Chi più spende meno spende? Bene, in finanza e negli investimenti questo proverbio non vale. Ed in questa fase di mercato, con rendimenti risk free a zero o sotto zero, è ancora più importante tenere sotto controllo e risparmiare sulle commissioni di investimento in eccesso. E quali sono le spese in eccesso? Sono tutte le commissioni che l’investitore paga per accedere al mercato, sia in fase di acquisto dello strumento sia in fase di mantenimento, le spese correnti annuali.

Lo strumento per eccellenza, che tanto piace alle banche, dove l’incidenza delle commissioni è molto alta, è il fondo di investimento a gestione attiva, dove oltre ad un importo in percentuale che viene trattenuto dall’investimento iniziale(in alcuni casi questo è azzerabile dall’intermediario) c’è una spesa ricorrente ogni anno che grava sull’investimento, non azzerabile in nessun caso e che va a penalizzare il rendimento della gestione, e si paga indipendentemente se il fondo di investimento ottiene una performance positiva o negativa. Spesso l’investitore è inconsapevole di questo meccanismo, e crede che la consulenza che gli viene fatta dalla banca è gratuita, ma come ben sappiamo per una società che deve fare utili (evento ormai sempre più raro) di gratis c’è rimasto ben poco, soprattutto la gestione dei risparmi dei clienti!

Ma torniamo alla sostanza dell’articolo, e cerchiamo di capire perchè sono spese in eccesso:  siamo tutti d’accordo che il rendimento dell’investitore è dato dalla performance di mercato dove investe meno le spese.  Se il mercato fa una performance positiva del 5% e le spese annuali dello strumento sono del 2% si fa presto a calcolare che il ritorno per l’investitore è di 3% ( 5%RM-2%S=3%).  Grazie alla continua evoluzione della finanza, è possibile investire sullo stesso mercato, tramite altri strumenti, dove l’incidenza delle spese è molto più bassa, anche 10 volte meno!  Supponiamo di investire nello stesso mercato, sempre mantenendo una buona diversificazione, tramite strumenti più efficienti, tipo ETF, dove le spese annuali sono anche dello 0,2%, e con risultato nettamente migliore, dato che il rendimento di mercato è sempre del 5% ma invece di sottrarre il 2% di spese annuali si sottrae lo 0,2%, quindi la performance sarà del 4,8%( 5%RM-0,2%S=4,8%R), 1,8% in più ogni anno, che in un orizzonte temporale di 10 anni sono 18%, su un capitale di 200.000 euro sono 36.000 euro!

Queste differenze di spese sono così marcate perchè circa 2/3 di ciò che si paga su un fondo di investimento non quotato va come remunerazione alla banca e la sua rete di vendita, invece gli strumenti come gli ETF, si acquistano direttamente sul mercato tramite l’intermediario di fiducia che però non ha provvigioni retrocesse su di essi. Precisiamo che sono due strumenti con meccanismi leggermente differenti, uno a gestione attiva (dove c’è un gestore o più gestori a cui deleghiamo le scelte) e l’altro a gestione passiva (replicare un indice,mercato,strategia di investimento), ma diversi studi, anche recenti, dimostrano come nella maggior parte dei casi la gestione attiva non riesce a battere sistematicamente il suo mercato di riferimento. Solamente tramite un oculata scelta dello strumento è possibile avere ritorni maggiori.