti nei primi giorni.

Questi sono gli attuali azionisti; se ci fossero solo, loro sarebbe facile prevedere come si muoveranno titolo e diritto: sarebbe un bagno di sangue !!!
In realtà, la difficoltà di questo aumento di capitale starà nel capire come si muoveranno tutti gli altri attori in gioco:

  • Chi è short, quando comincerà a ricoprirsi?
  • Chi vuole comprare long, quando comincerà a farlo?
  • Ci saranno mani forti che vorranno approfittare dell’aumento di capitale per entrare pesantemente nell’azionariato, visto il forte sconto che Unicredit ha sui principali competitor europei, in primis SocGen e Bnp Paribas. Quando entrano e come riconoscerli sui book?

Un’altra difficoltà sarà capire QUANTO TEMPO stare dentro all’investimento:

  • Monte Paschi porterà notizie destabilizzanti? E’ un po’ che non se ne parla più, ma io non l’ho mica dimenticata…
  • Lo stato di salute delle banche italiane è davvero in miglioramento?
  • I prezzi dei nostri gioielli (vedasi Generali Ass.ni), anche se con qualche cerotto e con qualche cadavere nell’armadio (vedasi i subordinati di Bmps nella pancia di Generali), sono nel mirino degli investitori internazionali, quando e sino a che prezzi compreranno?

Come puoi vedere, già solo da queste domande di cui ad oggi non si conoscono le risposte, questo sarà decisamente un aumento di capitale che farà scuola !!!

Non a caso, sto scrivendo un libro sugli aumenti di capitale (quello attuale sta andando esaurendosi), visto che negli ultimi 3-4 anni ci sono stati aumenti di capitale importantissimi che meritano una degna trattazione.

Ma di sicuro questo libro non può vedere la luce fino a quando Unicredit non sarà terminata, perché sarà proprio la perla DIDATTICA ED OPERATIVA con la quale chiuderò in bellezza l’operazione e, già che ci siamo, anche il libro.

Intanto, vai su questa pagina del sito www.directaworld.it su cui scrivo per Directa dal 2009 un articolo tecnico con i dati nudi e crudi delle maggiori operazioni societarie:

http://www.directaworld.it/pub/it/fatti/aumenti/UCG.html
in questo articolo sono riportate, per politica di Directa, solo le informazioni ufficiali, senza interpretazioni.

Le mie interpretazioni invece sono qua: se vuoi stare con me ed ascoltare tutti i ragionamenti che farò su tutti questi punti, ho programmato 3 webinars, che di solito sono riservati agli Utenti Platino del sito www.aumentidicapitale.it ma che data l’emergenza del momento, ho aperto a pagamento (anche per sopravvivenza, altrimenti le mail esplodono) anche a chi non mi segue regolarmente.

Di tutti i webinar ovviamente rimane a disposizione la registrazione:

  • 2 febbraio ore 19: spiegazione dettagliata dell’operazione alla luce dei dati ufficiali, spiegazione dell’operatività eseguita finora + view sulle prossime mosse
  • 6 febbraio ore 8,45: apertura in diretta di titolo e diritto ed operatività dal vivo
  • 17 febbraio ore 8,45: apertura in diretta nell’ultimo giorno di trattazione dei diritti ed operatività dal vivo con condivisione del mio monitor.

 


Per procedere con l’iscrizione alla serie dei 3 webinar su Unicredit, noi cerchiamo di attivare e rispondere a tutti il più velocemente possibile, tutto lo Staff è concentrato e addestrato per dare il meglio in questa operazione che passerà alla storia della nostra Borsa.

Dopo di che, “Rien ne va plus, les jeux sont faits”, chi è dentro è dentro, chi è fuori è fuori, la Borsa non aspetta nessuno!